CIP E CIOP AGENTI SPECIALI

CIP E CIOP AGENTI SPECIALI

Dopo trent’anni dalla fine dell’omonima serie, i due scoiattoli Cip e Ciop tornano in un’animazione su Disney+. Cip e Ciop agenti speciali ha una struttura narrativa molto semplice ma, nonostante questo, offre la possibilità di compiere un viaggio nostalgico all’interno dell’evoluzione di questo genere; un viaggio che parte da Chi ha incastrato Roger Rabbit, un film spartiacque e fondamentale per definire il prima e il dopo dell’animazione.

Correva l'anno 1943

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La prima volta che il pubblico ha avuto l’occasione di incontrare i personaggi di Cip e Ciop, anche conosciuti come Chip’n Dale, era il 1943. In quell’occasione erano ospiti all’interno di un corto animato dedicato a Pluto, divertendosi ai suoi danni con degli scherzi dispettosi. Come spesso accade, però, dei personaggi secondari sono riusciti a conquistare uno spazio personale. Per questo motivo, i due scoiattolini più famosi del mondo Disney ritornano nel 1947 con un episodio dedicato a loro. In quel caso, però, nasce un sodalizio lungo con un’altra star assoluta dell’animazione.

Si tratta di Paperino o Donald Duck. Una collaborazione che durerà, più o meno frequentemente, fino agli anni cinquanta. Il loro rapporto si basa su una simpatica conflittualità, visto che i due non smettono di intralciare e rendere più pepata la già tanto difficile quotidianità del papero più sfortunato dell’intero universo Disney. È solo alla fine degli anni ottanta, però, che Cip e Ciop conquistano un ruolo di primo piano assoluto. In quel periodo, infatti, diventano i protagonisti di Cip e Ciop agenti speciali, una serie tv di grande successo, arrivata addirittura a produrre tre diverse stagioni.

Cip e Ciop agenti speciali, una foto
Cip e Ciop agenti speciali, una foto del film

Ed è proprio da questo punto che, a oggi, riprende la narrazione del reboot prodotto dalla Disney e a disposizione sulla piattaforma dal 20 maggio. Un prodotto che, pur cavalcando un po’ l’onda della malinconia e, quindi, strizzando l’occhio a un pubblico di ex ragazzi degli primi anni novanta, cerca di vestire diversi abiti grafici per costruire una narrazione che sia anche un divertente gioco di analisi e critica del mondo artistico e produttivo. Per rendere la narrazione fluida e in connessione con il passato, dunque, il film ritrova le due ex star anni dopo il loro successo televisivo.

Diventati ormai delle celebrità dimenticate ed essendosi persi di vista dopo la rottura del duo, hanno vite completamente diverse. Cip ha deciso di rimanere testardamente legato allo star system aggiornando la propria immagine e sperando in un ritorno di celebrità. Ciop, invece, ha girato completamente pagina, dedicandosi a una vita anonima in compagnia di un cane gigante. Nonostante questo, però, le loro strade sono destinate a incontrasi nuovamente per un’avventura questa volta reale e non cinematografica.

I mille volti dell’animazione

Cip e Ciop agenti speciali, un'immagine
Cip e Ciop agenti speciali, un’immagine del film

La struttura narrativa di questa nuova animazione è piuttosto semplice, anche se sottende a una critica per un sistema che sembra creare dipendenza e che relega molti personaggi in ruoli di secondo piano. Nonostante questo, però, l’aspetto più interessante di Cip e Ciop agenti speciali è, senza ombra di dubbio, la varietà di tecniche utilizzate per realizzarlo. Ed è proprio opportuno utilizzare il plurale, in questo caso, visto che il film è una vera e propria passerella di tutte le interpretazioni d’animazione applicate dai primi anni quaranta a oggi.

Una varietà che viene mostrata immediatamente dai personaggi principali. Ciop, infatti, mantiene una grafica tradizionale in 2D, mentre Cip sceglie un restyling in CGI. Intorno a loro, poi, si muove un mondo misto alla Roger Rabbit dove attori in live e cartoon condividono gli stessi spazi. Tra i secondi, però, continuano a saltare agli occhi diverse realizzazioni come molte sono le etnie che definiscono l’universo umano. Tra tutte spiccano la stop motion, la performance capture in stile Polar Express, la claymation, o plastilina animata, per terminare con gli immancabili e sempre intramontabili Muppets. In questo modo si crea veramente un variegato universo in cui, pur cambiando i tratti genetici, invariato è l’intento di rappresentare in modo creativo la realtà circostante.

La fabbrica dei sogni o forse no

Cip e Ciop agenti speciali, un momento
Cip e Ciop agenti speciali, un momento del film

Come qualsiasi altro prodotto Disney, al di la della tecnica utilizzata e dei vari riferimenti d’ispirazione, non si può fuggire al tema “morale”. Questo vuol dire che ogni storia ha un fine, un significato narrativo ben preciso da perseguire, una sorta di messaggio finale da lasciare alle future generazioni di spettatori. In questo caso Cip e Ciop agenti speciali agisce su un doppio livello. Da una parte s’intuisce una struttura narrativa più semplice, dedicata al pubblico dei giovanissimi, dall’altra, invece, c’è un secondo livello in cui si avverte una critica allo star system.

In modo particolare la fabbrica dei sogni, in realtà, non è così brillante come può sembrare. In realtà si tratta di un ambiente difficile da affrontare, capace di mettere alla prova anche i rapporti personali più stretti e importanti. Un mondo, dunque, in cui spesso si è costretti a fare una scelta tra la propria individualità e le esigenze di un universo di affetti. In questo caso, ovviamente, è previsto il lieto fine ma non sempre la realtà ha dimostrato lo stesso ottimismo.

Cip e Ciop agenti speciali, Kiki Layne in una scena
Cip e Ciop agenti speciali, Kiki Layne in una scena del film

Al di la di questo, poi, è possibile affrontare anche un discorso evolutivo dell’animazione stessa. Il richiamo a Chi ha incastrato Roger Rabbit, infatti, è tutt’altro che casuale. Come nulla lo è nel mondo Disney. Ma ha un senso se diventa un modo per creare un legame tra il prima e il dopo, il passato e il presente. Non dimentichiamo, infatti, che quando Zemeckis portò al cinema il suo bizzarro progetto, il mondo dell’animazione stava vivendo un periodo di grande crisi. Sembrava, infatti, che fosse destinato esclusivamente a un pubblico ben definito per fascia d’età e destinato a non uscire mai da questo range.

Come sappiamo, però, la storia è andata in modo completamente diverso. Grazie anche all’arrivo di una nuova forza creativa targata Pixar, infatti, il linguaggio animato ha trovato costruzioni e parole nuove, conquistando una posizione di primo piano. E, riprendendo la tecnica mista, la Disney ha voluto celebrare proprio quella rinascita che l’ha vista essere protagonista. In questo modo, dunque, un semplice progetto con un intreccio narrativo classico come Cip e Ciop agenti speciali assume un significato più ampio, diventando una visione piacevole anche per chi non è più un bambino.

Cip e Ciop agenti speciali, la locandina italiana

Scheda

Titolo originale: Chip 'n' Dale: Rescue Rangers
Regia: Akiva Schaffer
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 97’
Genere: Commedia, Avventura, Animazione
Cast: Andy Samberg, Anthony Molinari, Dennis Haysbert, Eric Bana, J.K. Simmons, Juliet Donenfeld, Keegan-Michael Key, KiKi Layne, Seth Rogen, Will Arnett, Chris Parnell, James Joseph Pulido, John Mulaney, Matt Cook, Paula Abdul, Ryan Alosio, Sophie Fatu, Tim Robinson, Tress MacNeille, Victor Turpin
Sceneggiatura: Dan Gregor, Doug Mand
Fotografia: Larry Fong
Montaggio: Brian Scott Olds
Musiche: Brian Tyler
Produttore: David Hoberman, Todd Lieberman
Casa di Produzione: Walt Disney Pictures, Mandeville Films
Distribuzione: Disney+

Data di uscita: 20/05/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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