VERA DE VERDAD

VERA DE VERDAD
di Beniamino Catena


Presentato al Trieste Film Festival 2021, dopo l’anteprima al Torino Film Festival 2020, Vera de verdad è un suggestivo quanto irrisolto dramma virato al fantastico; al regista Beniamino Catena non mancano le cose da dire, ma a volte il film vuole volare troppo alto, perdendo l’unità di tono e smarrendosi in divagazioni poco contestualizzate.

Alla ricerca di Vera

È sicuramente interessante, anche se non del tutto nuova, l’idea alla base di Vera de verdad, primo lungometraggio di fiction di Beniamino Catena, presentato in anteprima al Torino Film Festival 2020 e poi nella sezione Premio Corso Salani del Trieste Film Festival 2021. Interessante perché fonde in modo organico dramma e fantastico, giocando con lo spiazzamento spazio/temporale e con la comunicazione tra due mondi che non potrebbero apparire più distanti. Mondi diversi anche culturalmente, oltre che lontani geograficamente: da una parte la costa ligure, dove vive una bambina come tante, appassionata di astronomia e in procinto di festeggiare il suo undicesimo compleanno; dall’altra il deserto cileno, dove un addetto alla manutenzione di un enorme postazione radio si avvicina al confine tra la vita e la morte. Tra loro, un legame inesplicabile: Vera scompare nel nulla durante un’escursione con un suo insegnante, praticamente sotto gli occhi dell’uomo; contemporaneamente, Elias ha un malore che lo porta alla morte clinica, per poi vederlo inspiegabilmente riaversi. Due anni dopo, Vera riappare, ma è diventata una donna adulta, e non ha memoria di ciò che le è successo. I destini dei due si riveleranno misteriosamente intrecciati.

Parte quindi da un soggetto accattivante, Vera de verdad, muovendosi tra mistery metafisico e dramma familiare, tracciando un legame tra i due personaggi principali in modo non scontato. Il canale di comunicazione tra Vera ed Elias è il sogno, nella dimensione onirica di un luogo sospeso tra le rispettive realtà, dove uno specchio rivela qualcosa di più rispetto alla semplice identità di chi vi si riflette. La visione parallela del mare e del deserto – con divagazioni oniriche a (tentare di) metterli in contatto – è accompagnata dalla suggestiva colonna sonora dei Marlene Kuntz, band di cui non a caso il regista aveva diretto alcuni videoclip. E un po’ da videoclip, a tratti, sono anche il montaggio e la messa in scena del film di Beniamino Catena, con accelerazioni e cambi drastici nei toni della fotografia, momenti di realismo minimalista seguiti da parentesi metafisiche di voluta cripticità. In una frase più volte ripetuta, memoria di una vecchia visita scolastica e risultato della passione della protagonista per gli astri e il cosmo, sta forse la chiave del mistero, e della crudele sottrazione dell’infanzia subita da Vera. O forse, quel mistero è grande esso stesso quanto il cosmo, e quindi impossibile da comprendere del tutto.

Vera da verdad accumula dettagli, socchiude porte a scrutare mondi, apre possibilità che poi non esplora del tutto. Quando vuole volare troppo alto, il film di Beniamino Catena finisce per bruciarsi le ali, con quadri cosmici à la Terrence Malick poco contestualizzati e involute divagazioni new age. Molto meglio funziona il film del regista ligure laddove esplora lo spiazzamento, l’impatto dell’irrazionale sul quotidiano, l’amore (quello della famiglia di Vera) frenato da ciò che gli occhi vedono e il cuore non può (ma deve) accettare. In questo, molto aiuta l’ottima interpretazione di Marta Gastini, manifesto della perdita delle coordinate, maschera di sofferenza e di muti interrogativi che non possono attendere a lungo una risposta. Tuttavia, la seconda parte del film scricchiola parecchio, con soluzioni narrative poco credibili, la frequente perdita di centro e unità di tono del racconto, l’esplorazione di ruoli (l’insegnante di Vera, la figla di Elias) non risolti né approfonditi. Si “lascia andare” come la sua stessa protagonista, Vera de verdad, rincorrendo il lirismo nelle immagini ma tralasciando di sciogliere i suoi nodi. e lasciando in parte inespresso il suo potenziale. Parentesi dal forte impatto visivo si alternano ad altre obiettivamente pacchiane, mentre la risoluzione della storia non convince né “scalda” come vorrebbe. Una scrittura più attenta ed equilibrata, e una più curata selezione di ciò che viene mostrato – a volte criptico, altre volte semplicemente superfluo – avrebbero senz’altro giovato a un’opera sulla carta interessante. quanto irrisolta e di fatto disuguale nei risultati.

Vera de Verdad poster locandina

Titolo originale: Vera de Verdad
Regia: Beniamino Catena
Paese/anno: Cile, Italia / 2020
Durata: 100’
Genere: Drammatico, Fantastico, Giallo
Cast: Alfredo Caro Meng, Anita Caprioli, Camilla Icardi, Caterina Bussa D'Amico Montalto, Christian Castillo Suarez, Ckari Caceres Cabezas, Davide Iacopini, Jaime Vargas, Juan Corts Santander, Maia Caceres Cabezas, Manuel Zicarelli, Manuela Martelli, Marcelo Alonso, Maria Costanza Kwitchoua Tiokou, Marta Gastini, Mauricio Mancilla Munoz, Olga Rui Marchiò, Olga Ruiz Coria, Paolo Pierobon, Sofia Calli, Stefano Di Via, Ximena Veliz Roubillart
Sceneggiatura: Nicoletta Polledro, Paola Mammini
Fotografia: Maura Morales Bergmann
Montaggio: Pietro Morana
Musiche: Dan Solo, Marlene Kuntz, Paolo F. Bragaglia
Produttore: Beniamino Catena, Karina Jury, Manuel Stefanolo, Nicoletta Polledro, Simone Gandolfo
Casa di Produzione: 17Films, Atómica Films, Macaia Film

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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