IL POTERE DEL CANE

IL POTERE DEL CANE
di Jane Campion


Ne Il potere del cane riconosciamo alcune costanti tipiche della filmografia della regista Jane Campion. Anche in questo caso, infatti, a essere messo in primo piano è un profondo conflitto interiore, intorno al quale finisce inevitabilmente per girare l’intero lungometraggio. In sala dal 17 novembre, su Netflix dal 1 dicembre.

Convivenza “forzata”

Indubbiamente il nome di Jane Campion solleva solitamente numerose aspettative da parte di pubblico e critica. Già, perché, di fatto, la cineasta australiana ha già più e più volte avuto modo di regalarci piacevoli sorprese nel corso della sua lunga e prolifica carriera. Non stupisce, dunque, il fatto che la presenza in concorso alla 78° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia del suo Il potere del cane – tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Savage – abbia subito suscitato la curiosità di numerosi spettatori lidensi. E, di fatto, tali aspettative sono state complessivamente soddisfatte, malgrado il presente lungometraggio non sia tra i titoli migliori all’interno della filmografia della Campion. Ma andiamo per gradi.

Una nuova quotidianità
Il potere del cane recensione

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La storia messa in scena, dunque, è quella di Phil Burbank (impersonato dall’ottimo Benjamin Cumberbatch), un allevatore scontroso e prepotente che è solito incutere timore in chiunque abbia modo di incontrarlo. Nel momento in cui suo fratello si sposa con una giovane vedova, madre di un figlio (Kirsten Dunst), e con la sua nuova famiglia va a vivere da lui, un già precario equilibrio verrà definitivamente stravolto, con tanto di risvolti inaspettati.

Conflitti

Ne Il potere del cane, dunque, riconosciamo alcune costanti tipiche della filmografia della regista. Anche in questo caso, come anche in lungometraggi come Lezioni di piano (1993), Ritratto di signora (1995) o In the Cut (2003) – giusto per fare qualche esempio – a essere messo in primo piano è un profondo conflitto interiore, intorno al quale finisce inevitabilmente per girare l’intero lungometraggio. Un conflitto interiore, che, tuttavia, in questa particolare occasione – e al contrario di quanto accade nelle precedenti opere – viene vissuto da un uomo. Un uomo apparentemente duro, respingente, a volte addirittura sadico, che tuttavia si rivela molto più fragile e vulnerabile di quanto inizialmente possa sembrare.

Inquietanti atmosfere
Il potere del cane recensione

Questo profondo conflitto interiore, dunque, che ha inevitabili conseguenze sugli altri membri della famiglia (e in particolare sul personaggio interpretato dalla Dunst), viene messo in scena da Jane Campion attraverso un sapiente gioco di luci, ombre e suoni. La Marcia di Radetzky – che spesso riecheggia, ora maldestramente strimpellata al pianoforte, ora fischiettata in modo assai inquietante, per le stanze della casa – fa da leit motiv al sottile gioco psicologico che si viene a instaurare tra i due protagonisti. La tromba delle scale, finestre semi aperte e porte socchiuse fanno quasi da sipario alla soggettiva di Phil, mentre è intento a spiare la cognata.

Ripensare al passato

Jane Campion sa esattamente come muovere la sua macchina da presa, al fine di suscitare nello spettatore una buona dose di adrenalina. Ma questo è qualcosa di cui ci siamo già più e più volte accorti nel corso degli ultimi anni. Se, tuttavia, c’è qualcosa che di questo Il potere del cane che proprio non convince è, molto probabilmente, un’eccessiva prevedibilità. Già, perché di fatto, se per gran parte del lungometraggio restiamo col fiato sospeso prima di sapere cosa ne sarà dei due protagonisti, e di questo gioco logorante che si è instaurato tra loro, man mano che si va avanti con la messa in scena il tutto perde pericolosamente di mordente, finendo inevitabilmente per anticipare un copione più e più volte scritto. Peccato. Soprattutto perché Il potere del cane è indubbiamente un lungometraggio con molto potenziale che, oltre a promettere tanto, si distingue per una messa in scena impeccabile. E visto nel complesso è sicuramente un buon film. Eppure, la regista ci ha spesso “viziato”, e in questa occasione è impossibile non pensare con nostalgia ad alcuni suoi lavori passati.

Il potere del cane poster locandina

Titolo originale: The Power of the Dog
Regia: Jane Campion
Paese/anno: Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti / 2021
Durata: 126’
Genere: Drammatico, Sentimentale, Western
Cast: Alice Englert, Alistair Sewell, Benedict Cumberbatch, Bryony Skillington, Cohen Holloway, David Denis, Eddie Campbell, Geneviève Lemon, George Mason, Jacque Drew, Jesse Plemons, Josh Owen, Kenneth Radley, Kirsten Dunst, Kodi Smit-McPhee, Max Mata, Ramontay McConnell, Sean Keenan
Sceneggiatura: Jane Campion
Fotografia: Ari Wegner
Montaggio: Peter Sciberras
Musiche: Jonny Greenwood
Produttore: Chloe Smith, Emile Sherman, Iain Canning, Jane Campion, Libby Sharpe, Phil Jones, Roger Frappier, Tanya Seghatchian
Casa di Produzione: BBC Films, Brightstar, Cross City Films, Max Films International, New Zealand Film Commission, See-Saw Films
Distribuzione: Lucky Red, Netflix

Data di uscita: 17/11/2021

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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