IL DRAGO DEI DESIDERI

IL DRAGO DEI DESIDERI
di Chris Appelhans


Variante del racconto della lampada di Aladino, reambientato per l’occasione nella caotica Shanghai moderna, Il drago dei desideri è un esordio positivo e ben curato per l’ex illustratore Chris Appelhans; un esempio di cinema d’animazione classico che fa una parabola efficace, vecchia quanto il mondo e le favole di tutte le latitudini, sul potere dell’amicizia e la magia dell’infanzia. Su Netflix.

La teiera di (Alad)Din

Le latitudini e i tempi cambiano, ma le favole, si sa, restano eterne. Magari contaminandosi di volta in volta col gusto moderno, assumendo tratti di culture lontane che la globalizzazione ha reso più prossime, restituendo frammenti della società in cui si vanno a localizzare. Così, capita che la vicenda della lampada di Aladino de Le mille e una lotte trovi posto nella moderna Shanghai, dove la povertà convive con le sfavillanti luci al neon di una metropoli ipertecnologica; e capita che al posto del genio ci sia un drago – creatura che nella mitologia cinese assume un significato ben diverso da quello occidentale – e che la lampada venga sostituita da un’antica teiera. Varianti, sradicamenti e riallocazioni di una storia eterna e, in fondo, universale. Il drago dei desideri, ultima produzione Sony Pictures Animation distribuita da Netflix – e prima regia dell’illustratore Chris Appelhans – usa la fertile contaminazione tra oriente e occidente per raccontare di nuovo una storia senza tempo. Contemporaneamente, rivolgendosi al pubblico più giovane ma non solo, fa una parabola morale sul progresso e sulle disparità sociali. Niente di nuovo, magari, ma efficace. A produrre, tra gli altri, un nume tutelare della contaminazione di cui sopra quale Jackie Chan.

Amici per sempre?
Il drago dei desideri recensione

Il drago dei desideri inizia in un quartiere periferico di Shanghai, dove Din e Li Na, bambini entrambi poveri, entrambi cresciuti da un solo genitore, si conoscono e si dichiarano eterna amicizia. Mentre la famiglia di Din resta nella zona, con la madre del ragazzo che lavora duramente per garantirgli un futuro, il padre della piccola Li Na tenta la fortuna verso il centro cittadino, diventando imprenditore. Dieci anni dopo, Din è all’università e sbarca il lunario consegnando cibo a domicilio, mentre Li Na è diventata un volto su un cartellone pubblicitario, figlia del proprietario di un’industria di successo. Ma Din non ha dimenticato né l’amica né il suo compleanno, a cui stavolta vorrebbe presenziare. L’occasione gli si presenta quando, da una teiera regalatagli da un suo cliente, fuoriesce un gigantesco drago che gli offre la possibilità di esaudire tre desideri: Din chiede senza esitazioni di diventare un uomo ricco per 24 ore, il tempo che crede gli basterà per avvicinarsi all’esclusiva festa di compleanno e riagganciare l’amica. Nel frattempo, tre scagnozzi al soldo di un misterioso boss si mettono sulle tracce dell’antica teiera.

Alla ricerca della magia perduta
Il drago dei desideri recensione

Snodatasi tra i tetti e i vicoli della periferia di Shanghai, e un centro cittadino più lontano metaforicamente di quanto non lo sia fisicamente, l’avventura de Il drago dei desideri corre rapida su dieci anni di impetuosa crescita economica e (sembra dirci la sceneggiatura) di polarizzazione dello scontro sociale. Il drago della teiera, creatura che rappresenta la sapienza millenaria dell’antica cultura locale, diventa per Din il moderno ascensore sociale, quello che lo studio finora non è riuscito a garantirgli. Solo per 24 ore però, perché il ragazzo è rimasto a suo modo al mondo magico dell’infanzia, e pensa che gli basterà aprire la porta della casa borghese di Li Na per ricomporre quell’armonia che lo sviluppo selvaggio del capitalismo aveva spezzato. Un po’ Aladdin, ma un po’ anche moderno Peter Pan, Din sembra inconsapevole che, quando si cresce, ci si adatta inevitabilmente all’ambiente sociale e alle pressioni familiari. Magari con qualche difficoltà, come nel caso di Li Na. Perciò, la magia del drago sarebbe solo la porta d’ingresso, una piccola spinta per riagganciare quella magia che il ragazzo crede di possedere in sé, e che crede alberghi ancora nell’amica. Ovviamente, la questione si rivelerà ben più complessa; e il drago stesso – creatura solo apparentemente cinica – aiuterà Din a comprenderlo.

La saggezza delle storie antiche

Lavoro più semplice e classico nella trama rispetto al quasi contemporaneo I Mitchell contro le macchine, forzatamente rispettoso, nel suo sviluppo, delle tappe della vicenda da cui prende spunto, Il drago dei desideri è tuttavia un gradevole esempio di cinema d’animazione, pensato in primis – ma non esclusivamente – per gli spettatori più giovani. La parabola morale al centro della trama, l’esaltazione di un’amicizia che non è (ancora) amore, il prevedibile trionfo dei sentimenti sulle differenze di classe, vanno a innestarsi sulla descrizione di una Cina in cui la modernità convive disordinatamente con la tradizione (incarnata qui dal drago) e in cui le classi sociali vivono fianco a fianco ma più che mai separate; un mondo in cui ai più umili è data solo l’illusione (a volte lunga anche dieci anni) di poter salire la scala sociale. Meglio volare sulle ali di un sogno, infantile quanto antico, sorvolare tanto l’opulenza quanto la miseria, affidarsi alla saggezza degli antichi racconti e abbracciarne i princìpi. Affidandosi ovviamente a un comparto tecnico di primo livello, a una regia dinamica e sicura, a cromatismi che sciolgono (senza soffocarli) i tanti colori della metropoli in un tono rosato fiabesco e abbacinante. La realtà con le sue ingiustizie è sempre lì, ma da oggi, per i due protagonisti (e un po’ anche per lo spettatore) sarà forse più sopportabile. Non è in fondo quello che le fiabe hanno sempre fatto?

Il drago dei desideri poster locandina

Titolo originale: Wish Dragon
Regia: Chris Appelhans
Paese/anno: Canada, Cina, Stati Uniti / 2021
Durata: 102’
Genere: Animazione, Avventura, Fantasy
Cast: Alexandre Chen, Alyssa Abiera, Bobby Lee, Constance Wu, Gabriel Lee, Ian Chen, Jimmy O. Yang, Jimmy Wong, John Cho, Max Charles, Natasha Liu Bordizzo, Will Yun Lee
Sceneggiatura: Chris Appelhans, Liu Xiaocao
Montaggio: Mike Andrews
Musiche: Philip Klein
Produttore: Aron Warner, Chris Bremble, Jackie Chan, Ken Tsumura, Thomas A. Giovine, Wenxin She
Casa di Produzione: Base Animation, Base Media, Beijing Sparkle Roll Media Corporation, Sony Pictures Animation, Tencent Pictures, The Monk Studio
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 11/06/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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