IL PENTAVIRATO

IL PENTAVIRATO

Creata da Mike Myers

Voto: 6.5

Con Il Pentavirato, Netflix rimpolpa il suo catalogo comedy affidandosi a Mike Myers, che punta a rilanciare la sua carriera con una divertente satira sull’informazione e sulle teorie del complotto; il ritmo c’è, alcune gag funzionano meglio di altre, ma a rivelarsi funzionale è soprattutto il formato, adatto per il binge watching e studiato per evitare l’effetto-saturazione.

Cinque è il numero perfetto

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Per rimpolpare il suo catalogo di serie comedy, meno folto rispetto a quello di altri generi, Netflix ha scelto in questo 2022 di affidarsi a un nome rimasto abbastanza in disparte, negli ultimi anni, come quello di Mike Myers. Una scelta che in un certo senso, con questo Il Pentavirato, mescola passato e presente, una comicità già considerata d’antan riposizionata in un contesto molto diverso da quello che la originò: il passato è anche quello del comico canadese – creatore di Wayne Campbell e Austin Powers – che interpreta qui quello che sulla carta è uno spin-off del film del 1993 Mia moglie è una pazza assassina?; il presente è invece quello della società interconnessa, della rete, delle fake news e del dilagare del complottismo. Con questa serie, quindi, Myers punta ad aggiornare il suo stile – di nuovo incentrato sul trasformismo e sui ruoli multipli – adattandolo ai tempi moderni, facendo una satira che va a impattare coi temi della politica e soprattutto dell’informazione nel contesto della società americana (e non solo) attuale. Una scelta di campo che, a ben vedere, non è del tutto nuova per la piattaforma, che già aveva offerto un prodotto satirico molto centrato – ovviamente diverso per ambizioni e confezione – col fortunato Don’t Look Up.

Complotti benefici

Il Pentavirato, una sequenza della serie
Il Pentavirato, una sequenza della serie di Mike Myers

Al centro della trama de Il Pentavirato c’è una società segreta composta da cinque saggi, nata nel quattordicesimo secolo: all’epoca, infatti, cinque uomini dotti osarono sostenere che la peste nera non era un castigo divino, come affermava la Chiesa, ma piuttosto un contagio originato dai ratti e dalle pulci. Dichiarati eretici, i cinque decisero così di fondare una società benefica, con lo scopo di influenzare positivamente gli eventi del mondo. Nel ventunesimo secolo, il Pentavirato è tuttora attivo, anche se scosso da faide e lotte di potere, e in difficoltà di fronte a un’opinione pubblica facile preda di ciarlatani e fake news. In questo contesto si muove il giornalista canadese Ken Scarborough, in crisi di popolarità, che cerca di rilanciare la sua carriera andando a girare un servizio su un meeting americano di complottisti. Qui, accompagnato dalla collega Lydia, l’uomo viene a conoscenza dell’esistenza del Pentavirato, e si convince così di poter realizzare un memorabile scoop. Ma Ken e Lydia, a cui si aggiunge uno stralunato seguace delle teorie del complotto, vengono a contatto col Pentavirato proprio mentre una catena di omicidi ne sta minando dall’interno la stabilità.

Otto volte Mike. Anzi, nove.

Il Pentavirato, Mike Myers e Richard McCabe in una scena
Il Pentavirato, Mike Myers e Richard McCabe in una scena della serie

Composta da sei episodi di circa mezz’ora l’uno, Il Pentavirato si nutre prevalentemente della comicità surreale di Myers, che l’ha creata e co-sceneggiata. Una comicità che ha il pezzo forte nel trasformismo del comico, che qui interpreta ben otto ruoli (nell’ordine: il protagonista Ken Scarborough, il suo strambo compagno complottista Anthony Lansdowne, lo speaker radiofonico Rex Smith, il potente membro anziano del Pentavirato Lord Lordington, l’altro membro dell’organizzazione, ex guru dei media australiani, Bruce Baldwin, l’oligarca russo Mishu Ivanov, l’ex manager musicale Shep Gordon, e l’inventore del supercomputer MENTOR, Jason Eccleston); oltre a questo già folto parco-personaggi, Myers fa anche un gustoso, estemporaneo ritorno nei panni dell’orco Shrek, che doppiò nella saga omonima. Lo stile recitativo del comico resta sboccato, spesso oltre il demenziale nella sua continua ricerca di doppi sensi e giochi linguistici – che ovviamente rendono al meglio nella versione in inglese; la satira si prende gioco di tutta la cultura di massa (alta e bassa) e del mondo pop contemporaneo, citando affettuosamente tanto Stranger Things quanto Full Metal Jacket. Una costruzione, quella di Myers, che si rivela spesso a rischio di provocare l’effetto-saturazione, ma che viene efficacemente contenuta in un formato meno esteso di quello di una normale serie (i sei episodi compongono in tutto tre ore scarse di durata, perfette per il binge watching).

Picchi comici e qualche caduta

Il Pentavirato, Mike Myers e Lydia West in una scena
Il Pentavirato, Mike Myers e Lydia West in una scena della serie

La trama de Il Pentavirato, nella sua programmatica natura folle e sopra le righe, corre in tante direzioni, offrendo quasi a ogni episodio un nuovo twist narrativo; se si va a smontare il tutto ci si rende conto dell’esilità della costruzione del racconto, ma questo è un limite che in fondo si accetta facilmente, visto il carattere giocoso della serie. La satira sul mondo interconnesso, sul bombardamento dei new media e sul proliferare di fake news è di solito centrata e riuscita, andando anche a sfruttare un’efficace idea di partenza – la costruzione di una società segreta che però, rovesciando le normali teorie complottiste, punta a compiere il bene. Myers gioca un po’ con l’invecchiamento del suo personaggio (specie quando veste i panni del protagonista Ken Scarborough), dandosi in certa misura il carattere di reduce di un mondo – e di un modello di intrattenimento – già invecchiati; poi, però, veste con vigore i panni degli altri otto personaggi, caratterizzando ognuno, quale più quale meno, con gusto e divertimento. La serie a volte eccede cadendo in un gusto trash fine a se stesso, con gag che spostano il focus dalla satira alla battutaccia da caserma; ma poi si riprende interloquendo direttamente con lo spettatore (nei simpatici titoli di testa, commentati vocalmente da un autoironico Jeremy Irons) e offrendo persino intermezzi in cui a essere presa in giro – sempre bonariamente – è la stessa piattaforma che ospita la serie. Il ritmo comico tiene, e la serie indovina la giusta durata (sia quanto a trama orizzontale, sia riguardo al singolo episodio) per evitare di annoiare. I camei di Rob Lowe e Maria Menounos nei ruoli di se stessi, pur superflui, restano gradevoli. Le porte per una nuova stagione (che, come viene annunciato – possiamo dirlo senza fare spoiler – avrà probabilmente un altro titolo) sono già spalancate, gradimento del pubblico permettendo.

Il Pentavirato, la locandina della serie
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Scheda

Titolo originale: The Pentaverate
Creata da: Mike Myers
Regia: Tim Kirkby
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Commedia
Cast: Jennifer Saunders, Jeremy Irons, Keegan-Michael Key, Ken Jeong, Lydia West, Martin Angerbauer, Richard McCabe, Daniel Booroff, Debi Mazar, Greg Hoyt, Gregory Hoyt, Keegan Michael Key, Lauryn Alleyne, Maria Menounos, Mike Myers, Nicklas Kingo, Phill Martin, Rob Lowe
Sceneggiatura: Mike Myers, Jasmine Pierce, Roger Drew, Ed Dyson
Fotografia: Jamie Cairney
Montaggio: Joseph Krings, Jasmin Way
Musiche: Orbital
Produttore: Michael Amodio, Grace Johnson, Ryan McCormick, Hayley Theisen, Chris Sheriff
Casa di Produzione: Netflix, Jax Media
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 05/05/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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