IL SABBA

IL SABBA
di Pablo Agüero


Racconto storico femminista, riflessione sul presente nella forma di narrazione di un passato costellato di orrori, Il sabba è un dramma rigoroso quanto avvincente, attraverso il quale il regista Paul Agüero vuole fare un apologo della diversità e dall'alterità, nonché della sua’irriducibile volontà di autodeterminazione. Su Netflix dall'11 marzo.

Chi ha paura delle streghe?

La riflessione sul passato, sulle sue storture e sui suoi orrori, usata come lente d’ingrandimento per approfondire gli effetti di quelle storture che si sono proiettati fino a oggi, sul presente, sembra essere una tendenza fatta propria dal cinema moderno, a tutte le latitudini. L’aveva utilizzata un regista eminentemente politico come Paul Greengrass col suo Notizie dal mondo – western di produzione americana molto “europeo” nell’approccio e nello stile narrativo; e lo fa ora anche il cineasta franco-argentino Pablo Agüero con questo Il sabba, dramma storico su sei eroine proto-femministe, denuncia degli orrori dell’Inquisizione spagnola del 1600 influenzata dal fuoco vivo – quello più benefico e genuino – del contemporaneo movimento MeToo. Non è nuovo alle tematiche femminili e all’esplorazione storica, il cinema di Agüero, che con Eva no duerme aveva indagato su un’altra iconica figura femminile, quella Evita Peron che nel film del 2015 continuava a proiettare il suo influsso rivoluzionario sulla popolazione argentina (e non solo) anche dopo morta.

La “pericolosa” libertà
Il sabba (2020) recensione

Sono invece ben vive, anche se col destino già segnato, le sei protagoniste de Il sabba, Ana, Katalin, Marìa, Maider, Olaia e Oneka; sono sei giovani donne belle e dall’inesausta vitalità adolescenziale, che vanno a cantare nei boschi nelle pause tra una tessitura di canapa e l’altra. Siamo agli inizi del XVII secolo, e il villaggio marittimo in cui le sei donne vivono – sito nei paesi Baschi – è praticamente privo di adulti di sesso maschile: gli uomini del villaggio sono infatti tutti impegnati al largo nella pesca, lontani e impossibilitati a esprimere il loro potere patriarcale. Ma dove non può quest’ultimo, potrà invece l’autorità religiosa, incarnata dallo spietato inquisitore Rostegui (l’attore Alex Brendemühl). Questi, incaricato dal re di reprimere i presunti fenomeni di stregoneria nella zona, fa prelevare le sei con la forza, rinchiudendole in carcere e sottoponendole a torture atroci; lo scopo è quello di far confessare alle giovani la presunta adesione a un culto stregonesco, e di provare l’esistenza dell’Akelarre (o sabba), canto rituale tramite cui le streghe si accoppierebbero col maligno. Ma la più astuta delle sei, Ana, concepirà un originale piano di resistenza, volto ad affermare lo spirito libero delle sei ragazze.

Fotografia dicotomica
Il sabba (2020) recensione

La prima cosa che colpisce di questo Il sabba è il suo impianto visivo, con una palette di colori e tonalità di fotografia che esprimono perfettamente l’approccio dicotomico della storia, nonché il suo punto di vista schierato; da una parte, la cupezza notturna illuminata dal fuoco dei roghi, coi volti segnati dalle rughe degli inquisitori a scrutare i corpi delle vittime che ardono, quasi potessero essi stessi rivelare il segreto di quel canto malefico che forse non esiste; dall’altra la lucentezza dei boschi e della natura incontaminata, che illumina e testimonia le corse e i canti delle sei ragazze, la loro libertà e la loro (in)consapevole inclinazione alla ribellione e all’autodeterminazione. Due aspetti e due mondi che entreranno in conflitto quando le sei saranno strappate dal loro habitat naturale e rinchiuse in una cella, private della libertà e costrette ad addossarsi azioni e rituali di cui nemmeno sospettavano l’esistenza. Solo l’astuzia di Ana (impersonata da Amaia Aberasturi, l’unica attrice professionista tra le sei) riuscirà a mutare la detenzione in attiva affermazione di libertà, testimonianza di una voglia di resistere che irride alle superstizioni di origine medievale e mette al centro un corpo femminile che orgogliosamente si ribella alla sue esclusiva funzione di macchina riproduttiva.

Femminismo ante litteram
Il sabba (2020) recensione

È un dramma femminile e femminista, Il sabba, che narra di quel germe rivoluzionario che dai primi anni dell’età moderna si propagherà alle lotte per i diritti delle lavoratrici dell’Ottocento e ai movimenti femministi della seconda metà del Novecento, fino ad approdare ai grandi movimenti di opinione di questi primi anni Duemila, di cui il già citato MeToo costituisce solo la punta dell’iceberg. Con la sua narrazione essenziale e priva di ravvisabili deviazioni, volutamente piana e quasi inesorabile nel condurre lo spettatore verso la sua logica conclusione, Il sabba fa un apologo della diversità (etnica, culturale, linguistica) che non si limita alla sola lotta di genere: i popoli baschi, nel periodo preso in esame dal film, sono per il potere spagnolo la naturale incubatrice di fermenti rivoluzionari, culla di un popolo orgogliosamente autonomo che parla la sua lingua (la “lingua del diavolo” secondo l’inquisitore) e adotta stili di vita lontani da quelli della nobiltà e della nascente borghesia urbana. Il luogo ideale in cui il diavolo, che si esprime in sembianze avvenenti e femminili, può esercitare la sua minaccia contro il potere costituito.

Radici storiche

Tanto attento alla delineazione delle psicologie (ognuna ben codificata, dalle sei protagoniste al determinato e glaciale Rostegui, fino al pavido prete del villaggio interpretato da Asier Oruesagasti) quanto a una costruzione visiva elaborata e d’impatto, Il sabba vuole raccontare il passato per quello che è stato, per il dolore inflitto a migliaia di donne innocenti, traendo spunto da un personaggio storico reale (l’inquisitore Pierre de Rosteguy di Lancre, autore del libro Tableau de l’inconstance des mauvais anges et démons, e responsabile della tortura e dell’uccisione di un gran numero di donne). Tutta la tensione del film di Pablo Agüero sta in un montaggio serrato che non dà tregua allo spettatore, che rende dinamici e d’impatto i dialoghi tra le sei vittime e il suo aguzzino, e che descrive con grande efficacia il piano di resistenza progettato da Ana, con la scelta di combattere il nemico sul suo stesso terreno, assecondando beffardamente le sue paranoie. La figura della giovane donna si carica di un portato mitico e quasi sacrale, capace di concentrare su di sé l’attenzione e quasi oscurare la presenza delle sue cinque compagne; ma il tono resta sempre realistico e rigoroso, tale da non concedere nulla a derive oniriche o semplicemente simboliche. La lotta di Ana e delle sue compagne è carnale come lo è l’impatto del film, il loro martirio testimonianza viva di un intero periodo storico. Difficile distogliere lo sguardo nonostante l’orrore, praticamente impossibile ignorare il messaggio libertario che ne viene fuori.

Il sabba (2020) recensione

Titolo originale: Akelarre
Regia: Pablo Agüero
Paese/anno: Argentina, Francia, Spagna / 2020
Durata: 90’
Genere: Drammatico
Cast: Alex Brendemühl, Amaia Aberasturi, Amaia Azkue, Amalia Robin, Asier Oruesagasti, Cristina Yélamos, Daniel Chamorro, Daniel Fanego, Elena Uriz, Garazi Urkola, Iñigo de la Iglesia, Irati Saez de Urabain, Jeanne Insausti, Jone Laspiur, Kiko Rossi, Lorea Ibarra, Luis Fernández de Eribe, Teresa Achalandabaso, Ulises Di Roma, Yune Nogueiras
Sceneggiatura: Katell Guillou, Pablo Agüero
Fotografia: Javier Agirre
Montaggio: Teresa Font
Musiche: Aránzazu Calleja, Maite Arrotajauregi
Produttore: Diego Lerman, Fred Prémel, Iker Ganuza, Jokin Etcheverria, Koldo Zuazua, Nicolás Avruj
Casa di Produzione: El Campo Cine, Instituto Nacional de Cine y Artes Audiovisuales (INCAA), Kowalski Films, La Fidèle Production, Lamia Producciones, Sorgin Films, Tita B Productions, Tita Productions
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 11/03/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *