LADRI DI BICICLETTE

LADRI DI BICICLETTE
di Vittorio De Sica


Prodotto e diretto da Vittorio De Sica, Ladri di biciclette (1948) racconta un episodio ordinario ma straordinario della vita di una famiglia italiana nel secondo dopoguerra. A più di 70 anni dalla sua uscita, il film colpisce ancora per la sua incredibile delicatezza e si riconferma un capolavoro intramontabile del cinema italiano.

Un giorno qualunque

Ladri di biciclette esce per la prima volta nelle sale italiane nell’autunno del 1948. Pur avendo preso spunto dall’omonimo e meno conosciuto romanzo di Luigi Bartolini, è Cesare Zavattini – con il quale Vittorio De Sica ha già collaborato in Sciuscià (1946) – a reinventarne il soggetto e scrivere la sceneggiatura, che riceverà una candidatura agli Oscar del 1950 come Migliore sceneggiatura non originale.

Protagonista di Ladri di biciclette è una famiglia romana che vive in povertà nell’era del secondo dopoguerra. Antonio, padre e marito, è alle prese col suo primo giorno di lavoro quando la sua bicicletta – elemento fondamentale per la professione di attacchino – viene rubata: senza di essa perderà sicuramente il posto. Comincia quindi la sua odissea per rintracciare il ladro e recuperarla: Antonio e suo figlio Bruno – già lavoratore e incredibilmente adulto nonostante la sua giovane età – percorreranno strade, mercati e quartieri di Roma all’infinita e sempre più estenuante ricerca dell’oggetto da cui dipende la loro sopravvivenza. In una sola ora e mezza, Ladri di biciclette trascina lo spettatore nello stesso vortice emotivo che coinvolge i due protagonisti, interpretati da attori non professionisti che – diretti sapientemente da Vittorio De Sica – donano un’umanità straordinaria ai loro personaggi, facendo riflettere e commuovere.

La scelta di incipit e finale è geniale: nei primi minuti della pellicola Antonio ottiene il tanto agognato impiego e riesce a comprare la bicicletta necessaria per svolgerlo, assicurandosi un guadagno stabile per mantenere la sua famiglia, che è sollevata e felice di una svolta nella loro vita. De Sica e Zavattini, quindi, decidono di aprire il film con uno scenario che vorremmo vedere concretizzarsi nella sua conclusione: l’incipit della vicenda, infatti, pur permettendoci fin da subito di provare empatia per i suoi protagonisti, renderà in seguito ancora più destabilizzante il finale, ingiusto e straziante nella sua semplicità.

Ladri di biciclette racconta una vicenda solo in apparenza ordinaria. In un graduale crescendo di tensione, un giorno qualunque nella vita di una normale famiglia si trasforma in una disperata corsa contro il tempo: Antonio ha bisogno della bicicletta per lavorare; ha bisogno di lavorare per permettere alla sua famiglia di mangiare. La scelta di affiancargli il figlio nella sua disavventura – nel romanzo non appariva infatti alcun bambino – rende ogni scenario ancora più dolceamaro. È soprattutto attraverso gli occhi di Bruno – infatti – che lo spettatore osserva gli eventi e ne vive le emozioni: dallo splendido primo piano sul suo volto concentrato mentre cerca la bicicletta al mercato alla sua soddisfazione nel mangiare in abbondanza al ristorante; dalle sue lacrime di rabbia per l’ingiusto rimprovero del padre a quelle – indimenticabili – dei minuti finali, che chiudono il film con una delicatezza senza precedenti.

La pellicola è talmente realistica da far dimenticare l’esistenza della macchina da presa che la racconta, rendendo la presenza dello spettatore quasi superflua, di troppo: è qui che Ladri di biciclette smette di essere un film e diventa documento di vita, crudo e d’effetto perché incredibilmente autentico. De Sica e Zavattini usano la storia di Antonio e della sua famiglia per denunciare povertà e disoccupazione; per raccontare disperazione, vergogna e voglia di riscatto; per mostrare l’amore senza limiti tra padre e figlio, quello di cui si ha bisogno per continuare a farsi forza e camminare verso il futuro, nonostante tutto.

Ladri di biciclette poster locandina

Titolo originale: Ladri di biciclette
Regia: Vittorio De Sica
Paese/anno: Italia / 1948
Durata: 89’
Genere: Drammatico
Cast: Carlo Jachino, Checco Rissone, Elena Altieri, Emma Druetti, Enzo Staiola, Eolo Capritti, Fausto Guerzoni, Gino Saltamerenda, Giovanni Corporale, Giulio Battiferri, Giulio Chiari, Ida Bracci Dorati, Lamberto Maggiorani, Lianella Carell, Mario Meniconi, Massimo Randisi, Memmo Carotenuto, Michele Sakara, Nando Bruno, Peppino Spadaro, Sergio Leone, Umberto Spadaro, Vittorio Antonucci
Sceneggiatura: Adolfo Franci, Cesare Zavattini, Gerardo Guerrieri, Gherardo Gherardi, Oreste Biancoli, Suso Cecchi D'Amico, Vittorio De Sica
Fotografia: Carlo Montuori
Montaggio: Eraldo Da Roma
Musiche: Alessandro Cicognini
Produttore: Giuseppe Amato, Vittorio De Sica
Casa di Produzione: Produzioni De Sica
Distribuzione: ENIC

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Sara Di Nardo

Studentessa laureata in Journalism & Media, Culture and Identity presso la Roehampton University di Londra. Durante la mia permanenza in Inghilterra ho collaborato con il sito web cinematografico whatsontheredcarpet, e da settembre 2019 scrivo recensioni per Asbury Movies. Amo tutto ciò che è cinema e scrittura.

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