FEAR STREET PARTE 1: 1994

FEAR STREET PARTE 1: 1994
di Leigh Janiak


Con l’uscita su Netflix di Fear Street Parte 1: 1994 – primo capitolo di una trilogia girata back-to-back tratta dai romanzi di R.L. Stine – la regista Leigh Janiak fa un consapevole omaggio al genere slasher, recuperandone anche la cattiveria di fondo, e dosando l’humour in modo attento e quasi mai manierato.

Brividi adolescenti

È sicuramente un’operazione interessante, quella di questa trilogia intitolata Fear Street, portata avanti dalla regista Leigh Janiak e dagli sceneggiatori Kyle Killen e Phil Graziadei. Un’operazione che nasce da una lunga saga di romanzi di R.L. Stine, noto autore della serie Piccoli brividi (a sua volta adattata in un film del 2015 e in un sequel di tre anni dopo) e qui impegnato nella scrittura di storie dal tono leggermente più maturo. Siamo infatti di fronte a narrazioni dal taglio teen horror a tutti gli effetti, debitrici di tanto cinema degli anni ‘80 (e dintorni), che in particolare in questo primo Fear Street Parte 1: 1994 si colorano di quello slasher che parte dal carpenteriano Halloween – La notte delle streghe, passa attraverso i vari Venerdì 13 e arriva alla rielaborazione anni ‘90 della saga di Scream di Wes Craven. Non è un caso che la stessa Janiak, moglie di Ross Duffer dei Duffer Brothers (quelli di Stranger Things, per quei pochissimi che non lo sapessero) abbia diretto in passato un paio di episodi di Scream: la serie, omaggio/rivisitazione della saga di Craven. E c’è sicuramente anche un po’ del mood nostalgico e fantastico della celebre serie dei Duffer, in questo primo episodio di Fear Street, anche se in fondo non troppo. Il prodotto mostra infatti una sua identità, seppur dichiaratamente derivativa, e nel suo rifarsi a un genere in particolare (l’horror slasher) ne replica in modo apprezzabile anche la cattiveria di fondo.

Due mondi in pochi chilometri
Fear Street Parte 1: 1994 recensione

Nel plot di Fear Street Parte 1: 1994 siamo nell’anno del titolo, nell’immaginaria cittadina di Shadyside, nell’Ohio, ribattezzata Murder Capital per l’alto tasso di omicidi e fatti di sangue che ne ha contraddistinto la storia. A pochi chilometri, tanto vicina geograficamente quanto appartenente a un mondo lontano, c’è la borghese Sunnyvale, comunità apparentemente prospera e perfetta, dove da decenni gli abitanti vivono in completa tranquillità. Molti abitanti di Shadyside, in particolare i più giovani, credono che sulla cittadina gravi la maledizione di una strega bruciata sul rogo secoli prima, Sarah Fier; in effetti, i tanti casi di cronaca nera sembrano accomunati dall’essere opera di persone qualunque, che apparentemente impazziscono e commettono atti violenti. Quando l’ultima a farne le spese è la giovane impiegata di un centro commerciale, uccisa dal suo stesso fidanzato, la maledizione sembra essere tornata a colpire con rinnovata forza: se ne interesserà un gruppo di teenager, di cui fanno parte Deena e Kate, coppia felicemente innamorata prima che la seconda si trasferisse da Shadyside alla vicina Sunnyvale. Con loro, il fratello nerd di Deena, Josh, e due giovanissimi spacciatori, Simon e Kate, tutti frequentatori del liceo locale.

Benvenuti a Shadyside… con un piccolo sguardo dall’altra parte
Fear Street Parte 1: 1994 recensione

La sequenza iniziale di Fear Street Parte 1: 1994, con la lunga scena dell’omicidio nel centro commerciale, è una specie di biglietto da visita per l’universo orrorificamente giocoso – ma non troppo – della trilogia, e per i due mondi che lo compongono. Shadyside e Sunnyvale sono infatti due mondi chiaramente distinti e contrapposti, anche scenograficamente: da una parte i villini bassi e le abitazioni cadenti, i viali ombrati e ombrosi, vagamente memori della Haddonfield di Halloween – La notte delle streghe, che assumono un aspetto spettrale e pericoloso non appena cala il tramonto; dall’altra le lussuose ville, le strade battute dal sole, la gente operosa e felice, rigorosamente tutta etero, bianca e benestante; siamo più dalle parti di Society: The Horror, qui, e sappiamo bene cosa nascondeva in quel caso quella facciata di benessere. Nell’omicidio notturno nel centro commerciale, poi – così come in molte analoghe scene successive – la fotografia si tinge di tonalità sparate di rosa e blu, di luci al neon, di un’estetica vagamente kitsch che, a dispetto dell’ambientazione, non può non far pensare al decennio precedente. E come negli slasher degli eitghties la gente muore in modo cruento (e grafico), anche se magari lotta un po’ di più prima di arrendersi al killer di turno, e anche se quest’ultimo ha un costume che è una via di mezzo tra il Ghostface di Scream e lo Skeletor dei Masters of the Universe. Ma le sue malefatte sono ben concrete e sanguinose, nonché – come si apprende presto nel film – passabili di mano in mano, e dai vivi ai morti, come un virus.

Fisicità pre-digitale
Fear Street Parte 1: 1994 recensione

C’è inevitabilmente un po’ del mood retrò e programmaticamente vintage di Stranger Things, in Fear Street Parte 1: 1994, anche se non così spinto, e in definitiva per niente fastidioso. I personaggi, pur in parte stereotipati – il giovane Josh col volto di Benjamin Flores Jr., nerd e navigatore anti litteram della rete, paurosamente esperto di tutto ciò che riguardi la storia nascosta della cittadina – sono tutti definiti con una certa attenzione; allo stesso modo, molto realistica è la descrizione dell’amore lesbo tra Deena e Sam (rispettivamente Kiana Madeira e Olivia Scott Welch), ancora proibito e clandestino in un decennio in cui il costume (trasversalmente presente in entrambe le classi sociali rappresentate) non aveva ancora fatto i passi in avanti che farà in seguito. Senza ancora i cellulari a mettere in comunicazione tutto e tutti, lo squillo di un telefono analogico (ri)acquista la sua carica minacciosa, la voce all’altro capo del filo è lontana quanto incorporea, e nessuna videocamera può documentare le imprese di vittime e carnefici. La tecnologia è ancora appannaggio dei nerd, e internet è una specie di affascinante terreno vergine, nel quale solo uno come Josh può guidarti e farti reperire la soluzione del mistero. Per il resto, non mancano sangue, pugnalate e rasoiate, fisicità, a tratti persino corpi maciullati da macchinari; l’humour è ben dosato, presente un po’ lungo tutto il racconto, ma non diventa (quasi) mai vuota maniera. Gli adolescenti, specie se un po’ freak, ci vedono più chiaramente e con l’occhio più lungo degli adulti, e soprattutto delle istituzioni (scuola e polizia, innanzitutto). Quando la storia sembra scivolare in un mood sentimentale troppo spinto, un omicidio – o la semplice apparizione di un killer – arriva a ricordarci rapidamente in che film siamo. Sarà interessante vedere dove il finale aperto condurrà la prosecuzione della storia: ora faremo un salto – qui già introdotto negli ultimi fotogrammi – nel passato, con Fear Street Parte 2: 1978, e poi ancora più indietro, alle origini dell’orrore, con Fear Street Parte 3: 1666. Ma la conclusione, in questo caso, è aperta in entrambe le direzioni temporali. Il tutto potrebbe benissimo non finire con questa trilogia, vista anche la ricchezza quantitativa del materiale letterario di partenza. Un pezzetto di risposta l’avremo solo tra pochi giorni, con l’imminente tuffo nei seventies. Restiamo sintonizzati ben volentieri.

Fear Street Parte 1: 1994 poster locandina

Titolo originale: Fear Street Part 1: 1994
Regia: Leigh Janiak
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 107’
Genere: Horror
Cast: Ashley Zukerman, Benjamin Flores Jr., Charlene Amoia, Christian Bridges, Darrell Britt-Gibson, David W. Thompson, Fred Hechinger, Jaime Matthis, Jana Allen, Jeremy Ford, Julia Rehwald, Kiana Madeira, Matt Burke, Matthew Zuk, Maya Hawke, Noah Bain Garret, Olivia Scott Welch
Sceneggiatura: Leigh Janiak, Phil Graziadei
Fotografia: Caleb Heymann
Montaggio: Rachel Goodlett Katz
Musiche: Anna Drubich, Marco Beltrami, Marcus Trumpp
Produttore: David Ready, Doug Torres, Jenno Topping, Jeremy Platt, Peter Chernin
Casa di Produzione: Chernin Entertainment
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 02/07/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *