BOROTALCO, IL CULT DI CARLO VERDONE COMPIE 40 ANNI

BOROTALCO, IL CULT DI CARLO VERDONE COMPIE 40 ANNI

Uno dei cult movie per eccellenza di Carlo Verdone, Borotalco, festeggia oggi i 40 anni dalla sua uscita in sala. Questa è l’occasione per riflettere su una commedia che si è impressa da subito nell’immaginario collettivo, e per capire perché ancora oggi è vista e amata da molti. Non solo della vecchia guardia.

Pubblicità

40 anni e non sentirli. Borotalco di Carlo Verdone festeggia oggi il suo compleanno cinematografico, ma lo scorrere del tempo non ha intaccato questa deliziosa commedia degli equivoci. Forse uno dei punti più alti raggiunti dall’autore capitolino nella sua vita artistica. Primo film “maturo” di Verdone, dopo l’accoppiata Un sacco bello/Bianco, rosso e Verdone, costruiti invece su maschere adorabili quanto inquietanti, Borotalco rappresenta un’evoluzione della sua carriera, fino a quel momento ben lanciata e popolare, ma ancora senza un’identità artistica ben precisa.

Con Borotalco Verdone continua la sua esplorazione dell’inquieta generazione dei ragazzi degli anni ’80, persi tra sogni irrealizzabili e il bisogno più prosaico di “campare” e mettere su famiglia. Il risultato è una narrazione popolare e sofisticata al tempo stesso, in equilibrio perfetto tra spensieratezza e disperazione.

Borotalco, un cult ancora oggi

Borotalco 40 anni

La storia è nota. Dopo il debutto fortunato, tenuto a battesimo da Sergio Leone, Verdone abbandona i suoi amati personaggi per scrivere a quattro mani con Enrico Oldoini una storia più intima. Crea così un alter ego sfigato e incasinato, ma pulito e in fin dei conti solo desideroso di trovare il suo posto nel mondo.

Gli mette vicino una ragazza bellissima, una fidanzata pesante e un futuro suocero con propensione alla rissa, amante di Alberto Sordi e delle olive greche. La miccia che fa esplodere la vicenda? Uno scambio di persona che porta Nadia, spericolata venditrice porta a porta, a credere che il suo collega Sergio sia il celebre architetto Manuel Fantoni. Il quale in realtà altro non è se non un truffatore da quattro soldi, belloccio, fortunato, burlone e molto annoiato. Il pretesto è esile, la storia lineare e buffa. Il risultato, memorabile.

Ecco allora cinque motivi per cui Borotalco di Carlo Verdone è ancora oggi una commedia da amare e da vedere.

La colonna sonora firmata da Lucio Dalla e dagli Stadio

Borotalco 40 anni

Lucio Dalla, o semplicemente Lucio, è l’idolo di Nadia, una ragazza cresciuta a pane e giornaletti musicali che in quell’omino bolognese ripone tutti i suoi sogni di gloria e d’amore. Raramente nella storia del cinema abbiamo assistito a un mélange così naturale tra soundtrack e storia, con pezzi che sono entrati di diritto nella storia da Cara a La settima Luna, passando per Meri Luis e Un fiore per Hal. Con l’aggiunta dei primi due singoli degli Stadio, Chi te l’ha detto e Grande figlio di puttana che accompagna lo struggente finale del film. La musica rappresenta un innesco narrativo importante per Verdone che attraverso di essa riesce a liberare il potenziale super pop della storia. Tratteggiando i contorni di un’Italia coi poster alle pareti, dove si provava a sembrare più colti acquistando enciclopedie che mai si sarebbero lette.

Mario Brega

Borotalco 40 anni

Sì, ancora lui, ma con un tocco in più. Brega continua a incarnare il pater familias violento e feroce. Ma se in Un sacco bello esiste una flebile luce di speranza che almeno per una frazione di secondo lo riavvicina al figlio, in questo contesto il sor Augusto diventa l’incubo di ogni genero. Ennesimo punto di contatto tra Verdone e Leone, il verace Brega era una gioiosa macchina da guerra, che metteva a disposizione dell’autore la sua trascinante capacità di creare storie da piccoli aneddoti. Enfatizzandole quel tanto che bastava per creare negli spettatori alternativamente paura o desiderio. Il celebre monologo di via Veneto, infatti, era una storiella che Brega amava ripetere per accrescere la sua allure. A quanto pare, tratta da una vera discussione avuta con l’attore americano Gordon Scott, sul set di Buffalo Bill – L’eroe del Far West.

Pubblicità

I comprimari

Borotalco 40 anni

Danno tridimensionalità al racconto: Christian De Sica, Isa Gallinelli, Roberta Manfredi, Angelo Infanti. Ognuno contribuisce a una partitura ben orchestra, fatta di poche pause drammatiche e tanti crescendo. De Sica ruba la scena con il suo personaggio buro-punk, protagonista di due sequenze memorabili, il balletto sulle note di On Broadway e l’Ave Maria cantata fin troppo bene durante il matrimonio di Sergio.

Angelo Infanti è semplicemente perfetto nella parte di Manuel Fantoni, originariamente pensata per Vittorio Gassmann, simbolo di una società buffona e bugiarda, sotto sotto disperata. La Gallinelli fa sorridere e divertire con la sua finta classe, ma è la Manfredi la vera rivelazione. La sua Rossella, fidanzata ufficiale di Sergio, è l’emblema di una romanità stanca e senza prospettive, che non si affranca dalla pesantezza dei padri e delle madri, anzi ne ripercorre in pieno tutte le tappe di vita. Senza un briciolo d’amore, se non per sé stessa e per i ruoli che il mondo attribuisce.

Roma

Borotalco 40 anni

Non solo la splendente Roma trasteverina dei primi film, ma anche la periferia, gli attici dei ricchi, i nuovi quartieri formato famiglia. Una toponomastica sentimentale che include vie impervie come Via Elio Lampridio Cerva, in zona Eur. O via della Farnesina dove si trova la casa di Manuel Fantoni (in realtà situata a Villa Bonelli). O ancora Colli Aniene dove Sergio si trasferisce con la moglie, un nido che somiglia in realtà a una prigione.

Eleonora Giorgi

Spumeggiante come un calice di Sangue di Bacco (a molti piace), rappresenta alla perfezione la donna ideale verdoniana: allegra, incasinata, sexy e ironica. E l’attrice romana firma probabilmente la prova più matura della sua carriera, irradiando di luce giovanile un personaggio fatto su misura per lei. Nadia Vandelli, innamorata dell’amore e con poche solide certezze.

Verrebbe da chiedersi cosa ne sarebbe oggi di questi personaggi favolosi. Li immaginiamo tutti un po’ acciaccati e con qualche ruga in più. Pieni zeppi di rimpianti. Che però possono essere dolci come una bella storia.

Borotalco poster locandina

Pubblicità
Francesca Fiorentino
Giornalista professionista, ho cominciato a lavorare in radio e continuo a parlare attraverso i podcast. Amo il cinema, la scrittura, le margherite, le magliette a righe, i regali inaspettati e i taccuini nuovi. Ovviamente anche la pizza. Qui leggi il mio sito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.