UNA DONNA FANTASTICA

UNA DONNA FANTASTICA

Squilibrato e a tratti declamatorio, poco propenso alle sfumature, Una donna fantastica di Sebastián Lelio resta comunque un lavoro importante sul piano divulgativo, illuminato dalla notevole prova della protagonista Daniela Vega.

Identità cancellate

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Orlando, sposato e separato, ha una da tempo una relazione stabile con Marina. Quest’ultima lavora come cameriera e sogna di fare la cantante. Una notte, dopo aver festeggiato il compleanno di Marina, Orlando ha un malore: la corsa al pronto soccorso e le immediate cure non sortiscono effetto, e l’uomo muore a causa di un arresto cardiaco. Pressata dai sospetti e dalle domande della polizia, Marina si mostra sfuggente, arrivando persino ad allontanarsi dall’ospedale subito dopo l’arrivo degli agenti. La famiglia di Orlando, poco dopo l’accaduto, si mostra ostile con la donna, mentre la moglie le intima di lasciare al più presto l’appartamento che condivideva con Orlando. La partecipazione al funerale le è rigorosamente vietata. Il motivo alla base di tanta ostilità è presto detto: Marina è una donna transgender.

È curiosa la quasi contemporanea uscita, in questo periodo, di due film entrambi legati (seppur in modo diverso) alle tematiche LGBT. 120 battiti al minuto, prima, e ora questo Una donna fantastica: entrambi presentati, e premiati, nel concorso di un festival internazionale (Cannes il primo, Berlino il secondo), entrambi sorretti da un comparto estetico curato, impeccabile, a tratti lirico. Due film, quello di Robin Campillo, e questo di Sebastián Lelio, che affrontano entrambi il tema cruciale dell’identità: ma se lì a essere oggetto di rivendicazione è un’identità innanzitutto collettiva, quella di un soggetto debole che, associandosi, si fa politico e portatore di rivendicazioni, qui l’identità, e la sua negazione, sono principalmente personali. Identità comunque in grado di trascendere, per il modo in cui vengono raccontate, i confini della singola storia.

La vicenda di Marina (la notevole attrice transgender Daniela Vega) è paradigmatica di una realtà, quella della negazione dei diritti più elementari per le persone transessuali, che accomuna diverse latitudini, e che certo non possiamo limitare alla (pur peculiare) realtà cilena. La co-produzione di Pablo Larrain non deve trarre in inganno: la vicenda raccontata nel film di Lelio è sì calata nella realtà sociale di un paese che ancora – e non si sa per quanto – è impegnato a fare i conti con tutto ciò che concerne il suo passato dittatoriale; ma aspira altresì all’universalità, a farsi portatrice di un discorso di più ampio respiro sulla diversità. Così, il corpo della Vega, significativamente mai mostrato nella sua interezza, diventa esso stesso, indirettamente, soggetto politico, mentre le opposizioni con l’universo che le si agita intorno (in prims la famiglia di Orlando) si fanno inevitabilmente radicali.

Portato praticamente per mano, quasi trascinato nella sua carica emotiva, dall’ottima prova della protagonista Daniela Vega, Una donna fantastica riesce a esprimere un climax che via via porta a empatizzare in modo più netto, quasi violento, con la figura della protagonista. La durezza delle tematiche affrontate viene stemperata da una messa in scena visivamente elegante, ricca di aperture liriche e di momenti quasi onirici, in una costante ricerca della bellezza che si contrappone (nel modo più basilare ed efficace) allo squallore e alla pochezza dei soggetti che si agitano intorno alla protagonista. L’importanza e pregnanza dei temi trattati, e la loro sostanziale universalità, permettono allo spettatore un’identificazione e un’adesione immediata, emotiva prima che razionale, alla vicenda di Marina e ai suoi sviluppi.

L’impeto “ideologico” del film e la sua tendenza a declamare piuttosto che alludere, rendono comunque il quadro generale di Una donna fantastica eccessivamente sbilanciato sul versante melò, poco credibile nella sua assenza di sfumature. L’universo umano che si agita intorno alla protagonista è tutto, invariabilmente, negativo: ma la negatività espressa da tali soggetti (la moglie di Orlando – dalla meschinità a malapena nascosta – e suo figlio, i parenti, la poliziotta – protagonista di un subplot appena accennato e pretestuoso – persino il medico) è talmente smaccata e monodimensionale da mettere a rischio la credibilità del tutto. Un tentativo di ricercare una complessità maggiore viene espresso solo nella figura del fratello del defunto, che tuttavia resta involuta e funzionale soltanto a rinvenire un contraltare “umano” in un microcosmo sociale che viene descritto come un branco di lupi. Un maggiore equilibrio nella sceneggiatura, in questo senso, avrebbe probabilmente giovato alla resa complessiva di un film che resta importante, prezioso sul piano divulgativo e illuminato dalla notevole prova della sua protagonista.

Scheda

Titolo originale: Una mujer fantástica
Regia: Sebastián Lelio
Paese/anno: Stati Uniti, Spagna, Cile, Germania / 2017
Durata: 100’
Genere: Drammatico
Cast: Luis Gnecco, Amparo Noguera, Antonia Zegers, Daniela Vega, Alejandro Goic, Aline Küppenheim, Diana Cassis, Francisco Reyes, Nicolás Saavedra, Néstor Cantillana, Roberto Farias, Sergio Hernández, Trinidad González
Sceneggiatura: Gonzalo Maza, Sebastián Lelio
Fotografia: Benjamín Echazarreta
Montaggio: Soledad Salfate
Musiche: Matthew Herbert
Produttore: Pablo Larraín, Sebastián Lelio, Gonzalo Maza, Juan de Dios Larraín
Casa di Produzione: Fabula
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 19/10/2017

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Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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