JOHN WICK 3 – PARABELLUM

JOHN WICK 3 – PARABELLUM
di Chad Stahelski


Giunta al suo terzo episodio, la saga del killer col volto di Keanu Reeves diretta da Chad Stahelski presenta meccanismi ormai familiari: l’intrattenimento c’è ancora, ma John Wick 3 - Parabellum mostra anche un po’ di stanchezza sotto la sua accattivante confezione.

Lo spettro in fuga

Il sottotitolo scelto per questo John Wick 3 – Parabellum, terzo episodio delle avventure del vendicativo killer col volto di Keanu Reeves, dà già un’idea abbastanza chiara di quale sarà il mood del film. “Si vis pacem, para bellum”, come da citazione latina, ripetuta in un’eloquente sequenza del film: se vuoi la pace, preparati alla guerra. E la guerra tra il sicario e il sindacato della Tavola Alta, in questo nuovo episodio della saga diretta da Chad Stahelski, è ormai dichiarata e totale: John Wick, alla fine del film precedente, era stato excommunicado, ovvero dichiarato fuorilegge, per aver condotto affari (leggasi: ucciso) all’interno dell’Hotel Continental. Il proprietario dell’albergo Winston, vecchio amico di John, ha concesso a questi solo un’ora per nascondersi dai sicari: successivamente, si scatenerà una caccia senza precedenti, innescata dalla taglia di 14 milioni di dollari che pende sul capo del killer. John, insieme al suo fidato cane (senza nome, come da tradizione), cercherà aiuto presso una vecchia conoscenza, legata a lui da un pegno d’onore ricevuto anni prima.

Arrivata al terzo episodio, è ormai una saga ampiamente codificata, quella di John Wick, quasi rassicurante nei suoi marchi di fabbrica e nel suo iperrealismo fracassone e demitizzante. Nel primo film del 2014, l’esordiente Stahelski e lo sceneggiatore Derek Kolstad avevano avuto l’idea – non particolarmente originale, ma vincente nel contesto in cui arrivava – di mescolare certo linguaggio del fumetto moderno con l’estetica del cinema di Hong Kong anni ‘80 e ‘90, immergendo una storia di sicari in un universo a parte, governato da regole proprie. Via libera, così, a un fantastico sindacato criminale con le proprie regole e i propri rituali, le impiegate con acconciature e abiti anni ‘50 a coprire i tatuaggi, che rispondono a telefoni vintage e inseriscono i dati sugli affiliati in vecchi Commodore Vic-20. Via libera a bande di killer che si svuotano addosso interi caricatori ma poi, nel territorio del sindacato, sono capaci di bere amabilmente un bicchiere insieme; via libera a coreografiche sparatorie e fantasiosi corpo a corpo, che se ne infischiano gioiosamente di qualsiasi legge della fisica. Via libera a una trama essenziale, con una appena accennata componente melò, e a un revenge movie dal ritmo serrato e senza pause.

Se il John Wick – Capitolo 2 del 2017 ampliava il palcoscenico dell’azione spostandosi – anche – a Roma, mantenendo una blanda componente di approfondimento sul passato del protagonista, e introducendo un ambiguo villain col volto di Riccardo Scamarcio, qui ci si muove piuttosto, nella prima parte del film, verso sud-est; Casablanca, le distese sabbiose del Marocco, e il deserto del Sahara, sono i luoghi in cui il killer col volto di Reeves cerca nuove alleanze, per liberarsi da quella che è a tutti gli effetti una maledizione. Una maledizione dal carattere pervasivo, fedele alla natura onnisciente e onnipresente degli emissari della Tavola Alta, che finisce per coinvolgere (mortalmente) tutti quelli che con lo stesso John vengono a contatto. A mancare, in John Wick 3 – Parabellum, è invece la figura di un vero e proprio villain; il nemico, qui, è un’entità generalizzata, immanente come gli occhi e le mani – presenti a New York come a Casablanca – del sindacato criminale, concreta come le pallottole delle armi automatiche, e i coltelli usati dai suoi emissari. Nell’ultima parte del film, il ruolo dell’antagonista viene occupato, un po’ forzosamente e tardivamente, dal sicario col volto di Mark Dacascos; ma si intuisce come la presenza dell’artista marziale risponda alla necessità di riconoscibilità presso il pubblico (oltre che di individuazione di un volto, e di un corpo, per il confronto finale), piuttosto che a una vera esigenza narrativa.

Più in generale, in questo pur godibile John Wick 3 – Parabellum inizia a notarsi una certa usura della formula, unita a uno script che, concentratosi su una caccia che vede il protagonista nel ruolo di preda, risulta decisamente più esile dei precedenti. Non c’è neanche bisogno di smontare e osservare da lontano il meccanismo del film di Chad Stahelski per evidenziarne la linearità, e l’esclusiva funzionalità all’intrattenimento sopra le righe messo in campo dal regista. Intrattiene con un certo stile, questo terzo episodio delle avventure di John Wick, disseminando le sue due ore e un quarto con quantitativi di azione ancor più robusti che in passato, con la consueta ironia iperrealistica, con quegli eccessi che si allontanano da qualsiasi concetto di credibilità in modo tanto smaccato quanto evidentemente consapevole, al punto di diventare pura astrazione e gioco cinefilo. Tuttavia, pur nella sua confezione come sempre accattivante (l’interno dell’hotel, più ancora che nel precedente episodio, è un tripudio di luci al neon e colori ubriacanti), non si può fare a meno di rilevare nel film una certa stanchezza, legata anche all’ormai raggiunta dimestichezza dello spettatore con le dinamiche – e le regole – del suo universo. L’assenza, a cui già abbiamo accennato, di un vero villain, rende inoltre un po’ difficile quel meccanismo – pur basilare – di identificazione, che tanto bene aveva funzionato nei film precedenti. E, va specificato, l’evoluzione narrativa dell’ultima parte del film, così come la sua stessa conclusione, risultano tutt’altro che imprevedibili.

Resta comunque, in John Wick 3 – Parabellum, l’indubbia efficacia della regia di Stahelski, che risulta attualmente uno dei rari esempi, nel panorama del cinema d’azione, di cineasta capace di dirigere sequenze elaborate, serrate nel montaggio ma comunque assolutamente leggibili. Resta il piacere di ritrovare il folle universo del sicario interpretato (con ottimi risultati anche fisici, malgrado gli anni che avanzano) da un Reeves che non sembra voler mollare; unito al piacere di ritrovare i vecchi volti (quelli di Laurence Fishburne, Lance Reddick e Ian McShane) insieme a quelli “nuovi” – virgolette d’obbligo – di Halle Berry e Anjelica Huston. Resta la forza di un cinema di intrattenimento onesto, capace di riflettere su se stesso attraverso la sua stessa natura di artificio e gioco. Ma questo gioco, ormai, abbiamo imparato a conoscerlo, e di esso abbiamo imparato a prevedere i meccanismi; un po’ del suo fascino, quindi, si è inevitabilmente perso.

Titolo originale: John Wick: Chapter 3 - Parabellum
Regia: Chad Stahelski
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 130’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Anjelica Huston, Asia Kate Dillon, Common, Halle Berry, Hiroyuki Sanada, Ian McShane, Jason Mantzoukas, John Leguizamo, Keanu Reeves, Lance Reddick, Laurence Fishburne, Mark Dacascos, Randall Duk Kim, Robin Lord Taylor, Roger Yuan, Ruby Rose, Silvio Simac, Tiger Hu Chen
Sceneggiatura: Chris Collins, Derek Kolstad, Marc Abrams, Shay Hatten
Fotografia: Dan Laustsen
Montaggio: Evan Schiff
Musiche: Joel J. Richard, Tyler Bates
Produttore: Basil Iwanyk, Erica Lee
Casa di Produzione: LionsGate, Thunder Road Pictures
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 16/05/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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