ZLATAN

ZLATAN
di Jens Sjögren


Vigoroso biopic sportivo, presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma, Zlatan riconduce la sua narrazione epica alla dimensione prettamente umana e sociale del personaggio-Ibrahimović: il film, esordio nel lungometraggio di Jens Sjögren, si appoggia a un soggetto già dal forte potenziale cinematografico, ma si dimostra capace di sfruttarlo con onestà ed efficacia.

Corri, Zlatan, corri

Negli ultimi anni, uno sport dall’alto potenziale cinematografico come il calcio – in precedenza, stranamente poco sfruttato da cinema e televisione – ha visto un rilevante aumento delle opere a esso dedicate. Limitandosi alla sfera della fiction, e lasciando quindi da parte i documentari, si ricordano il recente Pelé, la serie italiana Speravo de morì prima (dedicata al capitano della Roma Francesco Totti) e la produzione Netflix Il Divin Codino, incentrata sulla carriera di Roberto Baggio. Questo Zlatan si inserisce quindi nel solco di una tendenza ben precisa, andando tuttavia a trattare vita e carriera di un atleta tuttora attivo, seppur nella fase conclusiva del suo percorso sportivo. Stupisce un po’ il modo in cui questa produzione svedese è passata in sordina alla Festa del Cinema di Roma 2021, pur presentata in anteprima mondiale e nonostante il suo buon potenziale commerciale/spettacolare: stupisce perché, tra i titoli citati, quello diretto da Jens Sjögren (regista televisivo qui al suo esordio nel lungometraggio) è probabilmente il miglior esempio di biopic calcistico degli ultimi anni.

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Due fasi, due Zlatan
Zlatan (2021) recensione

Zlatan, introdotto nel festival romano da un videomessaggio registrato dallo stesso Ibrahimović, sceglie di trattare solo la parte iniziale della carriera del campione, lasciando da parte i trionfi successivi all’approdo in Italia, nel 2004. In questo senso, quindi, più che mai l’icona è ricondotta a una dimensione umana, con la messa in scena di una sorta di romanzo di formazione personale e sportiva: in primo piano c’è la complicata situazione familiare del giovanissimo Zlatan, la dura realtà di una famiglia immigrata in Svezia dai Balcani, il difficile rapporto del protagonista con la madre e l’istintiva empatia col padre, la divorante passione per il pallone: Zlatan sceglie, come molti esempi analoghi, una cornice ambientata più avanti nel tempo, quando un atleta già affermato, ma ancora acerbo e minacciato dal suo naturale fare indolente, si preparava a fare il definitivo salto nell’Olimpo dei grandi. Il film di Jens Sjögren sceglie quindi di raccontare il passato alternandone la ricostruzione a un “presente” (scenico) visto visto come punto di svolta per un’intera carriera. E sceglie ovviamente di utilizzare due attori, entrambi molto efficaci, per rappresentare le due diverse fasi del percorso sportivo del campione.

Indolente fragilità
Zlatan (2021) recensione

Se Pelé era tonitruante e inutilmente celebrativo, e tanto Speravo de morì prima quanto Il Divin Codino lasciavano un po’ tra parentesi le fasi non narrate della carriera dei rispettivi soggetti, Zlatan riesce al contrario a mettere in scena un personaggio a tutto tondo, pur scegliendo un preciso segmento del suo percorso sportivo e umano. Un compito senz’altro agevolato dalla particolare natura del personaggio, che ricalca in modo efficace (e narrativamente appetibile, se vogliamo) lo stereotipo di genio e sregolatezza; un compito tuttavia favorito anche da una certa capacità “epica” nel narrare mostrata dal regista, capace di alternare continuamente la dimensione intima, familiare e amicale del protagonista, a un’ambizione tanto smisurata quanto fragile, costantemente minacciata dai colpi di testa e dall’instabilità caratteriale di una personalità complessa. Zlatan, di fatto, è tutt’altro che un lavoro celebrativo: in entrambi i piani temporali, gestiti con alcune intelligenti scelte di montaggio, il personaggio è rappresentato come preda dei suoi demoni, di un background familiare irrisolto, di un’ostentata indolenza che cela (male) fragilità e sostanziale solitudine.

Il fulcro e le comparse
Zlatan (2021) recensione

È legittimo interrogarsi su quanto della buona resa emotiva del film sia merito del regista, e quanto invece il soggetto stesso, col suo naturale carattere di archetipo, abbia influito sulla resa complessiva dell’opera. Domande legittime ma oziose, probabilmente. Zlatan, complice un buon uso della colonna sonora, e un’efficace capacità di organizzare gli eventi in un climax, coinvolge tanto il tifoso quanto lo spettatore occasionale in modo semplice e diretto: l’efficace ricostruzione dei match, caratterizzati da un montaggio serrato e da un’abbondanza di piani ravvicinati, si unisce a una regia che, nelle sequenze ambientate fuori dal campo, sta attaccata al protagonista, seguendolo spesso di spalle, in lunghi e rivelatori piani sequenza. Manca un po’ un’esplorazione più puntuale della dimensione psicologica (più che sociale) della vita del giovanissimo Ibra, a casa come a scuola; manca forse una ricognizione più precisa sulle figure con cui viene a contatto, a eccezione dei genitori. La descrizione (sommaria) di insegnanti e allenatori, e dello stesso procuratore che portò Zlatan alla Juventus, sembra ricalcare il volutamente distratto punto di vista del campione: strumenti, comparse finalizzate a un obiettivo più grande. Obiettivo raggiunto, in una carriera memorabile e in un film che, senza raggiungere chissà quali vette estetiche, fa il suo con vigore e onestà.

Zlatan (2021) poster locandina

Titolo originale: Jag är Zlatan
Regia: Jens Sjögren
Paese/anno: Danimarca, Paesi Bassi, Svezia / 2021
Durata: 100’
Genere: Biografico, Drammatico, Sportivo
Cast: Björn Friberg, Cedomir Glisovic, David S. Lindgren, Didrick Gillstedt, Dominic Andersson Bajraktati, Emmanuele Aita, Granit Rushiti, Håkan Bengtsson, Linda Haziri, Merima Dizdarevic, Selma Mesanovic
Sceneggiatura: Jakob Beckman
Fotografia: Gösta Reiland
Montaggio: Henning Mark
Produttore: Derk-Jan Warrink, Fredrik Heinig, Frida Bargo, Koji Nelissen, Mattias Nohrborg
Casa di Produzione: B-Reel Films, Keplerfilm
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 11/11/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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