MUSIC

MUSIC
di Sia


Il già discusso esordio dietro la macchina da presa di Sia, Music, è un’opera semplicemente non riuscita, che ha nella descrizione stereotipata della protagonista solo uno dei suoi tanti problemi: dopo un discreto inizio, infatti, il film si incarta in una narrazione sempre più confusa, i cui buchi si vorrebbero riempiti dalle tante sequenze musical. Il risultato è la saturazione e il tedio, mentre il mondo interiore della protagonista resta sostanzialmente oscuro. Dal 22 al 28 febbraio in streaming sulla piattaforma MYMovies.

L'etereo mondo di Music

Arriva in Italia accompagnato da una scia preventiva di polemiche, il film d’esordio della cantante Sia Music; polemiche animate soprattutto da chi, nella comunità autistica d’oltreoceano, ha visto nel personaggio della protagonista un ritratto fortemente stereotipato della condizione, oltre che un’offesa per aver affidato il ruolo a un’attrice neurotipica – la ballerina Maddie Ziegler. Polemiche che, a dire il vero, non sono una completa novità per i film che trattano l’argomento: analoghe accuse di rappresentazioni stereotipate e poco realistiche le ricevettero sia Crazy in Love (2005) di Petter Næss, racconto della storia d’amore tra due Asperger, sia l’inedito White Frog (2012) di Quentin Lee, per un suo presunto – e a invero più preteso che reale – accostamento tra autismo e omosessualità. Non sono comunque prive di fondamento, nel caso del film di Sia, le critiche, lasciando da parte la questione (francamente pretestuosa) della necessità di far interpretare un ruolo a chi sia portatore della stessa condizione del personaggio: decenni di storia del cinema ci mostrano che questa non è, artisticamente, una necessità assoluta (anzi). Tuttavia, come vedremo, non è questo il problema principale di Music, in cui il ritratto del personaggio autistico omonimo è sì stereotipato, ma anche – e questo è più grave – privo di consistenza.

Incontro/scontro tra due mondi
Music (2021) recensione

Nel plot del film di Sia troviamo la problematica trentenne Kazu, detta Zu (interpretata da Kate Hudson) che si trova improvvisamente a dover badare alla sorellastra adolescente Music, autistica non verbale, dopo la morte della nonna. Zu, che ha problemi anche a prendersi cura di se stessa, vive dapprima con fastidio la nuova, inattesa responsabilità: la giovane donna, infatti, è in libertà vigilata dopo una turbolenta serie di bravate, tutte dettate dalla sua dipendenza da alcol. Inserita in un programma di disintossicazione, barcamenandosi per guadagnarsi da vivere vendendo pillole per uno spacciatore locale, Zu ha problemi a comunicare adeguatamente con Music, che ha frequenti crisi di panico e si rifugia spesso in un suo, elaborato e coloratissimo, mondo personale. Il nuovo vicino di casa Ebo, tuttavia, aiuterà la donna a far fronte alla nuova situazione, favorendo l’incontro tra la rigida necessità di routine di Music e l’approccio anarchico e disordinato alla vita della sorellastra.

Un’efficace resa del contesto
Music (2021) recensione

Non parte neanche male, Music, descrivendo in un’efficace prima parte le contrapposte realtà delle due protagoniste: il mondo rigidamente organizzato – e capace di aprirsi a efficaci squarci onirico/musicali – dell’adolescente Music, contro la vita in via di (difficoltosa) ristrutturazione di Zu, tra il gruppo di supporto e le occasionali consegne per l’amico spacciatore. La prova di Kate Hudson è umorale e “fisica” nella giusta misura, capace di dare sostanza a un personaggio che – pur nell’inevitabile semplificazione dei suoi tratti – sembra portare sul volto tutti i segni delle sue esperienze, passate e presenti. L’incontro/scontro con Music è raccontato efficacemente, con gli inserimenti abbastanza ragionati dei numeri musicali che puntano a visualizzare plasticamente il mondo interiore della ragazza, quello in cui il fisico e la mente si liberano dalle limitazioni imposte da una realtà aliena quanto soffocante. Un mondo in cui c’è spazio sia per lei che per Zu, suo idolo segreto da quando le due erano piccole, così come per le tante “comparse” – dal ragazzo cinese che abita nel palazzo di fronte, al burbero portiere del condominio – che hanno contribuito a costruire faticosamente, mattone dopo mattone, la sua complessa esistenza.

Un racconto fuori giri e fuori misura
Music (2021) recensione

Music, tuttavia, sembra perdere del tutto la bussola – e la misura – col progredire della narrazione, incartandosi in una serie di subplot mal gestiti (la love story tra Zu ed Ebo, l’appena accennata malattia di quest’ultimo, la parentesi poco integrata dedicata al ragazzo cinese) e perdendo quasi del tutto di vista il personaggio che dà il titolo al film, trattato da un certo punto in poi come mero riempitivo. O meglio, una volta messo in campo il rapporto tra le due sorelle e delineato sommariamente il setting della storia, la neoregista sembra illudersi che basti inserire un numero musicale dopo l’altro, ogni qualvolta il focus si sposta sul personaggio di Music o il plot sembra arrivare a uno snodo narrativo importante. Questa insistenza sulle parentesi oniriche diviene presto uggiosa ripetizione, espediente narrativo/visivo di maniera che copre una sostanziale incapacità di narrare; un film non è un videoclip – avendo bisogno di una narrazione articolata e coerente – ma Sia sembra a un tratto dimenticarsene, rendendo la storia sempre più sfilacciata e confusa, e cercando di salvare il salvabile con l’inserimento delle sequenze musical.

Una “protagonista” sacrificata
Music (2021) recensione

Nel pasticcio narrativo in cui presto il film si trasforma, a farne le spese è proprio il personaggio di Music, non solo sacrificato nella sua presenza in scena – parti musicali escluse – ma anche non adeguatamente approfondito come individuo portatore di una (neuro)diversità. Non sono infondate, le critiche della comunità autistica che citavamo in apertura, in quanto Maddie Zigler – musa artistica della cantante/regista e protagonista di molti dei suoi video – accentua inutilmente stereotipie, smorfie facciali e movenze fisiche, come se bastasse la mera esasperazione dei tratti per far sì che questi vadano a costruire un carattere credibile. Se lo scopo era quello di rappresentare un diverso modo di percepire e vivere la realtà, cercando di portare lo spettatore, almeno in parte, a esperirlo a sua volta, l’esperimento è fallito: il personaggio di Music resta impenetrabile per chi guarda, ma forse la sua stessa concezione fa sì che ci sia poco, disabilità a parte, da penetrare. Music resta così un esordio zoppicante e inconsistente per Sia, segno che la creatività artistica in un campo – quello musicale – non viene trasferita automaticamente in un medium dalle regole ben diverse come quello cinematografico.

Music (2021) poster locandina

Titolo originale: Music
Regia: Sia
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 107’
Genere: Drammatico, Musical
Cast: Ben Schwartz, Beto Calvillo, Blair Williamson, Braeden Marcott, Brandon Soo Hoo, Celeste Den, Eric Davis, Hector Elizondo, Juliette Lewis, Kate Hudson, Kathy Najimy, Lena Dunham, Leslie Odom Jr., Maddie Ziegler, Mary Kay Place, Sarah Zinsser, Tig Notaro, Wang Luoyong
Sceneggiatura: Dallas Clayton, Sia
Fotografia: Sebastian Winterø
Montaggio: Curtiss Clayton, Dana Congdon, Matt Chesse
Musiche: Craig DeLeon
Produttore: David Russell, Jason Baum, Sia
Casa di Produzione: Atlantic Films, Crush Pictures, Landay Entertainment, Pineapple Lasagne Productions, Warner Music Entertainment
Distribuzione: BiM Distribuzione, MYMovies

Data di uscita: 22/02/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *