TOP GUN: MAVERICK

TOP GUN: MAVERICK

Al cinema dal 25 maggio 2022 c’è Top Gun: Maverick, sequel che arriva 36 anni dopo un originale mitico. Regia di Joseph Kosinski, il film lavora con intelligenza insinuando una certa impressione di malinconia e uno sguardo più maturo al fondo di una formula collaudata. Tom Cruise sempre padrone della scena, tra scene d’azione pazzesche e un rifiuto ostinato (e molto apprezzabile) a farsi da parte.

Let it be

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Onestamente, che le cose potessero andare così, non era scontato per niente. Perché sono passati 36 anni, perché si invecchia, anche se come lo fa Tom Cruise davvero nessuno, perché il gusto del pubblico rimane lo stesso ma sceglie altre strade. Ecco, Top Gun: Maverick, regia di Joseph Kosinski e in sala dal 25 maggio, riesce a giocare la partita con il tempo su più tavoli e a vincerla con una certa scioltezza. Funziona, come sequel, come pochi altri sequel prima, e per comodità rimaniamo nell’alveo dell’action pura. Ha cuore, anima, inclinazione epica e smitizzazione autoironica, una ragion d’essere ben strutturata al di là di un comunque più che legittimo istinto commerciale.

Funziona perché fa le cose semplici, cioè si rende conto che gli anni passano per tutti; l’originale del 1986, diretto da Tony Scott cui il film è calorosamente dedicato, ha lasciato un’impronta formale e psicologica, muscolare, patriottica ma venata di morte, sul modo di pensare l’azione nel cinema americano contemporaneo. Il sequel è incredibilmente rispettoso dell’originale, ovvio che si diverta a posare un po’ di ruggine iconoclasta sulle giunture. Tutto è come prima, e al tempo stesso è un po’ diverso. L’azione e l’emozione scaturiscono da questo conflitto qui.

Quando Maverick tornò alla Top Gun

Top Gun: Maverick, un sorridente Tom Cruise in una scena
Top Gun: Maverick, un sorridente Tom Cruise in una scena del film

Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise). Sono passati 36 anni e l’istinto per l’insubordinazione è rimasto esattamente lo stesso. Un po’ come le prospettive di carriera. Il prodigio dell’aviazione non ha spiccato il volo tra i ranghi della Marina. Se non è stato sbattuto fuori a calci dall’istituzione, lo deve non solo a un talento sovrumano e a un gusto masochista per le acrobazie (missioni) impossibili, ma anche alla protezione dietro le quinte dell’amico/rivale Tom “Iceman” Kazinski (Val Kilmer), che invece è diventato un pezzo molto grosso. L’incontro tra i due, mediato e ridisegnato da un problema di salute dello stesso Kilmer inevitabilmente incorporato nella narrazione, regala al film un’emozione fortissima e dannatamente autentica. Tutto è come sempre per Maverick, compreso il senso di colpa.

Ascolta “Top Gun: Maverick, dopo 36 anni Tom Cruise colpisce ancora” su Spreaker.

L’ultima missione (per il momento) ha quel retrogusto ironico che si fa notare. Maverick viene infatti ricondotto, nonostante la ferma opposizione del Vice Ammiraglio Cyclone (Jon Hamm), alla Top Gun, il sancta sanctorum dell’aviazione americana, per addestrare un gruppo di fenomenali sbarbatelli in vista di una missione quasi suicida. Il punto non è, semplicemente, centrare un obiettivo complicato. Ma anche riportare tutti quanti a casa.

Qui sta il problema, perché a completare la squadra c’è pure Bradley Bradshaw detto “Rooster” (Miles Teller), il figlio di “Goose” (Anthony Edwards) con cui Maverick allaccia un rapporto simil paterno venato di rimorso, non detto e sorda ostilità. A rimettere a posto le coste per Maverick, almeno sentimentalmente, c’è il rapporto con la bella madre single e barista Jennifer Connelly, che qualcosa al nostro eroe, sul modo giusto di prendersi cura degli altri e di lasciar andare le cose, la può raccontare.

Tutto come prima, niente come prima

Top Gun: Maverick, Tom Cruise e Jennifer Connelly in una scena
Top Gun: Maverick, Tom Cruise e Jennifer Connelly in una scena del film

Tutto come prima, niente come prima. Il trucco di Top Gun: Maverick è di ammaccare la leggenda quel tanto che basta per puntare una luce di vulnerabilità su un fondo mitico e molto muscolare. Tom Cruise aderisce con lucida intelligenza a un’operazione che di riflesso ne risalta il carisma da ultima inossidabile star action dei nostri tempi, adattando il passo ai ritmi e alle sensazioni di un’età che avanza. Si completa bene con la maturità e l’equilibrio della compagna di set Jennifer Connelly, ottima davvero l’intesa con il bravissimo e molto credibile Miles Teller.

La regia di Joseph Kosinski lavora sui riferimenti estetici e di narrazione con il metro di una sottigliezza molto studiata. Riprende molto, dell’originale. Un certo modo di intendere il patriottismo e la virilità – qui le donne sono trattate molto meglio però – una peculiare qualità visiva dei tramonti, stunt spettacolari oltre ogni limite, sinceramente pazzeschi, gli occhiali da sole, quello sguardo, la musica. In controluce, però, il canone è filtrato da un’impressione di malinconia e di rassegnazione, dall’incapacità di lasciarsi alle spalle il passato e i suoi fantasmi. Maverick non è in pace. La morte e il tempo che passa lo incalzano da più parti.

Il fattore umano

Top Gun: Maverick, Monica Barbaro, Jay Ellis e Danny Ramirez in una scena
Top Gun: Maverick, Monica Barbaro, Jay Ellis e Danny Ramirez in una scena del film

Qui sta la chiave emotiva del racconto, semplice perché vera (e viceversa). Top Gun: Maverick non mette in riga il suo scalmanato eroe, anzi ne celebra senza riserve l’anticonformismo, tanto più salutare in un mondo di algoritmi. È una delle chiavi della storia, la valorizzazione dell’elemento umano. L’aereo vale quanto vale il suo pilota. Solo, si limita a ricalibrarne il carattere impetuoso, lasciando al tempo che passa il compito di insegnare a prendersi cura delle cose che si possono controllare. E di accettare il passato, qualunque storia abbia da raccontare. La morale della favola è spesso bistrattata, ma va ricordata lo stesso. Il successo del film d’azione, per quanto contraddittorio possa sembrare, non dipende tanto dall’azione stessa, che qui è ultra spettacolare, leggibile e molto elegante. Ma dalla solidità delle parentesi emotive che fanno da cesura all’azione e strutturano l’arco narrativo. Questo è tutto, non c’è da spiegare perché il film vada visto al cinema.

Top Gun: Maverick, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: Top Gun: Maverick
Regia: Joseph Kosinski
Paese/anno: Stati Uniti, Cina / 2022
Durata: 131’
Genere: Drammatico, Azione
Cast: Bashir Salahuddin, Danny Ramirez, Ed Harris, Glen Powell, Jean Louisa Kelly, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Lewis Pullman, Miles Teller, Tom Cruise, Val Kilmer, Charles Parnell, Chelsea Harris, Greg Tarzan Davis, Jay Ellis, Lyliana Wray, Manny Jacinto, Monica Barbaro, Peter Mark Kendall
Sceneggiatura: Ehren Kruger, Eric Warren Singer, Christopher McQuarrie
Fotografia: Claudio Miranda
Montaggio: Eddie Hamilton
Musiche: Hans Zimmer, Lorne Balfe, Harold Faltermeyer
Produttore: Tom Cruise, Christopher McQuarrie, Jerry Bruckheimer, Emily Cheung, David Ellison
Casa di Produzione: Paramount Pictures, Jerry Bruckheimer Films, Skydance Media
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 25/05/2022

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Francesco Costantini
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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