THE IMPOSSIBLE

THE IMPOSSIBLE

Portando sullo schermo un disastro recente, in The Impossible Juan Antonio Bayona tratta il genere catastrofico dal suo peculiare punto di vista, quello di un umanesimo cinematografico che si nutre della sostanza del melò, in un contenitore insieme accattivante e rigoroso.

Catastrofe e rinascita

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Juan Antonio Bayona è un regista che conosce bene la materia del melò: una materia che il cineasta spagnolo aveva già trattato in The Orphanage, film che ne innestava le basi sul tessuto di una narrazione horror, e che riprende in mano ora, elevata all’ennesima potenza, in questo The Impossible. Laddove il film del 2007 partiva dall’horror per narrare una storia di affetti e solitudine, qui il regista spagnolo racconta la sopravvivenza familiare contrapposta all’”horror della natura”: l’occasione è il devastante tsunami che nel 2004 spazzò le coste della Thailandia, provocando lutti e distruzione. La stessa storia del film è ispirata alle reali vicende di una famiglia (in realtà spagnola) che si trovò coinvolta in quel disastro. Un evento che il cinema aveva già raccontato, pochi anni fa, nel dramma sovrannaturale Hereafter, diretto da Clint Eastwood: un film diverso da quello di Bayona, con altri intenti, ma con un afflato umanista in fondo affine. In entrambi i casi, una catastrofe è raccontata senza cedimenti alla “pornografia”, né quella delle immagini né quella (più pericolosa) dei sentimenti.

Il viaggio dopo la catastrofe

The Impossible, Naomi Watts con Tom Holland in una drammatica scena
The Impossible, Naomi Watts con Tom Holland in una drammatica scena

Protagonisti di The Impossible sono Maria ed Henry, coppia accompagnata dai tre figli Lucas, Simon e Thomas: siamo nel 2004, e la famiglia, di origini inglesi ma di stanza in Giappone, ha appena trascorso il Natale sulle coste thailandesi. Il clima da paradiso tropicale che i cinque hanno trovato non può prepararli al dramma che li aspetta: proprio il 26 dicembre, infatti, un violentissimo tsunami si abbatte sulla costa, con una sequenza di gigantesche onde che distruggono i villaggi costieri, lasciando dietro di sé un’impressionante scia di distruzione. Maria, inghiottita dalle onde, riesce miracolosamente a mettersi in salvo e a riunirsi al figlio maggiore Lucas, trasportato a sua volta lontano dalla residenza: la donna è gravemente ferita, il resto della famiglia è disperso, ma i due decideranno di non rassegnarsi e di mettersi alla ricerca dei loro familiari, iniziando un viaggio in un teatro di spaventosa distruzione.

Essenzialità melò

The Impossible, Ewan McGregor con Oaklee Pendergast e Samuel Joslin in una scena del film
The Impossible, Ewan McGregor con Oaklee Pendergast e Samuel Joslin in una scena del film

Basterebbe anche solo la sequenza iniziale, venti minuti impressionanti per l’impatto e la potenza visiva, a rendere The Impossible un film che meriti la visione. Bayona, in questa introduzione, mette i suoi personaggi alla mercè della furia degli elementi, rendendo in modo “fisico” tutta l’impotenza umana di fronte allo scatenarsi della natura, a una rabbia distruttiva priva di controllo. Una sequenza che restituisce da una parte l’impotente terrore umano di fronte alla furia naturale, ma che dall’altra evidenzia quell’istinto di sopravvivenza, basilare e immediato, che eventi così estremi normalmente generano. Una collisione di elementi che il regista (può apparire un paradosso, ma non lo è) rende in un contenitore all’insegna dell’essenzialità: nonostante i virtuosismi registici, le ricercate soluzioni di montaggio e i momenti onirici, il film di Bayona, al suo cuore, è infatti soprattutto un melò. Un genere, quest’ultimo che nella sua messa in mostra, immediata e priva di orpelli, delle emozioni umane, rappresenta in sé l’assenza stessa di sovrastrutture: un umanismo cinematografico che (nelle sue espressioni migliori) è esempio per eccellenza di essenzialità.

Archetipi reinterpretati

The Impossible, Ewan McGregor nel film di Juan Antonio Bayona
The Impossible, Ewan McGregor nel film di Juan Antonio Bayona

E un regista come Bayona, come si diceva in apertura, sa come maneggiare la materia melodrammatica; ma soprattutto è capace di rendere, nei suoi personaggi (affidandosi anche alla qualità delle interpretazioni) le istanze emotive più primordiali, ivi compresa quella della protezione, semplice e istintiva, del proprio nucleo familiare. Se il confronto tra uomo e natura è un archetipo vecchio quanto il cinema (e più), capace di toccare corde ataviche quanto universali, il film unisce a questo motivo quello del più esteso senso di solidarietà: un elemento potente che travalica i confini dei legami di sangue, estendendosi a toccare l’intera specie umana. Un motivo ben evidenziato nelle sequenze in cui Maria e Lucas soccorrono prima un bambino disperso, poi prestano aiuto, all’interno di un centro di soccorso, alle altre persone in cerca dei loro familiari; al centro di tutto c’è l’idea che la condivisione di un pericolo stimoli un senso di basilare reciprocità, concetto che la sceneggiatura inserisce nel racconto in modo intelligente e mai retorico.

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Intrattenimento e rigore

The Impossible, un abbraccio tra Tom Holland e i suoi fratelli
The Impossible, un abbraccio tra Tom Holland e i suoi fratelli

Se The Impossible è (anche) un blockbuster d’autore, esempio di cinema mainstream che ha il precipuo scopo di emozionare, il regista riesce a tenere insieme, con sensibilità e intelligenza, questa istanza col necessario rigore cinematografico. Nonostante una vicenda ad alto rischio di retorica (e una colonna sonora che, nella sua enfasi, sembra giocare contro le esigenze di asciuttezza) la sceneggiatura tiene dritta la barra, non sconfina nella scorciatoia emotiva, fermandosi sempre un passo prima – compito tutt’altro che facile – dell’arrivo della retorica e dell’artificiosità. Una sceneggiatura che tiene insieme bene i suoi due subplot (quello della ricerca da parte di Maria e di Lucas, e quello che vede coinvolti, specularmente, gli altri tre membri della famiglia), evitando le cadute di tono e di ritmo, tradotta in una veste cinematografica insieme limpida e accattivante. Un risultato raggiunto anche grazie a ottime interpretazioni, nonché a una buona direzione d’insieme del cast: in questo, oltre alle ottime prove di Naomi Watts e Ewan McGregor, spicca l’esordiente Tom Holland, la cui prova viene ben valorizzata dal regista coi frequenti primi piani sul suo volto. Una prova di quell’attenzione al mondo dell’infanzia che finora (si veda il già citato The Orphanage) ha costituito un elemento portante dello stile di Bayona, e che qui si giova di un talento grezzo intelligentemente utilizzato.

The Impossible, la locandina italiana del film di Juan Antonio Bayona
The Impossible, la locandina italiana del film di Juan Antonio Bayona

Scheda

Titolo originale: The Impossible
Regia: Juan Antonio Bayona
Paese/anno: Stati Uniti, Spagna / 2012
Durata: 107’
Genere: Drammatico, Catastrofico
Cast: Ewan McGregor, Geraldine Chaplin, Naomi Watts, Tom Holland, Bruce Blain, Byron Gibson, Dominic Power, Gitte Witt, Jan Roland Sundberg, Johan Sundberg, Jomjaoi Sae-Limh, Laura Power, Marta Etura, Natalie Lorence, Nicola Harrison, Oaklee Pendergast, Olivia Jackson, Philippe Durand, Ploy Jindachote, Samuel Joslin, Soenke Möhring, Teo Quintavalle, Vanesa de la Haza
Sceneggiatura: Sergio G. Sánchez
Fotografia: Óscar Faura
Montaggio: Elena Ruiz, Bernat Vilaplana
Musiche: Fernando Velázquez
Produttore: Álvaro Augustín, Ghislain Barrois, Belén Atienza, Enrique López Lavigne, Jaime Ortiz de Artiñano
Casa di Produzione: Mediaset España, La Trim, Apaches Entertainment, Telecinco Cinema, Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales (ICAA), Canal+ España
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 31/01/2013

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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