GHOSTBUSTERS: LEGACY

GHOSTBUSTERS: LEGACY
di Jason Reitman


Terzo capitolo della serie cominciata nel 1984 (il reboot del 2016 qui non conta) Ghostbusters: Legacy aggiorna il discorso dell’originale. Come? Replicando stili e atmosfere del cinema avventuroso degli anni ’80 con una definizione dei caratteri più consona a questi tempi revisionisti. Storia di genitori e figli, sullo schermo ma anche fuori. Da papà Ivan Reitman, che stavolta fa il produttore, il timone passa al figlio Jason. Un cast profondo, impossibile citarli tutti, spicca la giovane protagonista Mckenna Grace. Dedicato a Harold Ramis, il film passa ad Alice nella Città 2021 ed esce in sala il 18 novembre.

Gli anni '80 non finiscono mai

L’attaccamento della cultura pop contemporanea per qualunque cianfrusaglia con un minimo di spendibilità venuta fuori dagli anni ’80 ha qualcosa di inspiegabile, e al tempo stesso perversamente commovente. Nostalgia o puro e semplice feticismo? Bisogna riconoscere a Ghostbusters: Legacy, che inaugura Alice nella Città ed. 2021, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, in sala ci va dal 18 novembre, di confrontarsi con il tempo che passa, dentro e fuori scena, in maniera onesta e abbastanza matura.

Ora, altro che briciole. Ghostbusters – Acchiappafantasmi, non c’è molto da discutere, è una colonna portante dell’immaginario culturale del decennio. Il film del 2021 è il terzo atteso capitolo di una saga cominciata nel 1984 e proseguita nel 1989 (andata avanti anche su altri media). Messa in stand-by per un’eternità e poi resuscitata nel 2016 con un reboot al femminile universalmente detestato, anche se per le ragioni sbagliate. Ghostbusters: Legacy fa finta di nulla e collega la sua storia e i suoi sentimenti, perché della saga questo è il capitolo più forte emotivamente, direttamente ai due originali. Imperfetto, sicuro. Divertente, anche. Fan service? Non c’è alcun dubbio, ma la cosa va letta senza troppo cinismo. A salvare l’anima del film, il suo cuore, intimo e familiare.

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Ghostbusters: Legacy recensione

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Business a tra(di)zione familiare. Se per 007 c’è la continuità d’attenzioni della famiglia Broccoli, che da quasi sessant’anni accompagna l’agente segreto più famoso del mondo nei suoi contorcimenti fisici ed emotivi con una mano sul cuore e l’occhio al portafoglio, e la cosa funziona tra l’altro, nel caso di Ghostbusters: Legacy c’è la torcia generazionale. Passata dalle mani di Ivan Reitman, regista degli originali e qui produttore incombente e onnipresente, a quelle di suo figlio Jason Reitman (Tra le nuvole, Juno).

Reitman figlio ha sempre ostentato un certo gusto per i drammi e i saliscendi dell’animo umano, e qui cerca di far combaciare la cornice action/horror e umoristica che sono proprie della saga con una certa profondità di carattere e un’impressione di generale, anche se delicata, malinconia. Va detto che, stavolta, Ghostbusters: Legacy è davvero una storia di fantasmi. Il film è pervaso dalla presenza, simbolica ed emotiva, del grande Harold Ramis. Acchiappafantasmi, mente creativa del franchise insieme a Dan Aykroyd, nel 2014 ha inopinatamente deciso di passare alla concorrenza.

Volti vecchi, volti nuovi
Ghostbusters: Legacy recensione

Ritornano gli armamentari tanto cari fan: la macchina, le trappole, le tute e tutto il resto. Ghostbusters: Legacy strizza l’occhio al passato e paga il suo debito di riconoscenza al cast originale. C’è spazio e modo, nel racconto, di omaggiare il passaggio sulla serie di Dan Aykroyd, Harold Ramis, Bill Murray, Ernie Hudson, Sigourney Weaver, Annie Potts. Ma un nuovo capitolo pretende facce nuove, nuove ambientazioni e nuove dinamiche. Eccole.

Carrie Coon qui è la figlia, abbandonata ma sarà davvero così, di Egon Spengler (Ramis). È al verde, e in mancanza di alternative accetta l’eredità del padre e si trasferisce nella catapecchia di lui a Summerville, orripilante paesetto nel bel mezzo del nulla. Con lei ci sono il figlio grande Finn Wolfhard (Stranger Things), la minore Mckenna Grace, che del film è la sorpresa oltre che la vera protagonista. Accanto si muovono lo scienziato Paul Rudd, che con mamma Coon comincia pure a flirtare, il podcast umano Logan Kim e la brava Celeste O’Connor, che fa girare la testa a Finn Wolfhard.

Per amore di spoiler è meglio non anticipare troppo; si può comunque anticipare che Ghostbusters: Legacy gioca con i risvolti apocalittici collegati a nubi dagli insoliti toni violacei e rispolvera iconiche presenze niente affatto umane, che gli amanti dei primi due capitoli ricorderanno bene.

Da Reitman a Reitman, passando per Spielberg
Ghostbusters: Legacy recensione

Ragazzini che esplorano le frontiere del paranormale in cittadine della sperdutissima provincia americana mentre sullo sfondo il padre è assente. Più Spielberg di così si muore. Ghostbusters: Legacy cerca di riannodare le fila del discorso e mantenersi all’altezza dell’eterno revival ammiccando al meglio del cinema d’avventura degli anni Ottanta; Ghostbusters incontra E.T. – L’extraterrestre che incontra I Goonies di Richard Donner etc. etc. La presenza di Finn (Stranger Things) Wolfhard, aggiunge un po’ di sapore revisionista alla formula. L’idea è di bilanciare la sensibilità del genere con spunti di ieri e di oggi. Bilancio?

Quello che del film funziona meno bene è la componente horror. Sostanzialmente inesistente, vale per il rimando estetico e l’effetto nostalgia, ma dal punto di vista narrativo l’impronta di una vera minaccia, sui protagonisti e tutto il resto, si sente poco. Più efficace la riflessione sul concetto di legacy, o eredità, o retaggio, o quello che volete. Il film lo mette in primo piano; letteralmente il cuore del racconto è una riflessione sul rapporto tra genitori e figli. Le distanze, le incomprensioni, la possibilità e la speranza di trovare il modo di abbracciarsi ancora e di uniformare il proprio passo nel segno di un percorso comune. In fondo, Ghostbusters: Legacy è anche la storia di un padre e di un figlio, Ivan e Jason Reitman, e di un’eredità da portare avanti.

Ghostbusters: Legacy poster locandina

Titolo originale: Ghostbusters: Afterlife
Regia: Jason Reitman
Paese/anno: Canada, Stati Uniti / 2021
Durata: 124’
Genere: Commedia, Fantastico
Cast: Annie Potts, Artoun Nazareth, Bill Murray, Billy Bryk, Bokeem Woodbine, Bud Klasky, Carrie Coon, Celeste O'Connor, CJ Collard, Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Faith Louissaint, Finn Wolfhard, Logan Kim, Marlon Kazadi, Mckenna Grace, Oliver Cooper, Paul Rudd, Paulina Alexis, Sarah Natochenny, Shelby Young, Sigourney Weaver, Sydney Mae Diaz
Sceneggiatura: Gil Kenan, Jason Reitman
Fotografia: Eric Steelberg
Montaggio: Dana E. Glauberman, Nathan Orloff
Musiche: Rob Simonsen
Produttore: Bryan Yaconelli, Eric Reich, Erica Mills, Ivan Reitman
Casa di Produzione: BRON Studios, Columbia Pictures, Ghostcorps, Sony Pictures Entertainment (SPE), The Montecito Picture Company
Distribuzione: Sony Pictures Entertainment

Data di uscita: 18/11/2021

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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