IL GIORNO E LA NOTTE

IL GIORNO E LA NOTTE
di Daniele Vicari


Realizzato interamente durante il primo lockdown, Il giorno e la notte riesce a rappresentare con efficacia l’atmosfera che impregnava di sé quei giorni, trasfigurandone l’origine e mettendone in scena in modo credibile le conseguenze sui rapporti umani. Il risultato è un film tanto sperimentale quanto coerente con la filmografia di Daniele Vicari, cantore cinematografico del contemporaneo. Dal 17 giugno su RaiPlay.

Lo sguardo “smart” e resistente del cinema

È stata usata l’espressione smart film, per descrivere questo Il giorno e la notte, ultimo, atipico lavoro di Daniele Vicari,distribuito sulla piattaforma del servizio pubblico RaiPlay. “Smart”, d’altronde, è un termine inglese con cui abbiamo imparato ampiamente a convivere, in particolare in riferimento al cosiddetto smart working; una pratica, quest’ultima, a cui parte della popolazione mondiale è stata fatalmente costretta ad adeguarsi, durante i primi mesi della pandemia di Covid-19. Una condizione di quotidianità sospesa, in cui il tempo di lavoro va mescolarsi senza soluzione di continuità col tempo di vita, annullando qualsiasi contatto che non sia virtuale o mediato (a volte, invero, in modo patologico). Non ha niente di patologico, invece, il modo in cui è stato concepito il film di Vicari, esempio di cinema quasi impensabile nel periodo in cui è stato realizzato – i mesi tra marzo e maggio 2020, durante il primo lockdown – girato interamente tramite smartphone e con regista, direttore della fotografia, scenografo e costumista a dare indicazioni agli attori da remoto. Quattro settimane di riprese, non più di sei location che altro non erano che le case degli attori, una lunga post-produzione, e un attento lavoro di montaggio e di assemblaggio di sonoro e soundtrack. Il risultato sorprende per compattezza, date le circostanze. E non solo.

La precarietà rivelata
Il giorno e la notte recensione

Il film di Vicari immagina che a marzo 2020, a Roma, un improvviso allarme per un attacco chimico-batteriologico abbia costretto la gente a chiudersi in casa, o comunque a restare nei luoghi in cui si trovavano al momento dell’allarme. In questo contesto apocalittico, con le strade della città spettralmente svuotate, si dipanano le storie di quattro coppie: Anna e Manfredi, entrambi attori, lui già noto e lei emergente, lui più preso della sua carriera che dall’ascolto delle esigenze della compagna; Marco e Marcella, lei che ha appena lasciato suo marito Sergio – il migliore amico di Marco – per trovare conforto nel laboratorio di falegnameria di questi, segretamente innamorato di lei; Andrea e Beatrice, allontanati anni prima da un dolore indicibile, incapaci di comunicare, con la donna non ancora del tutto uscita da una relazione extraconiugale, e l’uomo che non trova il coraggio di dirle che ha perso il lavoro; Ida e Luca, lei studentessa, lui ricercatore universitario, che avrebbero dovuto incontrarsi nella tenuta di campagna di lui, ma sono costretti dal coprifuoco a comunicare da remoto. Relazioni tutte precarie, che il blocco forzato degli spostamenti e la convivenza imposta costringeranno a trovare nuovi stimoli, o a morire definitivamente.

Il nemico invisibile
Il giorno e la notte recensione

Ha sempre mostrato uno sguardo privilegiato sul contemporaneo, il cinema di Daniele Vicari, da Il passato è una terra straniera a Sole Cuore amore, passando per il crudo Diaz – Don’t Clean Up This Blood; in questo senso, Il giorno e la notte è un lavoro coerente col percorso artistico del regista, che ha l’intuizione di trasfigurare in forma fantastica – inventando una minaccia terroristica – lo stato di isolamento, disorientamento e paura che stava attraversando il mondo durante le riprese. Una sfida davvero “smart”, perché capace di raccontare una precisa frazione di storia nel momento stesso in cui si andava dipanando, fornendo ai posteri (ma anche a chi il Covid l’ha vissuto, e lo ripenserà nel momento in cui la sua morsa si sarà allentata) uno strumento utile e una testimonianza importante. Non racconta la pandemia, il film di Vicari, ma descrive bene le sue conseguenze sulle relazioni umane, l’atomizzazione dei rapporti e l’angoscia del distanziamento (mentale prima che sociale), i nuovi/vecchi media come unica finestra di comunicazione con l’esterno, sollievo e prigione allo stesso tempo, strumenti per restare in contatto e angoscianti veicoli di solitudine. Il film lega intelligentemente lo spaesamento e la paura per il virus a un’altra grande ossessione del nostro tempo, quella per il terrorismo; analoghe – anche se attuate in diversa misura – le limitazioni personali provocate dalle due emergenze, analogo il terrore per un nemico invisibile, quanto potenzialmente mortale.

Un film collettivo, nonostante tutto

Ne Il giorno e la notte – opera collettiva realizzata senza che i suoi componenti entrassero in contatto, lavoro in cui i ruoli si confondono e il “mestiere” diventa sapienza condivisa – ci sono quindi storie, frammenti di vita, relazioni che l’isolamento spinge a rivelarsi per ciò che autenticamente sono, esseri umani che si mettono a nudo e si confrontano, a volte scontrandosi violentemente, altre provando finalmente a comprendersi. Alcune di queste storie (per esempio quella di Milena Mancini e Vinicio Marchioni, coniugi nella vita e amici speciali nella finzione) sono più centrate e pregnanti di altre (la sfiorita, muta e risentita relazione tra i personaggi di Francesco Acquaroli e Barbara Esposito); alcune entrano nel merito e scuotono, altre restano a uno stato più embrionale – che tuttavia non arriva mai a essere superficiale. Il risultato è una rappresentazione collettiva da lodare, specie viste le circostanze in cui è stata realizzata e la coerenza di cui, malgrado tutto, fa sfoggio; in un contesto in cui sembrava sembrava si potessero avere solo frammenti (scollati) di cinema, in cui l’arte collettiva e industriale per eccellenza pareva costretta a segnare, momentaneamente, il passo (con tutte le ricadute del caso in termini occupazionali), Il giorno e la notte è lavoro di “resistenza” da non sottovalutare. Un’opera capace anche di dire due o tre cose importanti su quanto abbiamo appena vissuto, e su come ci apprestiamo (forse) a venirne fuori.

Il giorno e la notte poster locandina

Titolo originale: Il giorno e la notte
Regia: Daniele Vicari
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 98’
Genere: Drammatico
Cast: Barbara Esposito, Dario Aita, Elena Gigliotti, Francesco Acquaroli, Giordano De Plano, Isabella Ragonese, Matteo Martari, Milena Mancini, Vinicio Marchioni
Sceneggiatura: Andrea Cedrola, Daniele Vicari
Fotografia: Gherardo Gossi
Montaggio: Andrea Campajola
Musiche: Teho Teardo
Produttore: Andrea Porporati, Daniele Vicari, Francesca Zanza
Casa di Produzione: Kon-Tiki Film
Distribuzione: Fandango, RaiPlay

Data di uscita: 17/06/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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