TERMINATOR 2 – IL GIORNO DEL GIUDIZIO

TERMINATOR 2 – IL GIORNO DEL GIUDIZIO

Sequel arrivato sette anni dopo il suo predecessore, capace di espanderne l’universo e ampliarne la visione, mantenendone al contempo ben salde le basi, Terminator 2 - Il giorno del giudizio resta il complemento perfetto del primo film; tanto riuscito che ciò che sarebbe venuto dopo (in gran parte non voluto dal regista James Cameron) sarebbe apparso nella migliore delle ipotesi superfluo.

No Fate

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A trent’anni di distanza dalla sua uscita originale, Terminator 2 – Il giorno del giudizio resta uno dei sequel più importanti e riusciti della storia del cinema, per tanti motivi. Il primo è che James Cameron, già regista del primo Terminator (1984), riesce a espanderne la mitologia, ampliarne l’universo e rinnovarne le basi, senza tradirne per questo l’idea di partenza e la filosofia. Poche volte, prima (e anche dopo) si erano visti sequel tanto fedeli nella concezione quanto innovativi nella realizzazione, capaci di lasciare con la consapevolezza di aver visto qualcosa di realmente nuovo – non una mera fotocopia – ma al tempo stesso fresco e avvincente. Il secondo motivo è che siamo qui di fronte a un blockbuster a tutti gli effetti (il budget, all’epoca il più alto della storia del cinema, ammontava a 95 milioni di dollari, oltre 10 volte quello del primo film) capace di non farsi schiacciare dalla tecnologia, ma anzi mettendola al servizio della narrazione come hanno saputo fare pochissimi film successivi. Il terzo motivo è che il film riesce a rivolgersi a un pubblico trasversale, ampliando il target (fatto di appassionati) del film originale e limitando – ma la cosa non appare mai come un’autocensura – i quantitativi di violenza.

Il futuro si ripete

Terminator 2 - Il giorno del giudizio recensione

Riassumiamo in breve la trama, benché abbondantemente nota: dieci anni dopo gli eventi del primo Terminator, Sarah Connor è rinchiusa in un ospedale psichiatrico, preda di incubi che prefigurano il giorno del giudizio – ovvero la distruzione dell’umanità per opera delle macchine – e tenuta prigioniera da medici che considerano la sua storia il delirio di una lunatica. Nel frattempo suo figlio John, futuro capo della resistenza, cresce da ragazzino sbandato, tra una famiglia adottiva e l’altra, convinto anche lui della follia di sua madre. Ma dal futuro, per la seconda volta, arrivano due guerrieri con compiti contrapposti: il primo, il T-1000, è un modello di Terminator avanzato, in lega liquida, che ha il compito di eliminare una volta per tutte John Connor; il secondo è un T-800 riprogrammato, mandato nel passato dallo stesso John per proteggere se stesso. Il T-800, da incubo di Sarah che era, si trasforma quindi in protettore suo e di suo figlio, scontrandosi con un avversario apparentemente invincibile. Nel frattempo, Sarah e John elaboreranno anche un piano per impedire la guerra tra gli uomini e le macchine, bloccando la nascita di Skynet prima che questa si verifichi.

Da incubo a eroe

Terminator 2 - Il giorno del giudizio recensione

C’è tanta carne al fuoco, in Terminator 2 – Il giorno del giudizio, tematiche di una certa rilevanza, da sci-fi “adulta”, rare per un film destinato a un pubblico “generalista” e ancor più rare per un blokbuster. Cameron ha la geniale intuizione di riutilizzare Arnold Schwarzenegger, macchina di morte implacabile nel primo film, per farne l’eroe della storia; l’ex culturista austriaco risponde con una prova perfetta, puntellata da riusciti e dosati accenti di ironia, giocando costantemente col suo personaggio (e autocitandosi) ma mantenendo un’apprezzabile serietà di base. L’idea dei due Terminator rivali, in realtà – di cui uno tecnologicamente più avanzato – era già stata concepita per il primo film, e successivamente abbandonata in quanto troppo costosa. Un problema, quello dei costi, che è ovviamente assente in questo sequel, che si giova di effetti digitali che ancora oggi funzionano benissimo (dopo essere stati imitati da un gran numero di pellicole a venire) e di un trucco che fruttò a Stan Winston la conquista dell’Oscar (il film ne avrebbe ricevuti in tutto quattro, tutti di natura tecnica). Ma il film di Cameron, pur non nascondendo mai il suo sfarzo tecnico, non ne fa mai sfoggio gratuito, costruendo anzi una narrazione articolata e credibile – ovviamente nell’universo già delineato dal primo film.

Una conclusione perfetta

Terminator 2 - Il giorno del giudizio recensione

Terminator 2 – Il giorno del giudizio, macchina cinematografica perfetta e priva di cedimenti di ritmo, riesce a trattare con rispetto il genere, restando fedele ai suoi canoni e allargandone contemporaneamente lo sguardo. Lo fa, il film di Cameron, utilizzando poche e riuscite scene per trasmettere la sua visione del futuro: la sequenza dell’incubo di Sarah, ancor oggi impressionante per la cura del dettaglio e la resa; il monologo della voce narrante della stessa Linda Hamilton, quando spiega perché il T-800, in un mondo impazzito, rappresenta il “padre” perfetto per il giovane John; infine una strada buia, a rappresentare quel “No Fate” che costituisce un po’ la filosofia dell’intero film. Una filosofia che tutti i successivi sequel (a partire dal discreto ma superfluo Terminator 3 – Le macchine ribelli, per arrivare al recente, deludente Terminator – Destino oscuro) hanno finito per tradire in un modo o nell’altro. Questo sequel, concepito attentamente dal suo creatore e capace di formare il complemento perfetto per il primo episodio, rappresenta anche la conclusione migliore (e più logica) per l’intera serie; tutto ciò che è venuto dopo, in gran parte non voluto dallo stesso Cameron (con la parziale eccezione del già citato Destino oscuro), si è rivelato inevitabilmente superfluo – quando non dannoso. Una visione, quella dei primi due capitoli della saga, semplicemente troppo conchiusa e coerente in se stessa, capace di concludere il discorso in maniera esemplare e di non lasciare spazio (artistico) per ciò che invece avrebbe reclamato presto (ed era forse inevitabile) il suo spazio economico. Il cinema, arte “industriale” per eccellenza, è anche questo, e possiamo – anzi dobbiamo – accettarlo senza patemi d’animo; ma per chi ha davvero amato i due film di James Cameron, e più in generale la visione del cinema del suo autore (così attenta alla tecnica, eppure così intimamente umanista), Terminator 2 – Il giorno del giudizio resta una conclusione perfetta e insuperata del discorso iniziato dal suo predecessore. Il resto, semplicemente, è ripetizione e stanca imitazione.

Terminator 2 - Il giorno del giudizio poster locandina
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Scheda

Titolo originale: Terminator 2: Judgment Day
Regia: James Cameron
Paese/anno: Francia, Stati Uniti / 1991
Durata: 137’
Genere: Fantascienza, Azione
Cast: Arnold Schwarzenegger, Castulo Guerra, Danny Cooksey, Don Lake, Earl Boen, Edward Furlong, Ennalls Berl, Jenette Goldstein, Joe Morton, Ken Gibbel, Leslie Hamilton Gearren, Linda Hamilton, Michael Edwards, Peter Schrum, Richard Vidan, Robert Patrick, Robert Winley, S. Epatha Merkerson, Shane Wilder, Tom McDonald, Xander Berkeley
Sceneggiatura: James Cameron, William Wisher
Fotografia: Adam Greenberg
Montaggio: Conrad Buff IV, Richard A. Harris, Mark Goldblatt
Musiche: Brad Fiedel
Produttore: James Cameron, Stephanie Austin, B.J. Rack
Casa di Produzione: Carolco Pictures, Pacific Western, Le Studio Canal+, T2 Productions, Lightstorm Entertainment
Distribuzione: Penta Distribuzione

Data di uscita: 19/12/1991

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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