FOREVER YOUNG

FOREVER YOUNG

Valeria Bruni Tedeschi guarda agli anni della formazione, al teatro, al tempo e ai fantasmi che si porta dietro con il suo quinto film da regista, Forever Young. Passa in concorso a Cannes 2022 ed esce in Italia il 1° dicembre, nel mezzo della bufera mediatica e delle pesantissime accuse rivolte al protagonista maschile, Sofiane Bennacer.

Il teatro, l’amore e il tempo che passa

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Forever Young è il quinto film da regista per Valeria Bruni Tedeschi ma in un certo senso è come se fosse il primo, di nuovo. Stavolta regista e basta, in scena no, neanche per un momento, e questo potrebbe essere interpretato, sbagliando, come un segno del distacco dell’autrice per la materia del racconto. Niente di più lontano dalla realtà. Valeria Bruni Tedeschi dirige e non interpreta, è vero, ma trova comunque il modo di segnare il film, in sala per Lucky Red dal 1° dicembre 2022 dopo il passaggio in concorso a Cannes, popolandolo di memorie, fantasmi, rimpianti e nostalgie. Soprattutto nostalgie. Forever Young è autobiografia per immagini, aggiustata quel tanto che basta a isolarne un respiro universale.

Valeria Bruni Tedeschi torna sul luogo del delitto (teatrale)

Forever Young, Louis Garrel e Nadia Tereszkiewicz in un momento
Forever Young, Louis Garrel e Nadia Tereszkiewicz in un momento del film

Il teatro in sé stesso e come metafora di un mucchio di altre cose. Il tempo di Forever Young è la metà degli anni ’80, a Nanterre, al Théâtre des Amandiers, la scuola d’arte e di vita diretta all’epoca da Patrice Chéreau e che per Valeria Bruni Tedeschi, regia e sceneggiatura insieme a Noémie Lvovsky e Agnès de Sacy, è stata davvero la scintilla di tante cose accadute dopo e un poderoso apprendistato.

Il film, che in originale si chiama Les Amandiers, è la storia di un gruppo di ragazzi e ragazze alla corte del gran maestro Chereau. Partono che sono una quarantina, passate le forche caudine dello stage rimangono solo in dodici e sono proprio questi dodici a interpretare, sotto l’ala nervosa e carismatica del padre/maestro freudianamente amato e temuto, il Platonov di Čechov. Hanno ambizioni enormi e non sanno tenerle a freno, sono vita in ebollizione e hanno fame, fame di tante cose. Fame di vita, di morte e d’amore, di droga, di teatro. Sono anni turbolenti, gli anni di Chernobyl e dell’AIDS (in francese SIDA). La morte bussa alla porta di Forever Young.

Stella (Nadia Tereszkiewicz) è la protagonista, più o meno l’alter ego di Valeria Bruni Tedeschi, ricca (molto ricca) e fascinosa, potentemente in sintonia con le proprie emozioni, una recitazione che è prima di tutto arte fisica e nervosa. Stella flirta con Victor (Vassili Schneider) ma si innamora rumorosamente di Étienne (Sofianne Bennacer), un groviglio di tormenti e passioni pericolose. Con Stella ingaggia anche una silenziosa lotta di classe che sfocia in una passione viscerale e travagliata. C’è Adèle (Clara Bretheau), divertente e anticonformista, Franck (Noham Edje) che ha una figlia piccola e una moglie malata, ma queste sono solo alcune delle caratterizzazioni di un quadro eterogeneo e complicato, restituito da Valeria Bruni Tedeschi con tenerezza non scevra da salutari punte di incisività. Ne rendono testimonianza i ritratti professionali e intimi di Patrice Chéreau (Louis Garrel) e del fido Pierre Romans (Micha Lescot).

La brutta, bruttissima storia che coinvolge Sofiane Bennacer. Si può ancora parlare del film come se fosse, semplicemente, un film?

Forever Young, Sofiane Bennacer e Nadia Tereszkiewicz in un momento del film
Forever Young, Sofiane Bennacer e Nadia Tereszkiewicz in un momento del film di Valeria Bruni Tedeschi

Al momento dell’uscita in sala (non solo in Italia) nubi nere si addensano sul futuro di Forever Young. Le porta un vento avvelenato; tutto parte dalle terribili accuse di violenza sessuale e domestica mosse da tre donne nei confronti di Sofiane Bennacer, che nel film è il tormentatissimo Étienne e nella vita il compagno di Valeria Bruni Tedeschi. Lei scende in campo e parla di linciaggio mediatico e di presunzione d’innocenza, mentre il mondo del cinema francese le si rivolta contro raccontando di omertà durante le riprese e addirittura alcune sale tolgono il film dalla circolazione. È ancora possibile recuperare una parvenza di verginità critica e parlare di Forever Young come se fosse, semplicemente, un film?

Si dovrebbe, chi sa se si può, vale la pena di lasciare a chi legge il dubbio se a seguire sia insensibilità o piuttosto un sofferto equilibrio. Il film è la storia di Stella, prima, di tutti gli altri, poi. Su questo crinale complicato Forever Young serve le sue carte, il recupero della memoria privata, l’elogio al teatro scuola di vita e di sentimenti, il matrimonio burrascoso della vita con l’arte e dell’arte con la vita. Forever Young è in effetti una portentosa educazione alla vita e all’amore, sorretta dalla fisicità e dell’intensità nervosa della (molto) brava Nadia Tereszkiewicz,che ruba alla sua regista ma sa quando è il momento di fermarsi e concedere alla pura invenzione.

Ascolta “Orlando, un film tenero senza smancerie” su Spreaker.

Cristallizzato nella grana e nel fondo sporco dell’immagine modellata da Julien Poupard il senso del film, la ricerca del tempo perduto e il peso dei suoi fantasmi, il racconto degli entusiasmi e della frenesia di un’età sparita e recuperata, ricostruita, imprigionata nella fissità mortuaria ma molto evocativa dell’immagine. L’arte è la risposta più efficace alla tirannia del tempo che passa. Il film è squilibrato, all’inizio è la storia di tanti, poi diventa soprattutto la storia di Stella e di Étienne e qualcosa si perde nella transizione, che forse è inevitabile e forse poteva essere gestita con più dolcezza. Resta una forma seducente, vibrazioni emotive, il gioco felice dell’assenza presenza di Valeria Bruni Tedeschi, ma anche l’impressione di un fuori fuoco che coinvolge un certo numero di personaggi e angoli narrativi. Vale soprattutto per Louis Garrel e il suo Chereau, che per il film è, seppur incompleto, un padre, un dittatore, un punto di riferimento e anche un uomo fragile che commette errori. Qui finisce il racconto del film e di ciò che lo riguarda. Il resto ha poco a che vedere con il cinema e tante altre cose carine, purtroppo.

Forever Young, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Les Amandiers
Regia: Valeria Bruni Tedeschi
Paese/anno: Francia, Italia / 2022
Durata: 126’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Isabelle Renauld, Léna Garrel, Suzanne Lindon, Sofiane Bennacer, Oscar Lesage, Clara Bretheau, Alexia Chardard, Eva Danino, Liv Henneguier, Noham Edje, Sandra Nkake, Nadia Tereszkiewicz, Louis Garrel, Micha Lescot, Baptiste Carrion-Weiss, Vassili Schneider, Sarah Henochsberg
Sceneggiatura: Caroline Deruas-Garrel, Agnès de Sacy, Valeria Bruni Tedeschi, Noémie Lvovsky
Fotografia: Julien Poupard
Montaggio: Anne Weil
Musiche: Marion Touitou
Produttore: Alexandra Henochsberg, Angelo Barbagallo, Patrick Sobelman, Olivier Père
Casa di Produzione: Rai Cinema, Ad Vitam Production, ARTE, Canal+, Lucky Red, Ciné+, Cinéaxe 3, AGAT Films & Cie, Cinémage 16, Indéfilms 10, Bibi Film, SofiTVciné 9, Arte France Cinéma, La Banque Postale Image 15
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 01/12/2022

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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