GIULIA

GIULIA

Girato e ambientato dopo la fine del primo lockdown, il terzo lavoro di Ciro De Caro, Giulia, è uno dei primi film davvero post-pandemici, capaci di incorporare il Covid nella descrizione di esistenze già segnate dalla precarietà: qui, nello specifico, quella di una giovane donna eccentrica quanto credibile, capace di farsi emblema di una non conformità che, forse, il virus ha solo portato alla luce.

Brava Giulia

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Girato e ambientato durante l’estate 2020, quando la prima ondata pandemica aveva allentato un po’ la sua morsa sulla vita sociale, e il paese stava riprendendo fiato (con cautela) dopo il primo duro lockdown, questo Giulia è tuttora uno dei pochi film in cui il tema del Covid – e quello del suo impatto sulle esistenze – viene inglobato compiutamente nella vicenda. Un elemento enunciato quasi sottovoce eppure presente, nella narrazione di questo terzo film di Ciro De Caro: se lo sperimentale Il giorno e la notte di Daniele Vicari usava il tema del terrorismo come metafora (e pretesto) per rappresentare sullo schermo gli effetti della pandemia, e il successivo State a casa di Roan Johnson metteva il Covid al centro della sua trama, qui il tema è semplicemente incorporato all’interno della narrazione: il virus è uno degli elementi, parte della quotidianità e dell’orizzonte esistenziale dei protagonisti. Per quanto sia stato girato in quel 2020 che ancora vedeva l’Italia – e il mondo – nel pieno della morsa della pandemia, Giulia è in questo senso, a ben vedere, uno dei primi film davvero post-pandemici: il Covid, nelle già dissestate e precarie esistenze dei suoi personaggi, è solo uno degli elementi, rapidamente accolto con (più o meno) serena rassegnazione.

Un trio precario

Giulia conferenza stampa

Al centro della trama del film di Ciro De Caro (al suo attivo il sorprendente esordio di Spaghetti Story, del 2013, e il di tre anni successivo Acqua di marzo) c’è la trentenne Giulia, personaggio atipico e decentrato, alla ricerca di un suo spazio di esistenza fisico e sociale: la giovane donna, al termine del lockdown, viene cacciata di casa dall’ex fidanzato, che da tempo non ne sopporta più le stramberie e le intemperanze caratteriali. Giulia, con la sola compagnia dei suoi oggetti – ninnoli e giocattoli raccolti dall’immondizia, e portati dietro nelle sue peregrinazioni – vaga tra colloqui di lavoro più o meno insensati, amanti occasionali conosciuti in rete, e un lavoro volontario in un centro anziani, dove intrattiene gli ospiti con l’animazione e il racconto di storie.

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Qui, la ragazza conosce Sergio, attore anche lui senza lavoro, “parcheggiatosi” nel centro e deciso a sfruttare con gli ospiti il suo talento nell’animazione. Giulia mal tollera l’invadenza di Sergio nel suo lavoro; ma il giovane, invaghitosi di lei, la conduce nell’appartamento di Ciavoni, sfaccendato amico che lo ospita. La ragazza, senza un tetto dove stare, è costretta a fare buon viso a cattivo gioco; ma l’improvvisa chiusura del centro anziani rischierà di mandare in pezzi il suo già fragile equilibrio psicologico, e quello dell’improvvisato trio.

Un dramedy di italica ascendenza

Giulia conferenza stampa

Se si pensa che Giulia – già presentato nelle Notti veneziane, nell’ambito delle Giornate degli autori della Mostra del Cinema di Venezia 2021 – risulta di fatto una (pur atipica) commedia, si ha la misura di come il cinema italiano mainstream abbia negli ultimi anni fornito un’interpretazione quantomai parziale – e quantomai addomesticata – di un genere complesso e dalle tante potenzialità espressive. Ed è un paradosso – seppur cosa abbondantemente nota – che ciò accada nella patria degli Scola e dei Monicelli, e che per recuperare epigoni veri, e non solo dichiarati, di quel cinema, si debba spostarsi nel panorama indipendente. Laddove la commedia dovrebbe puntare a rappresentare tipi umani che sclerotizzino le caratteristiche dell’individuo comune, risultandone in ritratti per certi versi “più veri del vero”, il film di Ciro De Caro assolve ottimamente a questo compito: senza dichiarare pretese generazionali, e senza urlare in faccia allo spettatore i suoi temi, Giulia fa davvero una ricognizione su una contemporaneità confusa ed erratica, e sugli individui che la abitano: una contemporaneità di cui i tre protagonisti rappresentano elementi emblematici. Il carattere di outsider della protagonista (un’ottima Rosa Palasciano, anche co-autrice del copione) ben si lega a quello di due co-inquilini che forse, rispetto a lei, hanno semplicemente potuto godere di contingenze (sociali, economiche, amicali) più fortunate.

Una carnale fragilità

Giulia conferenza stampa

Al centro del racconto, a fungerne da fulcro e da motore primario, c’è proprio il personaggio eponimo interpretato dalla Palasciano, essere umorale e tutto sensi, in cerca di punti di riferimento sociali – e affinità possibili – in un periodo storico in cui l’emergenza pandemica ha fatto emergere un mosaico di differenti fragilità. Fragilità che, tuttavia, non sempre e non necessariamente trovano una composizione: non è un caso che una delle scene più tese del film (e quella in cui emerge la sua natura di commedia grottesca, con in primo piano un’attitudine all’eccesso capace di richiamare un riso quasi isterico) sia la lite tra Giulia e il Sergio interpretato da Valerio Di Benedetto, sorta di attore-feticcio per il regista. E ugualmente importante è quella danza successiva, momento animalesco e liberatorio, prima di un nuovo allontanamento nella lunga sequenza in spiaggia. In questo senso, il personaggio di Giulia (ci si passi il paragone audace) è una specie di Amélie più opportunista e privata dell’ambiente accogliente – e fiabesco – che aveva saputo valorizzare la diversità del personaggio interpretato da Audrey Tatou: una sorta di suo contraltare realistico, con uno sviluppo personale inevitabilmente più irrisolto. Nel suo percorso, frammenti di empatia e di scambio, forzatamente precari, sia con Sergio che (soprattutto) col suo amico interpretato dall’ottimo (quasi) esordiente Fabrizio Ciavoni. La meta del personaggio di Giulia, e il suo approdo, restano sconosciuti, ma la tridimensionalità carnale ed empatica del suo ritratto rimane nondimeno impressa.

Giulia conferenza stampa
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Scheda

Titolo originale: Giulia – Una selvaggia voglia di libertà
Regia: Ciro De Caro
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 109’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Fabrizio Ciavoni, Anton Giulio Onofri, Cristian Di Sante, Leonardo Bocci, Rosa Palasciano, Valerio Di Benedetto
Sceneggiatura: Ciro De Caro, Rosa Palasciano
Fotografia: Manuele Mandolesi
Montaggio: Jacopo Reale
Produttore: Ugo Baistrocchi, Maurizio De Arcangelis, Michael Fantauzzi
Casa di Produzione: Fare Cinema
Distribuzione: Koch Media

Data di uscita: 17/02/2022

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Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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