FIGLI

FIGLI
di Giuseppe Bonito


L’autore della serie tv cult Boris, Mattia Torre, scatta la sua ultima istantanea con la leggerezza di chi sa che, dopotutto, è il cuore che conta, anche nelle condizioni più stressanti, quando si pensa di non avere l’energia necessaria per dare di più. Figli fa ridere, fa ridere con spensierata malinconia e un pizzico di black humour che non guasta; ad aiutarlo, il regista Giuseppe Bonito, che omaggia le idee dello sceneggiatore ricordando i toni tragicomici de La linea verticale.

“Uno più uno fa undici” ed è una cosa bellissima

Una grande finestra su Roma “città aperta”, un quartiere che ancora respira di quella personalità trasteverina, bonacciona e piena di persone in piazza: siamo a Testaccio. Riprese dall’alto, spericolati lanci dalle finestre, sguardi feroci colmi di risentimento, frustrazione e rabbia, urla e poi occhi indiscreti: quelli dei figli, il più delle volte spie sacrificate dal rapporto controverso tra mamma e papà. Questo è Figli, l’ultima fatica che con la regia di Giuseppe Bonito, conferisce solennità e lealtà allo spirito che contraddistingueva Mattia Torre.

Valerio Mastandrea, protagonista in passato de La linea verticale, veste i panni di Nicola, padre di famiglia amato e innamorato di Sara, interpretata da Paola Cortellesi. Sara e Nicola sono sposati e innamorati, hanno una bambina di sei anni, Anna, una vita spensierata, piena di lavoro – divisa tra una salmoneria e controlli ferrati nelle cucine delle trattorie capitoline – insomma felice; ma ecco arrivare ben presto l’imprevisto: il secondo figlio. Pietro è inaspettato come nella maggior parte dei casi dei secondi figli; sconvolgerà le loro abitudini e gli equilibri generali delle loro vite, animando la quotidianità con gag tragicomiche.

Figli è un ritratto generazionale che abbraccia a ben guardare diverse generazioni: tra queste i figli degli anni ‘80 e ‘90. Si è figli arrabbiati nei confronti dei nonni in pensione e pieni di hobby, si è genitori squattrinati, si arriva a fatica alla fine del mese e con la stessa fatica si costruisce una vita insieme, animata poi dall’arrivo del primo bambino, nel quale si introiettano tutte le aspettative sul futuro, fulcro dell’amore giovane e coraggioso, di chi con passione e forza di volontà, alla fine della giornata, può dirsi in fin dei conti soddisfatto.

Ma cosa accade quando si scopre l’arrivo di un secondo figlio? Si è più vecchi, si è più stanchi, si è più spaventati. Non c’è più il coraggio delle prime volte, bussano alla porta nuove ansie che si risvegliano in seguito a vari anni di calma piatta: l’incontro con la pediatra, uno tra questi, per non parlare delle innumerevoli notti passate in bianco, dove il pianto del piccolo ricorda l’ottava sinfonia di Beethoven.

La famiglia è un equilibrio precario ma pur sempre un gioco di incastri fantastico, questo è quello che Mattia Torre voleva comunicarci, o su cui voleva esortarci a riflettere ogni qual volta assumeremo uno sguardo contrariato sul futuro che culturalmente paventiamo. Figli è il racconto comico ma dannatamente crudo e tragico, a tratti, di una coppia, due amanti che si amano da molto tempo e cercano con tutte le loro forze di non compromettere la felicità messa sotto torchio dalle aspettative pressanti di rivestire il ruolo di genitori in gamba. Viviamo in una società incosciente e malata, cosi nevrotica da suscitare risate amare e una bella, non rassegnata tenerezza. La verità è questa: bisogna ricordarsi che dopo tutto, questo è ciò che conta, meglio riderci sopra e godere dei buoni benefici sulla salute.

Mattia Torre è un’assenza incolmabile per la commedia italiana di questi ultimi anni. Dovremmo prendere esempio da lavori cinematografici di questo tipo. Figli ne è la prova. La nuova commedia all’italiana è possibile: sarebbe opportuno discostarsi con perspicacia dai vecchi canoni, essere osservatori del nostro tempo, raccontare la verità delle nostre vite. Tutto il resto per fortuna è in mano al cinema.

Figli (2020) poster locandina

Titolo originale: Figli
Regia: Giuseppe Bonito
Paese/anno: Italia / 2020
Durata: 97’
Genere: Drammatico
Cast: Andrea Sartoretti, Carlo Luca De Ruggieri, Gianfelice Imparato, Massimo De Lorenzo, Paola Cortellesi, Paolo Calabresi, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Valerio Mastandrea
Sceneggiatura: Mattia Torre
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Giogiò Franchini, Marta Maffucci
Musiche: Carmelo Travia, Giuliano Taviani
Produttore: Lorenzo Gangarossa, Lorenzo Mieli, Mario Gianani
Casa di Produzione: The Apartment, Vision Distribution, Wildside
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 23/01/2020

Silvia Pompi

Nasco nel 1990 a Roma in un tranquillo 12 aprile. Sono cresciuta a pizza da asporto e videocassette di genere horror grazie al supporto di un padre cultore del tema. Dopo una maturità classica presso il Liceo Benedetto Da Norcia nel quartiere Prenestino Labicano, mi iscrivo alla Facoltà di Lettere e filosofia di Roma Tor Vergata, laureandomi in Discipline delle arti, della musica e dello Spettacolo con il prof.ssor Giovanni Spagnoletti. Successivamente mi specializzo in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale con 110 e lode. Le mie tesi sperimentali parlano chiaro: mi piace la saggistica specializzata in Storia, analisi e critica del cinema, soprattutto americano. Ho analizzato il concetto di nostalgia esteso nel campo cinematografico, trattando il caso dei remake e dei reboot. Mi sono specializzata poi nel concetto di "Idolo, Icona e Divo contemporaneo". Curo questa passione sebbene sia difficile farne una professione, ma non demordo e nel frattempo mi sono specializzata nel campo dell'educazione e della pedagogia infantile. Nel tempo libero scatto fotografie e corro. Film preferiti: Donnie Darko, American Beauty, L'attimo Fuggente, Big Fish, L'esorcista, La Casa, Shining. Horror contemporanei da non perdere: Midsommar, The Witch, Hereditary, Get Out, Us. Motto per la vita: "La fortuna aiuta gli audaci".

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