LUIGI PROIETTI DETTO GIGI

LUIGI PROIETTI DETTO GIGI

Luigi Proietti detto Gigi, docu-film di Edoardo Leo, non riesce nella ricostruzione a tutto tondo della figura di Gigi Proietti, straordinario istrione dello spettacolo italiano scomparso nel 2020. Il film viene distribuito in sala da Nexo Digital dal 3 al 9 marzo.

Gigi merita di più

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Se l’intenzione di Edoardo Leo era quella di riconsegnare al grande pubblico la figura di un gigante dello spettacolo italiano come Gigi Proietti, la sua impresa non è riuscita. Il film Luigi Proietti detto Gigi, nelle sale cinematografiche dal 3 marzo al 9 marzo, costituisce infatti solo un ritratto parziale del grande istrione che fu Gigi Proietti. Un docu-film che si dipana ormai in una modalità fin troppo abusata negli ultimi tempi, che si rivela non all’altezza del personaggio che si vuole deliberatamente celebrare.

Lo “spartiacque” di “A me gli occhi, please”

Luigi Proietti detto Gigi recensione

Il focus che se ne dà ruota in massima parte sul Proietti attore di teatro, ma viene a mancare alla narrazione tutto il portato della figura che Proietti ha avuto nell’immaginario collettivo e che a ragion veduta – quando, a 80 anni, è morto nel giorno del suo compleanno – tutto il mondo dello spettacolo, e la sua Roma, gli hanno tributato. Un film cult come Febbre da cavallo, ad oggi una delle sue pellicole più citate, è solo sfiorato, e così la grande pagina della fiction del Maresciallo Rocca, che ha segnato un’epoca.

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Leo appare attratto solo dal Proietti attore. Sin dai primi frame del film, in una voce fuori campo, confessa di avere un’attenzione particolare per quello che fu uno degli spettacoli di punta dell’epoca, A me gli occhi, please, che segnò – come commenta in prima persona il regista – “uno spartiacque” del mondo dello spettacolo, dando il la anche in Italia al genere del “one man show”. Molta parte del film ruota attorno a questo evento.

Il Proietti del teatro sperimentale

Luigi Proietti detto Gigi recensione

Una finestra utile a una maggiore conoscenza del grande personaggio di Proietti arriva dalle scene che, nei 100 minuti del film, il regista Leo dedica alla fase sperimentale giovanile del Teatro dell’Aquila e al sodalizio con Carmelo Bene, impiegando immagini di repertorio. Ma l’uomo Proietti viene solo abbozzato. Le uniche ricostruzioni arrivano dai racconti personali della sorella. Solo accennato il rapporto con il padre, che non credeva alla futura escalation di Luigi nel mondo dello spettacolo. Si sorvola anche sull’affaire Brancaccio. Praticamente nulla la ricostruzione della genesi – in stretto accordo con l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni – su quella che resta una delle più grandi eredità di Gigi per la capitale, il Globe Theatre mutuato architettonicamente sulla struttura teatrale shakespeariana. Luigi Proietti detto Gigi, in una scontata narrazione cronologica, racconta la vita dell’attore ma solo sorvolando un vissuto lungo 80 anni.

Un genio non svelato

Tre anni di riprese a stretto contatto con Gigi, con la lunga e ultima intervista, avrebbero potuto essere un canovaccio importante per una ricostruzione che andasse davvero oltre, fino ad arrivare a toccare l’uomo Proietti nel suo vero intimo. Ma così non è. Il film regala, è vero, pagine celebri del repertorio di Proietti ma non aggiunge sostanzialmente altro. Il genio di Gigi Proietti resta non svelato, così come non si concreta lo stretto rapporto dell’attore con Roma, della quale, in qualche modo, Proietti è figlio. Le ultime scene della pellicola sono un tentativo, mal riuscito, di riparare a una carenza del rapporto tra l’attore e la sua città, nella consapevolezza evidentemente postuma del regista di aver mancato un obiettivo importante. Anche le testimonianze che vengono via via proposte – Renzo Arbore, Lello Arzilli, Paola Cortellesi, Fiorello, Alessandro Fioroni, Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Loretta Goggi, Tommaso Le Pera, Nicola Piovani – se si eccettuano quelle dei primi colleghi musicisti, appaiono molto sottotono rispetto alla grande caratura del personaggio Proietti.

Luigi Proietti detto Gigi recensione

Un’occasione mancata per Edoardo Leo di dare davvero il giusto tributo a un protagonista dello spettacolo italiano, un docu-film che non ricostruisce lo sviscerato amore del pubblico per l’attore. Solo accennato risulta anche lo stretto rapporto che legò il maestro Gigi Proietti con i suoi allievi, divenuti gli attori di oggi. Non indagata appieno nemmeno la pagina di un Proietti impresario e imprenditore (il ristorante che comprò per i lunghi dopo spettacolo a cena perchè “non c’è spettacolo senza la cena dopo”).

Lo spettatore, al termine di Luigi Proietti detto Gigi, esce dalla sala cinematografica con molti interrogativi irrisolti. Qual era il paese di origine della famiglia Proietti? Quanto costò in termini personali ed economici a Proietti la fase del Brancaccio? Chi furono i politici che lo affiancarono e quali lo contrastarono? Qual è davvero la sua lezione di attore? E, soprattutto, come nascevano i suoi spettacoli?

Le chiavi di lettura potevano essere molte, ma la scelta è apparsa solo episodica. Gigi stesso avrebbe potuto commentare – ma nella sua grande riservatezza non lo avrebbe mai esternato – “meritavo di più”. Tanto più se lo stesso regista Leo, nella sinossi, con una devozione senza pari, lo descrive come “il più importante uomo di spettacolo italiano”.

Luigi Proietti detto Gigi poster locandina
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Scheda

Titolo originale: Luigi Proietti detto Gigi
Regia: Edoardo Leo
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 100’
Genere: Documentario
Cast: Alessandro Fioroni, Alessandro Gassmann, Anna Maria Proietti, Carlotta Proietti, Edoardo Leo, Gigi Proietti, Lello Arzilli, Loretta Goggi, Marco Giallini, Marco Vicari, Nicola Piovani, Paola Cortellesi, Renzo Arbore, Rosario Fiorello, Susanna Proietti, Tommaso Le Pera
Sceneggiatura: Edoardo Leo, Marco Bonini
Fotografia: Giulia Bertini
Montaggio: Giulia Bertini
Musiche: Jonis Bascir
Produttore: Fulvio Lucisano, Federica Lucisano, Paola Ferrari, Edoardo Leo
Casa di Produzione: Alea Film, Politeama, Lexus, Rai Cinema, I.I.F. Italian International Film
Distribuzione: Nexo Digital

Data di uscita: 03/03/2021

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Graziarosa Villani
Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche. Ha collaborato con Ansa e Il Tempo, passando poi alla collaborazione fissa con Il Messaggero. Ha scritto per L’Espresso, D La Repubblica delle Donne, Avvenimenti. Per le edizioni Media&Books ha pubblicato, con il luogotenente Francesco Leonardis, il libro Laureato in onestà (2017). Ha diretto il mensile ambientalista La Voce del Lago. Gestisce il sito www.ecolagodibracciano.it e dirige il mensile Gente di Bracciano. È presidente dal 1992 dell’Associazione Culturale Sabate - Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare “Augusto Montori” a Anguillara e, dal 2017, del Comitato Difesa Bacino Lacuale Bracciano-Martignano.

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