IL PRODIGIO

IL PRODIGIO

Il regista cileno Sebastián Lelio adatta con Il prodigio il romanzo The Wonder dell’irlandese Emma Donoghue, immortalando una superba disamina della fede e della religione.

Una splendida Florence Pugh sfida i mostri della religione

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Irlanda, 1862. Una bambina smette di mangiare ma sopravvive miracolosamente, e anzi prospera in salute. L’infermiera inglese Lib Wright viene assunta dalle persone in vista – il parroco, il medico, il sindaco del villaggio – per “osservare” l’undicenne Anna O’Donnell e stabilire la veridicità delle parole dei fedeli che la riconoscono come santa. La bambina è infatti assediata da compaesani, turisti e pellegrini accorsi a rimirare il “prodigio” che sopravvive senza cibo da mesi, nutrendosi solo di una criptica “manna dal cielo”. Il prodigio, in originale The Wonder, dopo la partecipazione a numerosi festival prestigiosi (da Telluride a Toronto, da San Sebastian a Londra), un’uscita limited nelle sale britanniche e americane, è su Netflix dal 16 novembre. È la trasposizione dell’acclamato romanzo del 2016 dall’irlandese Emma Donoghue, qui anche co-sceneggiatrice insieme al regista cileno (ma nato in Argentina) Sebastián Lelio, premio Oscar per Una donna fantastica nel 2017 (suoi anche La sagrada familia, Navidad, El año del tigre, Gloria, Disobedience e Gloria Bell). Nel cast figurano Florence Pugh, Kíla Lord Cassidy, Tom Burke, Elaine Cassidy, Toby Jones e Ciarán Hinds ma è dalla prima che rimaniamo ipnotizzati: la Pugh non è mai stata così brava.

Lo slow burn di Lelio

Il prodigio, Niamh Algar, Kíla Lord Cassidy e Toby Jones in una scena del film
Il prodigio, Niamh Algar, Kíla Lord Cassidy e Toby Jones in una scena del film di Sebastián Lelio

Dei tanti, numerosissimi tentativi della piattaforma digitale di ospitare pellicole di un certo valore, i più sono cialtronate hollywoodiane all star e chiassose, senza le quali si può vivere tranquillamente. Il prodigio è un’altra storia: si staglia ben al di sopra della miriade di pellicole in copia carbone vacue e roboanti che infestano il catalogo di Netflix. Il prodigio è, in questo senso, una rarità, che probabilmente non avrà l’onore di svettare nella celebre classifica dei più visti della piattaforma ma è, davvero, un prodigio di film. Lelio ce lo offre con disarmante calma: la narrazione è quella tipica degli slow burn. Per alcuni sarà soporifera, ma solo per quelli che vivono di pane e Avengers. Basta avere pazienza (detto da chi ne ha veramente pochissima), un pizzico di dedizione, e un livello decente di attenzione, e questa cottura per tutti gli altri lenta e snervante diventa invitante, offrendo un’esperienza mesmerizzante e suggestiva. La storia è ambientata in un villaggio decimato da una tremenda carestia avvenuta tredici anni prima che ha lasciato alla mercé degli esponenti di forze religiose ultraconservatrici la volontà dei sopravvissuti.

Tra fede e ragione

Il prodigio, Florence Pugh in una sequenza del film
Il prodigio, Florence Pugh in una sequenza del film di Sebastián Lelio

È in questa spazio rurale che arrivano Lib Wright e un altro inglese, un giornalista di nome William Byrne (Tom Burke), che indaga sul caso per il quotidiano The Daily Telegraph, suscitando la curiosità morbosa del pubblico cittadino. Nessuno riesce a spiegare il fenomeno se non i locali, che gli attribuiscono un’origine divina e una natura miracolosa. Lib, una figura colta e razionale, posata e meticolosa che nasconde la fragilità di una donna che ha perso un figlio e un marito, dà inizio a un’indagine metodica cercando di mantenere la lucidità e un rigore scientifico. Finirà presto per stabilire un un rapporto stretto ed emotivo con Anna, arrivando a cavarle una verità sconvolgente, ripugnante e tragica. Quello che potrebbe rivelarsi un valido film di esorcismi, di fantasmi, un horror soprannaturale – e ha davvero tutte le carte in regola per farlo – si rivela una disamina della fede e della superstizione, della manipolazione e della suggestione, e poi del peccato, del senso di colpa e dell’espiazione. Il prodigio è tutto costruito sull’attesa, sui dettagli, sulle sfumature di una storia misteriosa che diventa dolorosamente chiara. Ma il film di Sebastián Lelio non è solo questo: è anche la storia di una donna che ha disperatamente bisogno di qualcuno da salvare per salvare sé stessa e di una bambina che tutti vogliono lasciar morire senza alzare un dito, una bambina da salvare.

L’impatto visivo de Il prodigio è notevole: è uno di quei film che, molto più di altri, andrebbe goduto al cinema per perdersi negli spazi immensi delle midland irlandesi avvolti da una bruma perenne, per ammirare una splendida fotografia, e quelle riprese di interni calati nei contrasti di luce e buio che trasformano ogni inquadratura in un quadro. C’è solo un dettaglio bizzarro: il film si apre e si chiude violando la quarta parete: la macchina da presa sposta l’inquadratura dall’ambiente dell’ultima ripresa per rivelare un set all’interno di uno studio, quegli enormi hangar in grado di ospitare tantissimi set. Ed è un po’ spiazzante.

Il prodigio, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: The Wonder
Regia: Sebastián Lelio
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti, Irlanda / 2022
Durata: 108’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Abigail Coburn, Brían F. O'Byrne, Dermot Crowley, Juliette Hurley O'Dwyer, Carly Kane, Carla Hurley O'Dwyer, Darcey Campion, Niamh Algar, Caolan Byrne, Ciarán Hinds, David Wilmot, Elaine Cassidy, Florence Pugh, Josie Walker, Ruth Bradley, Toby Jones
Sceneggiatura: Sebastián Lelio, Emma Donoghue, Alice Birch
Fotografia: Ari Wegner
Montaggio: Kristina Hetherington
Musiche: Matthew Herbert
Produttore: Juliette Howell, Ed Guiney, Angus Lamont, Tessa Ross, Andrew Lowe
Casa di Produzione: Element Pictures, Fís Éireann / Screen Ireland, LSG Productions, House Productions
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 16/11/2022

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Maria Bosco
L'unica sua ragione di vita è l'horror. E anche l'horror. Vorrebbe scrivere solo di questo, ma è consapevole che non ci sia solo l'horror.

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