I SEGNI DEL CUORE

I SEGNI DEL CUORE

Successo indipendente lanciato verso gli Oscar, opera seconda della regista Sian Hader, I segni del cuore è un riuscito remake del film francese La famiglia Bélier, che si giova di un approccio al suo tema decisamente più centrato rispetto al suo modello, sfruttandone in modo intelligente premesse e potenzialità.

I segni del cinema

Che un’opera come La famiglia Bélier, film francese del 2014 campione d’incassi – racconto di una famiglia di persone sordomute che si trovava a gestire il talento canoro della figlia adolescente, unica parlante e udente – generasse un remake statunitense era in fondo prevedibile. Ciò che stupisce invece di questo I segni del cuore (discutibile adattamento italiano del titolo originale CODA) è il fatto che, nel suo complesso, il risultato del film di Sian Heder superi praticamente in tutto il suo modello, al di là di una confezione un po’ patinata – ma mai tanto da disturbare davvero – e di una strada lungo la Awards Season già disseminata di un buon numero di riconoscimenti (e si attende a questo proposito la notte degli Oscar, che lo vede candidato per le categorie di miglior film, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista, l’interprete Troy Kotsur). A trainare gli ottimi risultati del film, presentato al Sundance e poi distribuito negli USA da Apple TV+ – e arrivato in Italia direttamente in home video – c’è sicuramente un soggetto di buona presa, che unisce il tema della disabilità al più classico dei coming of age; ma anche un approccio di cui non si può negare la freschezza, nel segno di un’ironia empatica e piena di sostanza.

Ruby canta da sola

I segni del cuore, Emilia Jones in una scena del film di Sian Heder
I segni del cuore, Emilia Jones in una scena del film di Sian Heder

Protagonista della trama è la sedicenne Ruby Rossi, unico membro udente e parlante della sua famiglia, composta dai genitori Frank e Jackie e dal fratello maggiore Leo. La famiglia, che vive nella città costiera di Gloucester, nel Massachussets, si sostenta attraverso la pesca, attività che vede il fondamentale contributo della stessa Ruby, specie come interprete della lingua dei segni presso i clienti udenti. La ragazza, bullizzata a scuola a causa della disabilità della sua famiglia e del suo lavoro, si iscrive al coro della scuola, trainata dalla partecipazione di Miles, ragazzo di cui è segretamente innamorata; ma Ruby ha anche, da sempre, un talento naturale per il canto, che non passa inosservato al suo insegnante Bernardo Villalobos. Questi incoraggia Ruby a tentare l’iscrizione al prestigioso Berklee College of Music, offrendole lezioni private; ma la ragazza, specie dopo che la famiglia ha deciso di sfidare le restrizioni del consiglio locale vendendo da sola il suo pesce, si trova divisa tra il senso di dovere verso i genitori e la voglia di coltivare il suo talento. In più, l’attrazione per Miles sembra rivelarsi ricambiata, a dispetto delle differenze sociali e familiari che separano i due.

Rappresentazione e auto-rappresentazione

I segni del cuore, Marlee Matlin, Daniel Durant, Troy Kotsur, Emilia Jones in una scena del film
I segni del cuore, Marlee Matlin, Daniel Durant, Troy Kotsur, Emilia Jones in una scena del film

Con lo stesso mix di ingredienti che fecero il successo del film francese del 2014, I segni del cuore offre uno sviluppo decisamente più efficace e centrato rispetto a quest’ultimo, sfumando anche quel sentore di operazione costruita a tavolino (sulla scia di commedie analoghe, quali il precedente Quasi amici) che ne aveva inficiato la resa. Parte del risultato è dovuto anche – ma non solo – alla scelta di far recitare i tre ruoli dei familiari della protagonista a tre membri della comunità sorda americana (gli attori Troy Kotsur, Marlee Matlin e Daniel Durant): una decisione che ha prevenuto le critiche che già si erano abbattute sull’originale, per la scelta di interpreti udenti per i ruoli corrispondenti (con qualche errore, denunciato dalle associazioni, anche nella resa della lingua dei segni francese). Se è vero che il mestiere di attore ha tra le sue peculiarità – e anche tra i suoi motivi di fascino – la capacità di interpretare personaggi che sono altro rispetto a sé, ci sentiamo comunque di plaudire la scelta del casting, che da un lato va incontro a una comunità che vuole giustamente autorappresentarsi (al di là di presunte scelte in nome di un altrettanto presunto politically correct), dall’altro promuove un’inclusione reale, con un occhio privilegiato per interpreti le cui possibilità lavorative sono, per forza di cose, limitate a una certa tipologia di ruoli.

L’equilibrio delle componenti

I segni del cuore, Emilia Jones e Ferdia Walsh-Peelo in una scena del film di Sian Heder
I segni del cuore, Emilia Jones e Ferdia Walsh-Peelo in una scena del film di Sian Heder

Al di là delle scelte di casting – comunque di buonissima fattura, compresa quella della lanciata protagonista Emilia JonesI segni del cuore si rivela un efficace dramedy, segnato da una regia da parte di Sian Hader (già autrice nel 2016 del dramma Tallulah) discreta quanto all’insegna della sostanza; una messa in scena capace di sottolineare visivamente i momenti più pregnanti della storia (si veda l’efficace sequenza balneare che vede protagonisti i personaggi di Ruby e Miles) senza farsi schiacciare né dalla presenza di un commento sonoro quasi mai invasivo – rischio sempre presente in operazioni del genere – né dal peso di dialoghi, parlati e non, che hanno ovviamente il loro ruolo preponderante nella storia. In questo senso, la sceneggiatura ha il merito di riscrivere in modo più consono il personaggio dell’istruttore di musica (che nell’originale ammiccava furbescamente, nella prima parte della storia, al di poco precedente Whiplash) e di approfondire il costante confronto tra la protagonista e i suoi familiari, specie in riferimento al complesso, conflittuale rapporto col fratello Leo. Una rappresentazione attenta di dinamiche familiari peculiari, che tuttavia non dimentica un’intelligente ironia, spesso contrappuntata subito dopo dal dramma (si veda la sequenza del dialogo familiare che vede coinvolta la famiglia insieme a Miles, propedeutica al litigio tra i due ragazzi).

Uno sfruttamento intelligente

Operazione di sfruttamento (nel senso letterale del termine) di un soggetto altrove concepito, I segni del cuore si rivela, un po’ a sorpresa, una dimostrazione di come il vituperato concetto di remake – concetto invero vasto e sfumato, vecchio quanto il cinema – possa rivelarsi foriero di risultati interessanti, a volte tali da modificare la strada tracciata dall’originale, qualche volta aggiustandola in modo sostanziale. Con un intreccio formalmente ricalcato su quello del suo modello francese, il film di Sian Hader è capace di estrarne in modo più sistematico e continuo le potenzialità: e lo fa utilizzando una combinazione di registri e di tipologie di racconto (la narrazione della disabilità, il dramma familiare, il coming of age e la più pura storia d’amore adolescenziale) amalgamati con gusto e mestiere. Un risultato certamente da non snobbare.

I segni del cuore, la locandina italiana del film di Sian Heder

Scheda

Titolo originale: CODA
Regia: Sian Heder
Paese/anno: Francia, Stati Uniti / 2021
Durata: 111’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Eugenio Derbez, Lonnie Farmer, Marlee Matlin, Amy Forsyth, Anilee List, Courtland Jones, Daniel Durant, Emilia Jones, Ferdia Walsh-Peelo, Jason Pugatch, John Fiore, Kevin Chapman, Kyana Fanene, Molly Beth Thomas, Troy Kotsur
Sceneggiatura: Sian Heder
Fotografia: Paula Huidobro
Montaggio: Geraud Brisson
Musiche: Marius De Vries
Produttore: Jérôme Seydoux, Marie de Cenival, Stéphane Célérier, Ged Dickersin, Valérie Garcia, Fabrice Gianfermi, Hester Hargett, Eric Jehelmann, Kristie Lutz, Philippe Rousselet, Patrick Wachsberger
Casa di Produzione: Pathé Films, Vendôme Pictures, Picture Perfect Federation
Distribuzione: Eagle Pictures, Apple TV+

Data di uscita: 21/03/2022

Trailer

Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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