THE HOUSE

THE HOUSE

Raro esempio di animazione in stop motion destinato al grande pubblico, The House si compone di tre episodi il cui tono evolve, portando con sé una potente metafora sul concetto stesso dell’abitare, nonché sulla casa come luogo di formazione e preservazione dell’identità. Su Netflix.

Identità da abitare

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Le potenzialità dell’animazione in stop motion – a dispetto della triste realtà di un 2022 in cui ormai, da tempo, il digitale sembra aver “cannibalizzato” tutte le altre varianti possibili del genere, non lasciando a queste che le briciole – restano comunque potenzialmente infinite, per quanto sottoutilizzate. Ciò è vero, in particolare, nel panorama dell’attuale cinema mainstream, stretto tra il prolungamento dei franchise dei giganti del settore (Disney, Pixar, Illumination), la riproposizione di vecchie formule in forme più o meno nuove, e una sempre più limitata disponibilità a sperimentare attraverso nuovi/vecchi linguaggi: proprio per questo, è un piacere vedere di tanto in tanto un prodotto che recuperi la tecnologia “a passo uno”, capace di risultare classico e innovativo al tempo stesso, dalla natura sperimentale ma pensato per arrivare al più vasto pubblico possibile. È il caso di questo The House, film antologico – e analogico, ci si passi il gioco di parole – di produzione britannica targato Netflix, realizzato dai Nexus Studios: un’opera in cui, come fu per il Tim Burton dei tempi migliori (quelli di capolavori come Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere), le figure e le scenografie di plastilina servono a creare mondi fiabeschi e/o spaventosi, che mantengano tuttavia un forte legame (pur se in senso trasfigurato) con la realtà storica e sociale della società occidentale.

Tre storie, una casa

The House (2022)

La trama di The House si compone di tre storie indipendenti, ambientate in diversi periodi storici e tutte gravitanti intorno alla stessa casa. Nella prima, ambientata nel XIX secolo, una famiglia povera riceve in dono da un vecchio amico una bellissima dimora, con l’unica condizione di accettare di lasciare per sempre la precedente, modesta tenuta; subito dopo il trasferimento, tuttavia, i membri della famiglia iniziano a subire lo strano e minaccioso clima emanato dalla nuova casa, mentre le due bambine, Mabel e Isobel, sembrano essere le uniche a rendersi davvero conto del pericolo nascosto tra le sue mura. Nella seconda storia, ambientata ai giorni nostri, un agente immobiliare senza scrupoli – un topo antropomorfo – cerca in tutti i modi di vendere la casa in questione, ora inserita in un contesto urbano; ma la sua decisione di licenziare tutti i suoi collaboratori finisce per provocare un’infestazione di scarafaggi. In più, di tutti i suoi potenziali clienti, gli unici due davvero interessati (una stramba coppia) decidono arbitrariamente di stabilirsi nella casa, rifiutandosi di finalizzare l’acquisto. Nella terza storia, un’apocalittica inondazione sembra aver sommerso i dintorni della dimora, salvatasi per miracolo: al suo interno vive la gatta Rosa, che sogna di ristrutturarla per riportarla agli antichi splendori, ma deve fare i conti con due inquilini eccentrici e poco propensi ai pagamenti in denaro.

Dall’orrore, fuori della nebbia verso il sole

The House (2022)

Se è vero che le tre storie di The House presentano atmosfere molto diverse l’una dall’altra, è pur vero che i tre racconti (storicamente collocati in tre epoche diverse, vere o ipotetiche) seguono un fil rouge magari non così visibile a una fruizione superficiale, ma certamente presente. Al centro di tutto, con l’ambientazione comune di una casa che, come recita il brano sui titoli di coda di Gustavo Santaolalla e Jarvis Cocker, senza i suoi abitanti è solo “house” e non “home”, c’è il senso della dimora e dell’abitare, strettamente legato ai ricordi, al concetto stesso di famiglia, e al necessario calore della condivisione: un calore che – incarnato in elementi che tornano come quello del camino, e successivamente del forno – fa di qualsiasi abitazione qualcosa di più di un ammasso di mattoni, rendendola piuttosto il vero luogo dell’identità personale, quello in cui quest’ultima si forma, si mantiene e si rinnova. È interessante, nei tre episodi diretti rispettivamente dalla coppia composta da Emma de Swaef e Marc James Roels, da Niki Lindroth von Bahr e da Paloma Baeza, l’evoluzione graduale del tono, che passa dal mood plumbeo e horror del primo segmento all’acida satira sociale del secondo, fino al mondo post-apocalittico che tuttavia non nega un raggio di speranza (metaforico e letterale) nel terzo.

Uomini e case che evolvono

The House (2022)

In questo senso, se l’iniziale And heard within, a lie is spun risulta davvero tra gli horror più inquietanti – e a tratti autenticamente spaventosi – che ci sia capitato di vedere negli ultimi anni (e resta in questo il nostro preferito), il successivo Then lost is truth that can’t be won fa un’allegoria spietata del capitalismo contemporaneo, così come della sua natura predatoria, non-umana e bestiale; natura che comunque apre la strada al conclusivo Listen again and seek the sun che, dopo la catastrofe, mostra una possibile e tuttavia concreta via, una strada verso il sole che è fuoriuscita dalla nebbia, capacità di portare con sé il proprio personale patrimonio di memorie, emozioni e affetti, guardando finalmente oltre un orizzonte di incertezze. In questo, è interessante anche l’evoluzione della forma dei protagonisti delle tre storie – da quella (precariamente) umana del primo episodio a quella di topi letteralmente in trappola del secondo, fino a quell’insieme di ricerca di condivisione e indipendenza che da sempre il gatto rappresenta. Ed è interessante anche come la stessa dimora del titolo evolva di senso, dimostrando di avere essa stessa un’identità fluida, capace di mutare nella sua valenza in modo anche radicale, plasmandosi a seconda degli individui che la abitano. Le figure di plastilina ben rappresentano tutto ciò, segnando una tridimensionalità che è sufficientemente vicina alla realtà da ricordare allo spettatore che è quella, in ultima analisi, il suo referente, ma abbastanza trasfigurata da generare meraviglia, stupore e (a volte) spavento. Un insieme espressivo che rappresenta il senso stesso del racconto fantastico, incarnato qui con efficacia, gusto estetico e buona personalità.

The House (2022)
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Scheda

Titolo originale: The House
Regia: Emma de Swaef, Paloma Baeza, Marc James Roels, Niki Lindroth von Bahr
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2022
Durata: 97’
Genere: Horror, Commedia, Drammatico, Animazione, Fantastico
Cast: Ayesha Antoine, Barnaby Pilling, Claudie Blakley, David Holt, David Peacock, Emma Tate, Helena Bonham Carter, Jarvis Cocker, Jason Barnett, Josh McGuire, Mark Heap, Matthew Goode, Melanie Hudson, Mia Goth, Miranda Richardson, Paul Kaye, Poppy Gathard, Stephanie Cole, Susan Wokoma, Tommy Hibbitts, Wayne Forester, Will Sharpe, Yvonne Lombard
Sceneggiatura: Enda Walsh
Montaggio: Barney Pilling
Musiche: Gustavo Santaolalla
Produttore: Charlotte Bavasso
Casa di Produzione: Nexus Studios
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 14/01/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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