BLA BLA BABY

BLA BLA BABY

Fausto Brizzi torna sul grande schermo con Bla Bla Baby, commedia che stenta a trovare una sua direzione precisa, mantenendosi in un equilibrio precario tra linguaggio fantastico e una pretesa di realismo che viene sempre disattesa.

Quando a parlare sono i bambini

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In What Women Want un fascinoso ed ego riferito Mel Gibson riusciva letteralmente a “sentire” ogni più intimo e recondito pensiero delle donne. In Bla Bla Baby, invece, Alessandro Preziosi acquisisce il superpotere di interpretare quello che si nasconde dietro la lallazione dei frequentatori di un asilo nido, grazie a un misterioso omogeneizzato di platessa. A prima vista verrebbe da dire che ognuno ha le capacità che si merita ma, a essere onesti, nessuna delle due pellicole riesce a brillare per originalità e raffinata fattura.

Il problema, soprattutto, nel secondo caso è tutto nella credibilità comica della situazione e del personaggio. Per il suo ritorno sul grande schermo, infatti, Fausto Brizzi abbandona gli intrecci ormai stanchi sull’eterna guerra dei sessi e cerca di puntare tutto su una nota surreale con delle intenzioni comiche che, però, vengono disattese. Un risultato poco soddisfacente che deve essere imputato soprattutto a una scrittura che, cercando di uscire dagli schermi narrativi tipici del cinema italiano, non riesce a trovare il giusto ritmo e, tantomeno, una collocazione ben precisa.

In sostanza, dunque, ci si trova di fronte a un insieme di azioni improbabili che vanno a influenzare negativamente anche l’interpretazione di Alessandro Preziosi nel ruolo di Luca, assunto all’interno di un asilo nido di un’azienda privata. Estrapolato dal contesto, infatti, l’attore riesce a conquistare lo schermo e sembra vestire bene i panni del suo personaggio. A destabilizzare il tutto, però, arriva l’universo assurdo che gli viene architettato e costruito intorno. Perché per raccontare storie fantasiose al limite dell’assurdo, riuscendo comunque a coinvolgere il pubblico in una sorta di cieca credibilità, bisogna mostrare uno spiccato talento per lo storytelling, mantenendosi sempre in equilibrio tra possibile e improbabile.

Da senti chi parla a Bla Bla Baby il passo è troppo lungo

Bla Bla Baby, Alessandro Preziosi in una scena
Bla Bla Baby, Alessandro Preziosi in una scena del film di Fausto Brizzi

Quando sullo schermo appaiono dei bambini poco più che neonati in grado di articolare un pensiero compiuto nonostante la produzione di versi e articolazioni incomprensibili, alla mente riaffiora immediatamente il ricordo di Senti chi parla. Il film, che ha ottenuto grande successo negli anni ottanta e che viene ancora programmato frequentemente in televisione, aveva più punti di forza fondamentali. Primo tra tutti e, forse il più importante, la necessità di creare sempre una sorta di equilibrio tra il mondo adulto e quello infantile. Un elemento che, ad esempio, manca completamente nel film diretto da Brizzi.

Ma cosa s’intende con equilibrio? Nello specifico, con questo termine si vuole mettere in evidenza la creazione e distinzione di due universi che, pur incrociandosi durante la narrazione, mantengono intatte le loro peculiarità. In questo senso, dunque, in Senti chi parla gli adulti continuano ad avere un ruolo di accudimento sui piccoli, mentre questi ultimi iniziano a esplorare il mondo con tutta l’innocenza che contraddistingue la loro età. E la comicità nasce proprio dall’aver dato voce a questi pensieri così naive.

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In Bla Bla Baby, invece, i giovani protagonisti hanno dei pensieri e delle espressioni adulte in grado di aiutare Luca a sventare addirittura una truffa internazionale. In questo caso, dunque, sembra quasi di trovarsi in una sorta di riferimento live di Baby Boss. Peccato che l’animazione diretta da Tim McGrath può contare su un linguaggio naturalmente fantastico come quello del genere cui appartiene, mentre Bla Bla Baby ha la pretesa di mantenere il famoso piede in due staffe, in un continuo passaggio tra credibile e incredibile che impone un costante e sfinente cambio di rotta.

Fairy tale o spy story?

Bla Bla Baby, un determinato piccolo attore
Bla Bla Baby, un determinato piccolo attore del film di Fausto Brizzi

Il problema maggiore di questo film, dunque, risiede proprio nel voler esplorare delle nuove terre narrative senza, però, avere il coraggio di andare fino in fondo. In questa continua dualità narrativa, infatti, il cast adulto, formato anche da Massimo De Lorenzo, Maria Di Biase e Chiara Noschese, cerca di far virare il tutto verso un’interpretazione credibile, mentre l’intreccio narrativo propone situazioni sempre più assurde. Come se non bastasse, poi, entrano in gioco anche i baby attori, che vengono coinvolti in azioni ben al di sopra delle loro effettive possibilità anagrafiche.

Due vie che sembrano lottare una contro l’altra e che rendono l’insieme narrativo veramente approssimativo, mostrando come il nostro cinema sia ancora ben lontano dall’aver acquisito la sicurezza e la sfacciataggine di esibire un linguaggio fantastico. In questo modo si crea un prodotto che non sembra proprio avere le caratteristiche genetiche per attirare l’attenzione di un pubblico in particolare, mancando soprattutto di quella porzione di racconto personale e umano che tanto giova alle nostre storie sul grande schermo.

Bla Bla Baby, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Bla Bla Baby
Regia: Fausto Brizzi
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 94’
Genere: Commedia
Cast: Cristiano Caccamo, Fabrizio Nardi, Maria Di Biase, Massimo De Lorenzo, Matilde Gioli, Nico Di Rienzo, Nicolas Vaporidis, Alessandro Preziosi, Cecilia Trivella, Chiara Noschese, Leonardo Veronese, Livia Trivella, Luis Loi, Mattia Gennuso, Melissa DI Fusco, Nathan Loi, Nina Torresi, Pietro Veronese, Samuele Gennuso, Valeria Di Fusco
Sceneggiatura: Mauro Uzzeo, Fausto Brizzi, Paola Mammini, Herbert Simone Paragnani
Fotografia: Federico Annicchiarico
Montaggio: Luciana Pandolfelli
Musiche: Bruno Zambrini
Produttore: Luca Barbareschi
Casa di Produzione: Rai Cinema, Eliseo Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 07/04/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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