SPACE SWEEPERS

SPACE SWEEPERS
di Jo Sung-hee


Tentativo apprezzabile ma discontinuo di sfidare la sci-fi americana sul suo stesso terreno, ibrido non privo di fascino di suggestioni futuristiche e cyberpunk, Space Sweepers di Jo Sung-hee è il primo esempio di space opera sudcoreana. Discontinuo ed esageratamente lungo, ma notevole sul piano delle ambizioni. Su Netflix dal 5 febbraio.

Spazzini interplanetari

All’interno del cinema sudcoreano, la fantascienza a budget medio/alto è un filone che ha trovato finora uno spazio scarso e discontinuo. Se si eccettua Snowpiercer di Bong Joon-ho (che aveva tuttavia un’impostazione maggiormente autoriale), i blockbuster di produzione sudcoreana si sono concentrati negli ultimi anni su altri generi, in particolare l’action e la commedia. A colmare la lacuna, con in mente modelli hollywoodiani chiari e riconoscibili, arriva questo Space Sweepers, space opera diretta dal regista Jo Sung-hee e distribuita da Netflix. Un lavoro che guarda a decenni di cinema occidentale e non, le cui influenze spaziano da Blade Runner ad Atto di forza, passando per le suggestioni di un classico degli anime come Akira e per lo spunto tematico della serie cult Cowboy Bebop. Un misto di influenze e rimandi che vuole chiaramente occhieggiare al pubblico internazionale, creando un prodotto vendibile all’estero, ma che mantiene alla sua base un approccio squisitamente locale alle tematiche che tratta.

Divisioni di classe su scala stellare
Space Sweepers recensione

Il plot è ambientato nell’anno 2092, con la Terra ridotta a un ammasso di metallo tossico, le foreste inaridite e desertificate, e una potente corporazione, la UTS, che ha praticamente assunto il controllo del potere. La multinazionale, guidata dal visionario e ambiguo milionario James Sulivan, ha costruito un complesso di basi nello spazio, compresa una cittadella orbitante che ospita una vita rigogliosa, in tutto e per tutto simile a quella terrestre del passato. Il prossimo, ambizioso progetto di Sullivan è quello della colonizzazione di Marte, in cui il milionario vuole ricostruire la vita così com’era sulla Terra. Il problema è che solo il 5% dell’umanità, quello più ricco, può permettersi di vivere nello spazio, mentre il restante 95% è costretto ad abitare in un pianeta morente; tra l’uno e l’altro mondo si muove una squadra di spazzini spaziali, che riesce a guadagnarsi da vivere raccogliendo rifiuti con la propria astronave, la Victory, e rivendendoli al miglior offerente. Quando il gruppo, durante un’operazione, si imbatte in una bambina dall’apparenza innocua, gli uomini vengono a conoscenza dell’incredibile verità: la bambina in realtà è un automa che contiene al suo interno una bomba capace di provocare un’immane catastrofe, ricercata sia dalle autorità che da un misterioso gruppo terroristico.

Una banda di reietti spaziali
Space Sweepers recensione

Ha le dimensioni e la ambizioni della space opera, Space Sweepers, tra le stelle e il metallo, le visioni del futuro à la Star Trek e gli incubi cyberpunk di un pianeta devastato dall’azione umana. In questo contesto, si muove un gruppo che è composto interamente da reietti, individui che un tempo avevano un ruolo nella società ma che, per un motivo o per l’altro, ne sono stati espulsi: sbandati dediti al contrabbando, un mucchio selvaggio spaziale che comprende al suo interno anche un robot, l’efficiente Bubs che si sente donna e sogna un corpo umano. La sceneggiatura si muove tra la storyline principale, che svela l’incontro con la misteriosa, (forse) letale Dorothy e le sue conseguenze, e l’esplorazione del passato della squadra, coi demoni personali di ogni suo membro che verranno a galla nel corso del racconto. In particolare, quest’ultimo si concentra soprattutto sul capitano Tae-Ho interpretato da Song Joon-ki, che si scoprirà mosso da motivazioni che vanno oltre la mera sopravvivenza personale. Lo script cerca, in modo invero un po’ discontinuo, di descrivere personaggi solidi, giustificando le differenti reazioni alla comparsa della piccola Dorothy e svelando gradualmente il ruolo di quest’ultima, e il suo misterioso legame col gruppo terroristico chiamato Black Fox.

Il costo della globalizzazione
Space Sweepers recensione

Un aspetto interessante (anche se non esattamente nuovo) di Space Sweepers è la sua descrizione dell’umanità come un melting pot di razze ed etnie capaci di comprendersi istantaneamente grazie ai traduttori automatici, e in cui le discriminazioni razziali sembrano ormai annullate. Una “globalizzazione” ormai compiuta, realizzata però al prezzo di un solco netto tra ricchi e poveri: solo i primi sono coloro che, secondo la visione del James Sullivan interpretato da Richard Armitage, hanno il diritto di “ascendere” (fisicamente e spiritualmente) e vivere nel nuovo Eden. La figura di Sullivan si delinea quindi come quella di un individuo intenzionato a sostituirsi alla divinità, capace di giudicare vivi e morti, di concedere l’accesso al paradiso o negarlo, di decretare la sopravvivenza o l’estinzione della stessa umanità. Gradualmente, la figura di Sullivan emerge come quella di un villain psicologicamente disturbato, un personaggio dal passato oscuro (raccontato solo in una breve storia orale) che persegue un’utopia apparentemente umanista (ed ecologica) declinata in senso spietatamente classista. Nonostante una scrittura del personaggio che avrebbe potuto approfondire maggiormente le sue motivazioni – e il suo passato – Armitage delinea una figura realmente inquietante, con una prova che sembra nascondere la reale follia (mostruosa) del personaggio dietro la sua fragile, apparente facciata umana.

Un ritmo discontinuo
Space Sweepers recensione

Il problema principale di Space Sweepers sta proprio in una difettosa integrazione tra il plot di carattere action (che accelera vertiginosamente di ritmo nella seconda metà) e le sue tante sottotrame, passate e presenti, che spesso non trovano il dovuto approfondimento. Nonostante la notevole durata – o forse proprio come conseguenza di quest’ultima – il film si dilunga troppo in parentesi di scarso rilievo narrativo, in siparietti comici tra i membri della Victory che risultano superflui nell’economia della storia, sacrificando i personaggi e i rispettivi drammi individuali. Nella seconda metà del film il regista Jo Sung-hee riesce a far emergere efficacemente sia la componente melodrammatica (tipica del cinema di genere sudcoreano) sia quella spettacolare, offrendo lunghe sequenze d’azione e un climax costruito abbastanza bene, capace di culminare in un finale meno scontato di quanto ci si potesse aspettare. Il problema è che il film fa davvero troppa fatica per raggiungere quest’equilibrio, disseminando (soprattutto) la sua prima parte di lungaggini, e nel contempo non soffermandosi laddove invece sarebbe stato opportuno – in particolare nei rari flashback. Ne viene fuori un ibrido di science fiction, commedia e melodramma non particolarmente equilibrato, ma non privo di un fascino intrinseco, seppur espresso solo a sprazzi. Gli intenti – quelli di sfidare la sci-fi mainstream statunitense sul suo stesso terreno – sono evidenti e ambiziosi, i risultati altalenanti. Una sceneggiatura più equilibrata avrebbe certamente giovato a un tentativo comunque apprezzabile come quello di Jo Sung-hee.

Space Sweepers poster locandina

Titolo originale: Seungriho
Regia: Jo Sung-hee
Paese/anno: Corea del Sud / 2021
Durata: 136’
Genere: Avventura, Azione, Fantascienza
Cast: Andrew William Brand, Ariane Desgagnes-Leclerc, Bambadjan Bamba, Carla Fernanda Avilla Escobedo, Daniel Joey Albright, Garan Fitzgerald, Gareth Fannin, Jamarian Bridges, Jin Seon-kyu, John D. Michaels, Kevin Dockry, Kim Dae-Han, Kim Hyang-gi, Kim Mu-Yeol, Kim Tae-ri, Nas Brown, Oh Ji-Yeol, Park Ye-Rin, Richard Armitage, Song Joong-Ki
Sceneggiatura: Jo Sung-hee, Yoo-kang Seo-ae, Yoon Seung-min
Fotografia: Byun Bong-sun
Montaggio: Ha Mira, Nam Na-young
Musiche: Kim Tae-seong
Produttore: Kim Soo-jin, Yoon In-beom
Casa di Produzione: Bidangil Pictures, Dexter Studios
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 05/02/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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