AZOR

AZOR

Da Berlino 2021 a MUBI. Questo è il viaggio di Azor, la storia di un banchiere svizzero (Fabrizio Rongione) nell’Argentina della giunta militare. Tra il thriller, la discesa agli inferi e la ricostruzione storica, l’esordio del molto bravo Andreas Fontana brilla di una luce ambigua e allusiva. Un film che evoca, per non mostrarlo direttamente, il suo cuore di tenebra, e il riferimento è tutt’altro che casuale. Racconta la storia, pubblica e privata, in modo opaco e sfuggente. Ma con piena consapevolezza, e per questo lavora su un’emozione autentica.

Il viaggio in Argentina di un banchiere svizzero

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Greene, non è difficile. Borges, forse. Conrad (e Coppola), salta proprio all’occhio. Nelle mani di un esordiente più sprovveduto del bravo Andreas Fontana, il tango (scusate) di citazioni, riferimenti e strizzatine d’occhio di questo bel debutto – si chiama Azor e sta su MUBI dal 3 dicembre 2021 – avrebbe finito per prevalere su tutto e divorarne, non solo metaforicamente, qualsiasi pretesa di consistenza e credibilità.

Andreas Fontana, che dirige dopo aver sceneggiato con il grande Mariano Llinàs, uno dei più importanti autori argentini contemporanei (La Flor, Historias extraordinarias), ha dalla sua un innato senso delle proporzioni e un forte istinto per (l’auto) controllo. Eleganza per nulla pretenziosa. Lo spazio imprigionato e lavorato dall’inquadratura – ha cento volte ragione chi parla del film come di una storia di fantasmi – la fotografia dell’assenza, del vuoto, del mistero. Tutto, nelle immagini e nelle parole, congiura a fare di Azor un bell’esempio di cinema d’atmosfera come non va più di moda oggi, ipnotico e conturbante. Comincia e finisce in Argentina, nel 1980.

L’idea del film nasce da uno spunto famigliare

Azor (2021) recensione

Spiega il regista, in una bella chiacchierata d’approfondimento che MUBI mette in coda al film, che Azor nasce in famiglia. Dalla lettura, cioè, di un diario del nonno. Più precisamente, dal resoconto di un viaggio argentino compiuto dall’uomo nell’ormai più che lontano 1980. Quel viaggio lì, quello vero, non aveva nulla di particolarmente losco. Andreas Fontana racconta però di esser stato subito colpito da un fatto. Dall’incredibile reticenza mostrata dal diario verso tutto ciò che di poco edificante, quella parentesi argentina, avesse da offrire. Ci si può NON accorgere che si sta visitando un paese governato da una giunta militare?

Di fatto, Azor è agitato dall’inizio alla fine da un conflitto furioso tra il detto e non detto, tra il visibile e l’invisibile, tra il vivo e il morto. Nello spazio di quest’ambiguità suprema il film posiziona il viaggio tenebroso di Fabrizio Rongione, noto poster boy dei Fratelli Dardenne.

In Argentina, nel 1980, scompaiono anche i cavalli

Azor (2021) recensione

Fabrizio Rongione, rampollo banchiere di una dinastia di banchieri, visita l’Argentina della giunta militare, lui sì che se ne accorge, insieme alla moglie Stephanie Cléau perché il socio incaricato di curare gli affari da quelle parti scompare. Scompare lasciandosi dietro una fitta rete di relazioni e rapporti che vanno custoditi e tranquillizzati. C’è dentro un po’ di tutto, l’Argentina bene, altoborghese, nobile e clericale. Stretta intorno alla giunta, agli assassini, ai torturatori.

Il protagonista esordisce in punta di piedi, viaggia e vive in simbiosi con la moglie, il rapporto tra i due è il cuore narrativo del film ma senza illusioni, il sessismo e la disparità di posizione la fanno ancora da padrone. Fatica ad adattarsi ai ritmi languidi ma angosciati di un paese che sa vivere solo spaventandosi per quello che succederà domani. Ormai in Argentina non spariscono solo le persone, ora tocca anche ai bei cavalli. Adattarsi ha un prezzo. Morale, non solo pratico.

Una conversazione ascoltata solo a metà

Azor (2021) recensione

Se Azor ha l’incedere di una conversazione ascoltata soltanto a metà, è perché non può essere altrimenti. Lo impone il senso del racconto, lo reclama lo sfondo storico opaco e sanguinolento. Andreas Fontana tiene in piedi i tanti film dentro il film, il thriller, la ricostruzione d’ambiente, il viaggio (esistenziale) agli inferi di un cuore di tenebra, l’affresco storico politico, limitandosi a definire l’atmosfera generale, e poi fermandosi. Accennando, alludendo, rifiutando eccessi didascalici e facile moralismo.

Perché Azor vive di contrasti, di crimini efferati nascosti dietro un’apparenza seducente, dello spazio impalpabile nascosto tra la parola detta e quella occultata. Un’immersione nel buio dei rapporti corrotti tra vita, morte e potere. Elegante e controllato, il film ha una buona idea, mescolare ai due protagonisti un cast di non professionisti. Un accostamento di stili, spontaneità e approccio al mestiere che aggiunge conflitto su conflitto, e costruisce emozione.

Azor (2021) poster locandina
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Scheda

Titolo originale: Azor
Regia: Andreas Fontana
Paese/anno: Francia, Argentina, Svizzera / 2021
Durata: 100’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Agustina Muñoz, Alain Gegenschatz, Alejo de los Reyes, Alexandre Trocki, Carmen Iriondo. Juan Trench, Denise Carrizo, Elli Medeiros, Fabrizio Rongione, Federico de Martis, Gilles Privat, Ignacio Vila, Ioana Padilla, Juan Pablo Geretto, Pablo Larralde, Pablo Torre Nilson, Rafael de Martis, Raúl Lissarague, Stéphanie Cléau, Yvain Juillard
Sceneggiatura: Andreas Fontana, Mariano Llinás
Fotografia: Gabriel Sandru
Montaggio: Nicolas Desmaison
Musiche: Paul Courlet
Produttore: Violeta Bava, Nicolas Brevière, David Epiney, Rosa Martínez Rivero, Eugenia Mumenthaler
Casa di Produzione: Radio Télévision Suisse (RTS), Alina Film, Local Films, Ruda Cine
Distribuzione: MUBI

Data di uscita: 03/12/2021

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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