SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE

SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE

Passato quasi inosservato in Italia, malgrado i premi ricevuti in patria, Sette minuti dopo la mezzanotte è un toccante, a tratti travolgente racconto fantasy, in cui Juan Antonio Bayona dimostra ancora una volta il suo approccio fortemente emozionale ed empatico al genere fantastico.

Crescita, dolore e fantasia

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Stupisce un po’, a ripensarci, come in Italia sia passata praticamente inosservata l’uscita di un film come Sette minuti dopo la mezzanotte. Stupisce perché il film di Juan Antonio Bayona, co-produzione tra Regno Unito, Spagna e Stati Uniti, che il regista ha tratto dall’omonimo romanzo per ragazzi di Patrick Ness, aveva un potenziale commerciale notevole, sia per l’impianto spettacolare e i temi trattati, sia per i nomi coinvolti (tra cui spiccano Sigourney Weaver e Felicity Jones). Nonostante l’ottenimento di sette premi Goya, le candidature ad altri premi internazionali (tra i quali i Critics’ Choice Movie Award) e la generale buona accoglienza da parte della critica, il film di Bayona è stato distribuito male e in modo poco capillare nel nostro paese, con uno spreco di potenziale che, rivedendo oggi il film, appare sicuramente un peccato. Ciò in quanto il lavoro di Bayona esprime uno sguardo tutto personale su un filone come quello della fiaba – e del racconto fantasy in generale – ribadendo ancora una volta una declinazione emozionale ed empatica del genere fantastico che il regista spagnolo aveva già mostrato nel precedente The Orphanage. Una declinazione meno cupa, qui, ma altrettanto di sostanza.

Il silenzioso custode

Sette minuti dopo la mezzanotte recensione

Seguendo la trama del romanzo, il film di Bayona segue la vicenda di Conor, ragazzino dodicenne che vive con la madre malata di cancro, ormai costretta fare la spola tra la casa e l’ospedale. Conor ha pochi rapporti col padre, che vive negli Stati Uniti e che il ragazzo vede solo sporadicamente, e non si sente compreso da sua nonna, una donna fredda e apparentemente distante. Il ragazzino si rifugia sovente nel disegno, un’attività per cui ha un dono naturale e che gli permette di viaggiare con la fantasia e di costruire un suo mondo. Una notte, Conor riceve la visita di una creatura mostruosa, un essere che assume la forma di un enorme albero umanoide: la creatura costringe il ragazzino ad ascoltare tre storie, tutte fiabesche, tutte collegate in un modo o nell’altro alla presenza dello stesso albero, silenzioso e secolare custode della casa del ragazzo. Una volta ascoltati i tre racconti, Conor dovrà in cambio raccontare all’albero la quarta storia, quella più dolorosa: una storia legata a un suo incubo ricorrente, e a una verità che il ragazzo non vuole affrontare. Inizialmente spaventato dalla presenza della creatura, Conor inizia col tempo a capire i motivi della sua presenza, stabilendo infine con essa un forte legame.

L’importanza della narrazione e dell’ascolto

La cifra stilistica di Sette minuti dopo la mezzanotte è la costante alternanza tra la dimensione fantastica e quella realistica, integrate in un contenitore narrativo visivamente elegante e ad altro contenuto emozionale. Il film di Juan Antonio Bayona da un lato mette in luce il dolore della crescita, il tema dell’inevitabile distacco dai propri cari e quello della scoperta della complessità della vita adulta; dall’altro esalta il potere salvifico della narrazione di storie, come fondamentale, permanente “ponte” con l’infanzia ma anche quale potente mezzo pedagogico. L’albero parlante che visita Conor ha una forma mostruosa, incute naturalmente paura e minaccia conseguenze terribili laddove il ragazzino non esaudisca le sue richieste: eppure, Conor ha uno sguardo diverso e più profondo rispetto a quello dei suoi coetanei (e anche rispetto a parte del mondo adulto), che gli permette di comprendere le ragioni della presenza della creatura e la sua stessa, apparente severità. Una comprensione che è preludio all’affetto per quella che si dimostrerà una vera figura paterna, quella che al ragazzino è finora mancata. Le stesse storie che il mostro gli racconta non hanno nulla del carattere manicheo delle fiabe: sono storie che al contrario contengono in sé la complessità, e spesso l’assurdità, della vita reale. La comprensione della necessità di ascoltare quelle storie sarà condizione, per Conor, per fare infine i conti con la sua storia, quella più dolorosa e tuttavia indispensabile da raccontare.

Tra melò e realismo

Sette minuti dopo la mezzanotte recensione

Puntellato di inserti d’animazione (a dar vita alle tre storie raccontate dalla creatura) di gran classe e fascino, Sette minuti dopo la mezzanotte è un film che non ha paura a spingere in modo esplicito sul registro emotivo, ad avvinghiare lo spettatore con una storia di affetti mancati, di lutto, di crescita che passa per il dolore e l’accettazione della perdita. Un coacervo emozionale che la sceneggiatura dello stesso Patrick Ness riesce a gestire sorprendentemente bene, senza dar mai l’impressione di premere sul pedale sulla commozione in modo gratuito, trovando al contrario un equilibrio raro tra il dominante registro melò e la necessità di rigore e realismo. I temi affrontati, tutti all’insegna di un tentativo di fare ordine nella complessità del reale e di un’età adulta che, per il giovane protagonista, arriva in modo subitaneo e brutale, sono talmente universali che è difficile, per chiunque, non farsi coinvolgere: la storia conclusiva, in particolare, costa tanto, sia per Conor (un ottimo Lewis MacDougall) quando deve raccontarla, sia per lo spettatore che è chiamato ad ascoltarla. Alla fine, il groppo in gola è inevitabile, ma il valore “terapeutico” di questo racconto, per chiunque, è parimenti innegabile.

Sette minuti dopo la mezzanotte poster locandina
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Scheda

Titolo originale: A Monster Calls
Regia: Juan Antonio Bayona
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti, Spagna / 2016
Durata: 108’
Genere: Drammatico, Fantasy, Fantastico
Cast: Ben Moor, Dominic Boyle, Felicity Jones, Frida Palsson, Geraldine Chaplin, James Melville, Jennifer Lim, Lewis MacDougall, Liam Neeson, Lily-Rose Aslandogdu, Max Gabbay, Max Golds, Morgan Symes, Oliver Steer, Patrick Taggart, Sigourney Weaver, Toby Kebbell, Wanda Opalinska
Sceneggiatura: Patrick Ness
Fotografia: Oscar Faura
Montaggio: Jaume Martí, Bernat Vilaplana
Musiche: Fernando Velázquez
Produttore: Patrick Ness, Belén Atienza, Sandra Hermida
Casa di Produzione: Participant, A Monster Calls, River Road Entertainment, Apaches Entertainment, Summit Entertainment, Películas la Trini
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 18/05/2017

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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