ULTIMA NOTTE A SOHO

ULTIMA NOTTE A SOHO

Tra viaggi nel tempo, musiche swing e doppi perturbanti, Edgar Wright firma con Ultima notte a Soho un'opera complessa e barocca, ma nello stesso tempo imprevedibile e coinvolgente, grazie alla bravura delle due protagoniste, alla sceneggiatura solida e alla regia stilosa ed elegante.

La ragazza che visse due volte

Nessuno scompare mai veramente.
Rimangono tutti nei paraggi, intorno a noi.”
(Lindsay/Terence Stamp)

Edgar Wright, dopo l’esilarante Trilogia del Cornetto (L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz e La fine del mondo), in cui reinterpreta con humour british e originalità i generi horror, poliziesco e fantascienza, e il patinato e poco riuscito action noir Baby Driver – Il genio della fuga, con Ultima notte a Soho si cimenta in un’opera ambiziosa e barocca che unisce la commedia, il musical, il romance, il thriller psicologico e l’horror.

A Londra un ottobre rosa shocking

Ultima notte a Soho recensione

La storia è quella di Eloise (una convincente Thomasin McKenzie), una timida studentessa che sogna di diventare stilista e, dalla campagna inglese, si trasferisce a Londra per frequentare una scuola di moda. Amante della musica e degli abiti retrò, dichiara: “Se potessi scegliere un posto e un luogo dove vivere, vorrei vivere qui, a Londra, negli anni Sessanta”. All’improvviso, il suo sogno si avvera, e, come in un misterioso gioco di specchi, la ragazza si troverà proiettata proprio in quell’epoca, fianco a fianco di Sandie (la conturbante “regina di scacchi” Anya Taylor-Joy), una giovane cantante in cerca di successo. Ogni sogno ha però il suo lato oscuro, ed Eloise si accorgerà che la Swingin’ London non è patinata come sembra e sotto il glamour e l’organza rosa shocking si cela qualcosa di molto crudele…

Da Lynch all’Italian Giallo

Della trama non si può dire altro, in quanto il soggetto di Ultima notte a Soho può apparire complicato e contorto per la sequela di misteri e situazioni stranianti che durante la visione si moltiplicano in un crescendo da incubo, ma al termine del film, per merito di un colpo di scena inaspettato, tutto si chiarisce, prerogativa questa di una sceneggiatura ben concertata. Alcuni aspetti surreali, che potrebbero a prima vista ricordare il cinema di David Lynch, trovano inoltre una spiegazione razionale, un po’ nello stile dell’holmesiano Mastino dei Baskerville, spostando il baricentro del film dall’horror all’italian giallo, che è poi uno dei generi più fortemente citati nel film.

C’era una volta a Londra…

Ultima notte a Soho recensione

Ultima notte a Soho è un viaggio nel tempo, nella Londra degli anni Sessanta, quella della musica swing, dei club notturni, e delle illusioni che si consumano sotto la luce al neon di un acciottolato lustro di pioggia, e insieme nel lato oscuro di una capitale violenta. Edgar Wright, appassionato del cinema di Quentin Tarantino, compie un’operazione che ricorda quella del regista californiano in C’era una volta a… Hollywood: un ritorno al passato che è anche un atto d’amore verso quella che non è soltanto una dimensione geografica e temporale, ma un mood e insieme una dichiarazione di stile, a partire dall’accattivante OST ricca di sgargianti hit dell’epoca.
Stavolta i protagonisti non sono un attore sul viale del tramonto e il suo spavaldo stuntman, pronti a far saltare in aria il cuore sulfureo di Hollywood, ma una timida ragazzina perseguitata dai fantasmi del presente e del passato, a partire dalla madre morta suicida anni prima, e dalle sue paure nei confronti degli uomini e del mondo. Questo è il primo dei mille riferimenti al giallo italiano dagli anni Sessanta in poi, che confluiranno poi nella poetica di Dario Argento, le cui eroine sono spesso ragazze innocenti e perseguitate in setting piovosi e ricchi di insidie. Le citazioni argentiane sono anche visive, come la facciata di un locale rock che porta il nome e il logo di Inferno, ma anche concettuali: in particolare uno dei suoi primi thriller è citato in un punto saliente della risoluzione del giallo, che di certo non sfuggirà agli appassionati argentiani.

Due donne per l’assassino

Il viaggio nel passato non avviene quindi soltanto a Londra, ma anche in Italia; al nostro paese Wright si ispira a piene mani: non solo ad Argento, ma anche al suo maestro, Mario Bava, a cui il regista dedica numerosi omaggi sia a livello tecnico che contenutistico. Ultima notte a Soho è ambientato nel mondo della moda proprio come il thriller baviano Sei donne per l’assassino, ed emula la fotografia rosso-verdastra del regista, oltre all’impianto e all’estetica di diverse scene, e l’uso di inquietanti manichini. L’impronta di Federico Fellini non manca, in svariate sequenze da incubo, e nella presenza dell’attore inglese Terence Stamp, che qui compare nei panni di un equivoco personaggio, e richiama il Toby Dammit nell’omonimo episodio felliniano di Tre passi nel delirio.

Dalle citazioni pop al romanzo di formazione

Ultima notte a Soho recensione

Se poi, come asserisce ironicamente Edgar Wright, vogliamo “metterci a fare i compiti”, le citazioni degli Swingin’ Sixties sono molteplici, a partire dal Polanski di Repulsion al Nicholas Roeg di A Venezia un dicembre rosso shocking, non a caso un thriller psicologico e una ghost story tra i capolavori dell’epoca. Per non parlare della presenza della divina Diana Rigg, qui alla sua ultima interpretazione, personaggio di culto della serie tv Agente speciale e della cultura pop inglese anni Sessanta, oltre che unica donna che James Bond prese in moglie in Al servizio segreto di Sua Maestà. Non a caso la prima cosa che a Eloise si materializzerà dinanzi, non appena tornerà indietro nel passato, sarà l’immensa locandina di Agente 007 Thunderball – Operazione Tuono sulla facciata di un palazzo, citazione britannica imprescindibile e insieme dichiarazione di poetica del regista sulla funzione principe del cinema di rievocare mondi paralleli, facendoci fisicamente viaggiare nel tempo come ci accade in quel momento con il suo stesso film.
Ma Ultima notte a Soho è anche un viaggio nella mente, un vero e proprio percorso di formazione di Eloise che attraverso Sandie ha simbolicamente a che fare con il proprio doppio per rielaborare il suicidio materno e le sue paure nei confronti del mondo.

“Guarda nello specchio
Che succede se non voglio farlo?
Che per te è troppo tardi.”

Omicidi a luci viola

Ultima notte a Soho recensione

Il tema del Doppio pervade l’intero film, sfociando dalla fiaba carrolliana all’incubo depalmiano della sdoppiamento di personalità. Lo specchio è lo strumento della Moda, e la Moda può essere una prigione del nostro io in quanto attraverso abiti, trucco e parrucche soffocanti ci ingabbia in un personaggio definito da altri, ma può anche essere il modo per esprimere noi stessi attraverso la creatività. In Ultima notte a Soho i manichini e le maschere si moltiplicano ovunque, riverberando le angosce della protagonista: non a caso un episodio saliente del film è ambientato ad Halloween, in un locale in cui tutti sono mascherati, ed Eloise stessa si traveste da Morte: simbolo di distruzione di una parte di sé, ma anche di rinascita e di cambiamento.
Tra gli ultimi horror d’autore non si può non notare una certa affinità con Neon Demon di Nicholas Winding Refn, a livello visuale (entrambi si richiamano all’italian giallo) e tematico, anche se il film di Wright non è soltanto una denuncia al mondo dell’apparenza, ma usa la moda come strumento di catarsi della protagonista.

L’Endorsement del Re

“Difficilmente riguardo un film… ci sono talmente tante cose belle là fuori”, ha dichiarato Stephen King “ma [Ultima notte a Soho] è davvero speciale. Un viaggio nel tempo con un twist di trama.” Non si può non trovarsi d’accordo con l’endorsement del Re, e nemmeno con la risposta del regista che recita “Senza i libri di quest’uomo non avrei mai potuto concepire questo film”. Sono presenti infatti diversi riferimenti, a Carrie in alcune scelte visuali, ma soprattutto a Shining, perché Ultima notte a Soho è anche e forse prima di tutto una storia di fantasmi.
Wright è pur sempre il regista de L’alba dei morti dementi, enon per niente Ultima notte a Soho passa dalla commedia romantica al surrealismo lynchano per poi culminare nell’horror più grandguignolesco, ma la bravura delle due protagoniste insieme alla fotografia dai toni caldi e vintage di Chung Chung-hoon (It, Zombieland – Doppio colpo) uniti a una regia elegante e a un montaggio notevole, rendono il film credibile e coinvolgente. Così coinvolgente, che per un istante pare di essere seduti al bancone del Cafè de Paris, a ordinare un Vesper Martini, e a brindare allegramente con il nostro Doppio.

Ultima notte a Soho poster locandina

Scheda

Titolo originale: Last Night in Soho
Regia: Edgar Wright
Paese/anno: Regno Unito / 2021
Durata: 116’
Genere: Drammatico, Fantastico, Horror, Thriller
Cast: Aimee Cassettari, Anya Taylor-Joy, Beth Singh, Diana Rigg, Elizabeth Berrington, Jacqui-Lee Pryce, James Phelps, Jessie Mei Li, Kassius Nelson, Matt Smith, Michael Ajao, Oliver Phelps, Paul Brightwell, Pauline McLynn, Rebecca Harrod, Rita Tushingham, Synnove Karlsen, Terence Stamp, Thomasin McKenzie, Will Rogers
Sceneggiatura: Edgar Wright, Krysty Wilson-Cairns
Fotografia: Chung Chung-hoon
Montaggio: Paul Machliss
Musiche: Steven Price
Produttore: Edgar Wright, Eric Fellner, Laura Richardson, Leo Thompson, Nira Park, Tim Bevan
Casa di Produzione: Complete Fiction, Film4, Focus Features International (FFI), Perfect World Pictures, Working Title Films
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 04/11/2021

Trailer

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Cristiana Astori
Scrittrice, cinefila, bibliofila. Sono laureata in psicologia delle comunicazioni di massa e autrice della Trilogia dei Colori (Tutto quel nero, Tutto quel rosso, Tutto quel blu, 2011-2014) edita dal Giallo Mondadori, a cui è seguito Tutto quel buio (Elliot, 2018); nei quattro romanzi della serie la giovane cinefila Susanna Marino va alla ricerca di misteriosi film realmente scomparsi. Ho inoltre tradotto diversi autori noir tra cui Jeffery Deaver e la saga di Dexter, da cui è stata tratta la serie tv omonima, e nel 1999 ho ricevuto il premio "Adelio Ferrero" per la Critica Cinematografica. Colleziono compulsivamente dvd, libri introvabili e locandine di cinema.

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