YARA

YARA
di Marco Tullio Giordana


Marco Tullio Giordana ha nelle sue corde il fatto di isolare tappe salienti della storia italiana tramite l’indagine di esemplari fattacci di cronaca, da Pasolini a Peppino Impastato passando per Piazza Fontana. Con Yara, su Netflix dal 5 novembre 2021, Giordana sceglie di raccontare la storia terribile della sparizione e della morte della giovane Yara Gambirasio, e della rivoluzionaria metodologia d’indagine che porterà all’arresto del colpevole. Isabella Ragonese è la PM Letizia Ruggeri, il cuore narrativo ed emotivo di un film non morboso, ma poco originale nella struttura e nell’approccio alla vicenda.

Romanzo di un delitto

Non c’è un sasso in Italia che non conosca la storia di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra sparita nel nulla la sera del 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere in maniera del tutto casuale tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011. Eco mediatica, false piste, un metodo d’indagine rivoluzionario e controverso, un colpevole individuato dalla giustizia con sentenza definitiva e sviscerato in ogni centimetro cubo dell’anima e della vita privata. Un colpevole che ad oggi continua a proclamarsi innocente.

Non stupisce certo che, passato un decennio, diciamo così, di decantazione, il cinema italiano abbia scelto di recuperare gli elementi chiave della vicenda per dedicargli un film d’inchiesta, civile nel cuore ma poco incisivo, come Yara. Lo dirige Marco Tullio Giordana, che della cronaca e dell’indagine di fatti esemplari nella vita del paese ha fatto un muro portante del suo percorso autoriale, da Peppino Impastato (I cento passi) a Piazza Fontana (Romanzo di una strage). Yara è su Netflix dal 5 novembre 2021.

La storia di Yara dal punto di vista della PM che curò le indagini
Yara (2021) recensione

Tutta una questione di distanze. Le distanze morali, pratiche e simboliche con cui Yara deve fare i conti per riprodurre il male, offrirlo a un pubblico di massa e al contempo salvare la faccia e la bussola morale. La scelta del film di Marco Tullio Giordana, film che morboso non è (questo gli va riconosciuto), sta nel guardare le cose dal punto di vista di Letizia Ruggeri, la PM che si occupò delle indagini e a cui si deve tra l’altro l’innovativo metodo di ricerca e individuazione del colpevole.

La interpreta una più che convincente Isabella Ragonese. Il suo è un ritratto empatico di una donna forte restituita a tre dimensioni. Colta nelle pieghe del suo privato, il rapporto con la figlia che crea un evidente parallelismo sentimentale con la giovane Yara (Chiara Bono). Raccontata nelle fatiche del lavoro, soprattutto quelle superflue. Viene dal Sud, lotta alla mafia, leggermente alienata dai ritmi bergamaschi, empatia e controllo il suo mantra. Deve difendersi dalle intrusioni di superiori che mal digeriscono che sia una donna a comandare, dalle pressioni dei media, dalle strumentalizzazioni della politica (Rodolfo Corsato). Accanto a lei ci sono Alessio Boni e Thomas Trabacchi. La PM ha un’idea.

Un dramma legale, un film civile senza slanci
Yara (2021) recensione

Da una traccia di materiale genetico ritrovata sugli indumenti della ragazza viene isolato il DNA del presunto colpevole, cui viene dato il nome di “Ignoto 1”. L’idea della Ruggeri è di mettere in piedi uno screening a tappeto della popolazione per ritrovare le stringhe genetiche incriminate, e quindi dare un nome e un volto al colpevole. L’indagine, laboriosa e molto contestata, non solo per gli oneri economici a essa collegati, porterà all’arresto e successiva condanna di Massimo Bossetti (Roberto Zibetti), muratore incensurato di Mapello. Il cuore narrativo di Yara è senza dubbio la forsennata corsa genetica contro il tempo (e l’archiviazione) per acchiappare il colpevole.

La struttura del racconto, in effetti, è quella del più classico dei drammi legali. Mistero, sparizione, indagini, false piste, provvidenziali scoperte, arresto del colpevole, processo, condanna, amen. Quello che manca, a Yara, è principalmente una chiave narrativa capace di squadrare la vicenda e caricarla di vigore emotivo. La scrittura è zoppicante. Il film si focalizza sull’odissea personale e professionale della protagonista Isabella Ragonese e si dimentica del resto. C’è un po’ della ragazza, un po’ della famiglia, un po’ delle indagini, un po’ della pressione mediatica, un po’ delle intromissioni politiche; ma nulla di questa somma assomiglia anche solo vagamente a un totale che soddisfi. Yara, film paralizzato dalla necessità di accostarsi al suo cuore tragico con rispetto e dignità, non sa conciliare decoro e interesse spettacolare ed emotivo (la cosa è possibile), e si condanna a viaggiare in sordina. Senza slanci, un fuoco spento.

Yara (2021) poster locandina

Titolo originale: Yara
Regia: Marco Tullio Giordana
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 96’
Genere: Drammatico
Cast: Aiman Machhour, Alessio Boni, Andrea Bruschi, Chiara Bono, Donatella Bartoli, Guglielmo Favilla, Isabella Ragonese, Lorenzo Acquaviva, Mario Pirrello, Miro Landoni, Nicole Fornaro, Roberto Zibetti, Sandra Toffolatti, Thomas Trabacchi
Sceneggiatura: Graziano Diana
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Francesca Calvelli
Musiche: Andrea Farri
Produttore: Pietro Valsecchi
Casa di Produzione: Netflix
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 05/11/2021

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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