ATYPICAL 4

ATYPICAL 4
di Jennifer Arnold


Giunta alla sua ultima stagione, Atypical saluta i suoi spettatori con dieci episodi in cui si alternano risate e lacrime, sfide vecchie e nuove per tutti i protagonisti: non è il solo Sam a evolvere, nell’ultima parte della serie di Robia Rashid, ma tutta la rete di persone che lo circondano, in un modo o nell’altro alle prese con cambiamenti cruciali nelle rispettive vite. Un commiato più che soddisfacente, per una serie che si conferma capace di fare divulgazione in modo intelligente e ironico. Su Netflix.

Buon viaggio, Sam

ATTENZIONE: L’articolo contiene inevitabili SPOILER sulle prime tre stagioni della serie. Abbiamo invece scelto di non fare anticipazioni sostanziali sulla trama di questa quarta e ultima stagione.

Serie ingiustamente sottovalutata, poco considerata al di fuori della comunità autistica (o comunque di chi a vario titolo si interessa dell’argomento) Atypical è stata a nostro avviso una delle sorprese più positive della produzione Netflix degli ultimi anni. La storia del diciottenne autistico Sam (interpretato da Keir Gilchrist), della sua ricerca di indipendenza, della sua famiglia e dei suoi amici, si è rivelata in realtà un coming of age divertente e realistico al tempo stesso, capace di focalizzarsi sul protagonista e sulle sue difficoltà senza trascurare, al tempo stesso, il contesto in cui questi cresce, la sua rete familiare, quella di supporto e quella amicale. Ora, il viaggio si è concluso, come era stato preannunciato dalla stessa piattaforma di streaming mesi fa. Dopo un anno di stop forzato a causa della pandemia – anno perso in realtà per gran parte dell’industria cinematografica e televisiva internazionale – la serie creata da Robia Rashid è tornata per una quarta e ultima stagione. Un’ultima tranche di episodi (10 come nelle due precedenti stagioni, di circa mezz’ora l’uno) in cui l’evoluzione del personaggio raggiunge il suo culmine, insieme a quella di tutti coloro che lo circondano. Perché Atypical, da racconto prevalentemente individuale, si è evoluto sempre più in storia collettiva. Solo che la serie l’ha fatto con tanta naturalezza che quasi non ce ne siamo accorti.

Nuove sfide e imprevisti
Atypical 4 recensione

In questa quarta stagione, Sam Gardener si è appena riappacificato col suo miglior amico Zahid (Nik Dodani) e ha appena deciso di lasciare l’appartamento in cui abita con la sua famiglia per trasferirsi a vivere con lui. L’iperprotettiva madre Elsa (Jennifer Jason-Leigh) cerca in tutti i modi di scoraggiarlo. Nel frattempo, la relazione tra la sorella di Sam, Casey (Brigette Lundy-Paine) e l’amica Izzie (Fivel Stewart) si è definitivamente evoluta in qualcosa di più profondo; nonostante questo, l’ex fidanzato di Casey, Evan (Graham Rogers) è ormai stabilmente un collaboratore del padre della ragazza Doug (Michael Rapaport) come paramedico d’emergenza. A casa dei Gardener, il matrimonio tra Elsa e Doug sembra ormai salvo e di nuovo stabile, dopo l’ormai perdonato tradimento della donna; e anche la relazione tra Sam e l’eccentrica Paige (Jenna Boyd) sembra avviata sulla strada giusta. Eppure, tutti i personaggi dovranno affrontare nuove sfide e far fronte a imprevisti, mentre un nuovo progetto – apparentemente irrealizzabile – si delinea nell’iperattiva e sempre creativa mente di Sam.

Vite in evoluzione
Atypical 4 recensione

Mette tanta carne al fuoco, questa quarta stagione di Atypical, avendo la necessità di portare a compimento gli archi narrativi di tutti i suoi personaggi, e di dare al tutto una conclusione che sia al tempo stesso realistica e soddisfacente per i suoi spettatori. Come già anticipato, da tempo la serie di Robia Rashid non ha più come focus il solo Sam; Atypical, nelle sue ultime stagioni, è sembrata al contrario voler diramare il suo sguardo su tutto l’universo che si muove attorno al ragazzo, sfumando progressivamente la diversità di quest’ultimo e mostrando le sfide che tutti (giovani e adulti, autistici e non) si trovano a dover affrontare in un momento cruciale della loro vita. In questo senso, particolarmente sentita, e sempre più importante nell’economia narrativa della serie, appare la figura di Casey, alle prese con una non facile presa di coscienza della propria sessualità, con sentimenti ancora tutti da chiarire verso Izzie, e con una pressione sociale insolita e schiacciante per una (post)adolescente. La ragazza, da figura supportante per il personaggio di Sam, diventa a sua volta, sempre più limpidamente, anello fragile della famiglia e a sua volta necessitante di supporto; anche di quello dello stesso fratello, personaggio pronto a “spiccare il volo” con tutte le incertezze e le difficoltà del caso. Più in generale, tutti i personaggi della serie (compresi quelli, solo apparentemente secondari, di Zahid e Izzie) sono alla ricerca di una loro dimensione, in lotta con cambiamenti a volte improvvisi e difficili da digerire.

I problemi del formato
Atypical 4 recensione

Sembra accelerare un po’ indebitamente, questa stagione conclusiva di Atypical, quando nella sua seconda parte uno dei nodi fondamentali della trama (ci siamo attenuti finora al proposito di non fare spoiler: non lo tradiremo) trova un esito imprevisto e apparentemente senza via d’uscita, e viene altrettanto rapidamente “deviato” altrove. Sembra quasi che gli sceneggiatori avessero fretta di concludere la storia, o dovessero farlo per forza (più verosimilmente) attenendosi al formato dei 10 episodi. Un peccato, perché questo è l’unico particolare che complessivamente stona un po’, in una conclusione per il resto ben preparata e congegnata. Una conclusione che suddivide equamente sorrisi e lacrime, così com’è stato un po’ per tutto l’arco di queste quattro stagioni. Una delle caratteristiche che hanno sempre contraddistinto la serie di Robia Rashid, in effetti, è il suo tono in equilibrio tra commedia e dramma, la sua attitudine ad affrontare temi tutt’altro che banali (l’autismo del protagonista, ma non solo: qui si parla di affetti, vita scolastica, crescita tout court, e tanto altro) con un’ironia attentamente dosata, tale da non far scadere mai nessun personaggio nello stereotipo o nella macchietta.

L’efficacia divulgativa

La comunità autistica americana ebbe da ridire, al termine della prima stagione, per una presunta rappresentazione stereotipata di Sam, nonché per la mancanza di attori autistici nel cast della serie: se la seconda critica ha trovato accoglimento e risoluzione dalla seconda stagione in poi, la prima è a nostro avviso semplicemente ingenerosa. Keir Gilchrist (lo avevamo già visto in It Follows) al contrario riproduce perfettamente peculiarità e sfide della condizione (nella sua variante lieve), trovandosi sempre più a suo agio nel ruolo: l’evoluzione del suo personaggio, a nostro avviso, rappresenta anche un bel messaggio per famiglie spesso disorientate – a volte in preda allo sconforto più nero – per una condizione su cui sussistono ancora tanta confusione e disinformazione. Il lavoro di divulgazione fatto da una serie come Atypical, negli ovvi limiti di un prodotto televisivo destinato al grande pubblico, ci sembra in questo senso più che prezioso.

Atypical 4 poster locandina

Titolo originale: Atypical 4
Regia: Jennifer Arnold
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Amy Okuda, Angel Laketa Moore, Brigette Lundy-Paine, Fivel Stewart, Graham Rogers, Jenna Boyd, Jennifer Jason Leigh, Keir Gilchrist, Michael Rapaport, Nik Dodani, Nina Ameri, Rachel Redleaf, Raúl Castillo
Sceneggiatura: Robia Rashid
Fotografia: Tom Magill
Montaggio: Rebekah Fridman
Musiche: Dan Romer
Produttore: Annabel Oakes, Bob Smiley, Dennis Saldua, Jennifer Jason Leigh, Jill Danton, Joanne Toll, Maria Melograne, Michael Oppenhuizen, Robia Rashid, Trey Coscia
Casa di Produzione: Exhibit A, Sony Pictures Television
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 09/07/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *