TRE PIANI

TRE PIANI
di Nanni Moretti


Arriva finalmente in sala, Tre piani, dopo la polarizzazione di opinioni seguita alla première cannense, e dopo le poco felici scelte “promozionali” da parte di un Nanni Moretti al solito poco conciliante; un lavoro che, nella sua imperfezione, rappresenta probabilmente un’opera di passaggio nella carriera del regista, ma che riesce a esprimere un fascino sghembo e innegabile.

Piani imperfetti

Dopo un’anteprima, nel corso dell’ultimo Festival di Cannes, che ha polarizzato le opinioni della critica, e dopo le polemiche seguite alla poco felice uscita da parte di Nanni Moretti sul film vincitore Titane (uscita che tuttavia, conoscendo il personaggio, dovrebbe essere tutt’altro che sorprendente), Tre piani arriva finalmente nelle sale italiane. Lo fa, l’ultimo Moretti, in un periodo in cui l’industria cinematografica tutta sta iniziando in un modo o nell’altro a rimettersi in piedi, dopo i duri colpi portati dalla pandemia; e lo fa testimoniando, paradossalmente, proprio il periodo immediatamente precedente allo scoppio del contagio, quello in cui la borghesia (da sempre sotto la lente d’ingrandimento del regista) poteva ancora mantenere quella parvenza di reciprocità sociale che l’arrivo del Covid avrebbe per sempre tagliato. Una parvenza, appunto, un inganno, che però nel film è più che mai in piedi: i tre piani, ognuno abitato da una delle tre problematiche famiglie al centro della storia, qui almeno fanno finta di comunicare. E fanno finta, anche, di comunicare al loro interno. Il Covid ha svelato la menzogna e messo a nudo un’atomizzazione dei rapporti che era già tale de facto; ma qui, quella menzogna è ancora in piedi, e Moretti si occupa in un certo senso di (tentare di) metterla a nudo. Come una specie di virus sui generis, se ci passate il paragone.

Storie (non) conciliate
Tre piani recensione

Tre i piani, tre le storie raccontate in questo film, traslate – dalla periferia di Tel Aviv al quartiere Prati di Roma – da quelle dell’omonimo romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo: al primo piano Lucio (Riccardo Scamarcio) e Sara (Elena Lietti), coppia che, quando assente per lavoro, è costretta ad affidare la figlioletta alle cure di una coppia di anziani dirimpettai, solo per giungere, nell’ultima di queste occasioni, a un orribile sospetto. Al secondo piano Monica (Alba Rohrwacher), donna soprannominata “la vedova” a causa delle lunghe assenze del marito per lavoro, sofferente di depressione e costretta a caricarsi da sola la cura della figlia appena nata; la realtà e la fantasia, nella sua mente, inizieranno a sovrapporsi sempre più. Al terzo piano troviamo Dora (Margherita Buy) e Vittorio (Nanni Moretti), anziana coppia di magistrati con un figlio alcolista e allo sbando, che finirà per rendersi responsabile di un omicidio stradale. Ed è proprio l’irruzione improvvisa nel condominio dell’auto di Andrea (Alessandro Sperduti), conficcatasi nel garage di Lucio dopo una folle corsa, che farà scattare il dramma: anzi, i drammi, quelli di tre famiglie della media borghesia romana tutt’altro che conciliate e concilianti, verso l’esterno come al loro interno. Il tutto, in tre atti su un arco di storia di dieci anni.

Tre piani, tre sguardi
Tre piani recensione

Questo Tre piani, per quanto (lo diciamo subito) rappresenti forse l’opera più imperfetta della filmografia di Nanni Moretti, resta un film importante nella carriera del regista romano, per vari motivi. Il regista, innanzitutto, per la prima volta mette in scena un soggetto non suo, ambientato addirittura in un altro paese, lontanissimo geograficamente e (in parte) culturalmente. Il dramma non è più autoriferito, ma collettivo; anzi, spostando i suoi personaggi da Tel Aviv a Roma, in un contesto culturale ben distinto da quello di origine, aspira persino a un afflato universale. Dopo le opere personali, intime, del suo recente passato – dopo la metafora sul peso (sovran)naturale della responsabilità di Habemus Papam, e il lucido racconto intimista di Mia madre – Moretti spezzetta e modifica l’usuale sguardo su un singolo personaggio, frammentando la struttura della storia e dando spazio a tre vicende ben distinte, accomunate soltanto dalla vita condivisa in uno stesso condominio. Tre vicende a cui se ne aggiungono altre di minori, con meno spazio nel racconto ma collegate in modo decisivo alla sua evoluzione: in primis quella dei due anziani coniugi Renato e Giovanna (interpretati rispettivamente da Paolo Graziosi e Anna Bonaiuto) lui perso nelle nebbie di un inizio di Alzheimer, lei sgomenta per il terribile sospetto che inizia a piovere sul marito; e poi quella del volontario col volto di Tommaso Ragno, nuovo amico di Dora e portatore di un importante segreto. Facce, storie che il tempo sclerotizza, portandole a somigliarsi (il volto di Adriano Giannini si indurisce e invecchia, avvicinandosi a quello del giudice interpretato da Moretti) o a sparire per sempre.

Narcisismo empatico
Tre piani recensione

Nell’imperfezione del suo sguardo tripartito, sbilanciato di volta in volta sul primo o sull’ultimo dei tre versanti proposti (la storia con protagonista Alba Rohrwacher – pur ottima quanto a recitazione – finisce per avere un peso specifico minore e restare irrisolta), Tre piani riesce comunque ad affascinare. Il nuovo lavoro di Moretti, pomposamente esaltato dagli applausi di Cannes e, in modo speculare, sbrigativamente liquidato da una parte della critica, rappresenta probabilmente un’opera di passaggio per il regista romano; un esperimento, il tentativo di raccontare lo sguardo altrui (e di empatizzare con esso) dopo aver privilegiato per una vita il proprio. Per un artista spesso definito, non senza qualche ragione, un narcisista fuori e dentro lo schermo, la novità resta notevole. Qui, il Moretti attore mette inoltre da parte (definitivamente?) l’istrionismo dei suoi personaggi, riservando a se stesso il ruolo di uno sgradevole giudice, che del giudice ha la forma mentis, specie nei riguardi di suo figlio. Se vogliamo, a livello metacinematografico, possiamo dire che Moretti giudica anche se stesso portando sullo schermo un personaggio del genere, con un filo di amarezza e una sentenza non proprio benevola. La soluzione a tutti i problemi che vengono posti, banale quanto difficile da contestare, sembra essere ancora una volta l’atto comunicativo, quello che si pone al di là dei vuoti rituali sociali, qui spogliati di senso: chi resta chiuso nel solipsismo, come la Monica interpretata dalla Rohrwacher, rischia di deragliare o impazzire. Va bene anche comunicare con una semplice, vecchia segreteria telefonica, che tiene in vita il ricordo della persona (nonostante tutto) amata: l’atto stesso, per il personaggio, si rivela poi propedeutico alla (ri)apertura di un altro canale comunicativo, ben più utile e concreto. Lasciare la finta comfort zone di quei tre piani e ristabilire, ognuno a modo proprio, un contatto significativo con l’esterno: è, tutto sommato, quello che ha fatto il cinema di Nanni Moretti, con un’operazione come questa. Coraggio e voglia di osare, in fondo, non gli vanno disconosciuti.

Tre piani poster locandina

Titolo originale: Tre piani
Regia: Nanni Moretti
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 119’
Genere: Drammatico
Cast: Adriano Giannini, Alba Rohrwacher, Alessandro Sperduti, Alice Adamu, Anna Bonaiuto, Chiara Abalsamo, Denise Tantucci, Elena Lietti, Gea Dall'Orto, Giulia Coppari, Letizia Arno, Margherita Buy, Nanni Moretti, Paolo Graziosi, Riccardo Scamarcio, Stefano Dionisi, Teco Celio, Tommaso Ragno
Sceneggiatura: Nanni Moretti
Fotografia: Michele D'Attanasio
Montaggio: Clelio Benevento
Musiche: Franco Piersanti
Produttore: Federica Pontremoli
Casa di Produzione: Fandango, Le Pacte, Rai Cinema, Sacher Film
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 23/09/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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