QUELLA CASA NEL BOSCO

QUELLA CASA NEL BOSCO

Primo lavoro dietro la macchina da presa per Drew Goddard, Quella casa nel bosco è una riflessione divertita e metacinematografica sul genere e i suoi meccanismi, che svela per poi distruggere con spirito anarchico (e soprattutto irriverente). Un’operazione tanto radicale quanto irripetibile, gioiosa nella sua unicità.

C'era una volta l'horror

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La contaminazione tra horror e commedia è vecchia quanto il cinema, e ha prodotto nel corso dei decenni i suoi indiscussi classici (spostati di volta in volta verso l’uno o l’altro genere). Non è quindi nella compresenza di questi due elementi che va ricercato il carattere “speciale” di Quella casa nel bosco, esordio dietro la macchina da presa di Drew Goddard co-sceneggiato da Joss Whedon. I due sodali di Buffy – L’ammazzavampiri e Angel, infatti, non cercano lo spiazzamento con la mescolanza dei due generi, ma al contrario mettono da subito le carte in tavola, rendendoci edotti fin dalla prima scena del tipo di film a cui stiamo assistendo: quel dialogo dal carattere assurdamente quotidiano in quel bunker sotterraneo, evidentemente segreto e ancor più evidentemente capace di influenzare eventi su scala mondiale, mette subito in chiaro che il tono del film si muoverà sempre sul confine che separa il dramma dal grottesco, il genere dalla voluta esasperazione – e smitizzazione – dei suoi topoi. Il film di Goddard gioca su un livello diverso, ed è questo più di ogni altra cosa che lo rende un prodotto riuscito.

Il plot, a esporlo nelle sue linee essenziali, farebbe pensare al classico horror giovanile, debitore a La casa di Sam Raimi e ai suoi tanti derivati: un gruppo di giovani che vanno a passare un weekend in una baita isolata vicino a un lago, che guarda caso contiene anche una cantina piena di vecchie (e forse pericolose) reliquie. I cinque ragazzi sembrano carne da macello per una mattanza annunciata, e le previsioni infatti non si rivelano errate. Tuttavia, la sceneggiatura di Quella casa nel bosco inserisce fin da subito un elemento esterno, che punta a svelare (gradualmente) la finzione di ciò che stiamo vedendo, il suo carattere artefatto e il suo essere parte di un insieme più generale di cliché. In un montaggio che inizialmente sembra non avere un preciso senso narrativo – ma che progressivamente renderà più chiari i confini della storia – le sequenze che ritraggono i cinque si alternano a quelle ambientate nella base sotterranea, dove gli addetti sembrano scrutare e controllare ciò che succede, in un insieme, che appare subito perverso, di sadismo e voyeurismo. Di più: gli impiegati, a dispetto della modernità delle attrezzature che utilizzano, sembrano riferirsi (e riferire) a una qualche entità metafisica.

Le premesse di Quella casa nel bosco non sono quindi quelle di un horror che usi il twist narrativo come arma, né quelle di un prodotto meramente citazionista e/o nostalgico del passato. Goddard e Whedon si divertono a inserire rimandi a tutto l’horror dei decenni passati, dal già citato – e scontato – La casa a Venerdì 13, da Non aprite quella porta a un piccolo cult moderno come The Cube – Il cubo: eppure, non è neanche nel gioco dei rimandi incrociati che va cercata l’anima del film, il suo particolare quid. Regista e sceneggiatore compiono semmai un’operazione simile – ma non meramente sovrapponibile – a quella fatta a suo tempo dal Wes Craven di Scream: riflettere sulle regole del genere, svelare il loro carattere artefatto, presentare personaggi che gradualmente si rendono consapevoli di vivere in un universo con delle regole prestabilite. Al suo livello di riflessione meta-cinematografica, il film di Drew Goddard mette a nudo la natura artificiale, e intercambiabile, delle situazioni-tipo del genere, dei suoi mostri, del modo in cui i suoi personaggi agiscono. Se si vuole andare più a fondo, in quelle sale con quei pulsanti che controllano mostruosità, nell’intercambiabilità delle soluzioni narrative architettate, si può vedere una critica al genere stesso nella sua versione moderna, ridotto a un assemblaggio di volta in volta diverso di elementi ricorrenti.

Proseguendo nella metafora, Quella casa nel bosco sembra dirci che l’unico modo per “salvare” il genere, per renderlo di nuovo capace di colpire e spiazzare, sia sparigliare le carte, mescolare gli elementi, contravvenire alle regole. Magari iniettando nella storia elementi a essa estranei, facendo deragliare il plot dai suoi binari, addirittura facendo in modo che i personaggi si ribellino al loro destino. Non importa se tale ribellione comporterà l’apocalisse, la distruzione dell’esistente, l’emersione di mostruosità sconosciute: forse il mondo (il cinema) così com’è, configurato secondo queste regole, non merita di salvarsi. I mostri devono tornare a far male, a colpire anche fisicamente – magari persino gli stessi che li mettono in scena, i produttori di immagini – a spostarsi dal piano ideale, quello di semplici e innocue icone, alla paura autentica. Forse, per “vedere” l’inganno hollywoodiano, serve avere gli anticorpi giusti, essere drogati di qualcos’altro. Non è un caso che, a differenza di Scream, Quella casa nel bosco non abbia avuto sequel (il finale stesso lascia ben poco spazio in tal senso) né veri e propri imitatori: l’operazione di Goddard e Whedon è ancora più radicale di quella di Craven, azzera tutto, non si presta a serializzazioni o imitazioni di sorta. Distrugge con spirito anarchico per (non) ricreare. Ma di quella distruzione ci fa godere, anche noi un po’ voyeur, testimoni consapevoli – ma non per questo meno soddisfatti – della messa a nudo dei meccanismi della macchina-cinema, nonché della loro gioiosa sovversione.

Quella casa nel bosco poster locandina

Scheda

Titolo originale: The Cabin in the Woods
Regia: Drew Goddard
Paese/anno: Stati Uniti / 2011
Durata: 95’
Genere: Horror, Commedia
Cast: Adrian Holmes, Amy Acker, Anna Hutchison, Bradley Whitford, Brian White, Chris Hemsworth, Dan Payne, Dan Shea, Fran Kranz, Jesse Williams, Jodelle Ferland, Kristen Connolly, Matt Drake, Maya Massar, Nels Lennarson, Peter Kelamis, Richard Jenkins, Rukiya Bernard, Sigourney Weaver, Tim DeZarn, Tom Lenk
Sceneggiatura: Drew Goddard, Joss Whedon
Fotografia: Peter Deming
Montaggio: Lisa Lassek
Musiche: David Julyan
Produttore: John Swallow, Joss Whedon
Casa di Produzione: Mutant Enemy, Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), United Artists, Vancouver Film Studios, LionsGate
Distribuzione: M2 Pictures

Data di uscita: 18/05/2012

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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