SPIDERHEAD

SPIDERHEAD

Secondo film di Joseph Kosinski di questo 2022, uscito direttamente su Netflix, Spiderhead rilegge il genere carcerario in chiave di sci-fi distopica: l’idea di partenza è interessante, ma lo sviluppo risulta eccessivamente annacquato, all’insegna di un mood che depotenzia e normalizza la tensione insita nel soggetto.

Il nuovo panopticon

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Dopo i consensi riscossi un po’ ovunque da Top Gun: Maverick, atteso sequel che ha riportato in pista – a quasi quattro decadi di distanza – l’iconico personaggio interpretato da Tom Cruise, arriva direttamente su Netflix questo Spiderhead, secondo film di Joseph Kosinski a essere distribuito in questo 2022. Nonostante il concept più “piccolo” e dal sapore maggiormente indie rispetto al blockbuster uscito in sala, questo nuovo lavoro di Kosinski non manca di appeal per il grande pubblico: un appeal che si esercita a cominciare dalle presenze, nei ruoli principali, di due interpreti come Chris Hemsworth e Miles Teller. L’ispirazione è il racconto Escape from Spiderhead di George Saunders, che rileggeva il genere carcerario in chiave di fantascienza distopica: il concetto su cui si basa la storia è quello di un’ipotetica prigione del futuro senza sbarre, in cui l’ordine viene mantenuto solo tramite il condizionamento psicologico. Un’idea che radicalizza l’immagine settecentesca del panopticon (e le sue elaborazioni successive, tra cui quella, celeberrima, del filosofo Michel Focault nel suo Sorvegliare e punire) con un controllo qui che si fa tanto più pervasivo quanto “fisicamente” invisibile, applicato solo nella sfera mentale tramite l’uso di farmaci.

Il lato oscuro si svela

Spiderhead, Chris Hemsworth in una scena
Spiderhead, Chris Hemsworth in una scena del film

Al centro della trama di Spiderhead c’è il personaggio di Steve Abnesti (Chris Hemsworth), direttore di un’enorme struttura carceraria posta su un’isola lontana dal mondo civilizzato: nella struttura non ci sono celle o sbarre, i detenuti sono liberi di socializzare col personale e tra loro, a condizione che accettino di sottoporsi a una particolare sperimentazione farmaceutica. Ai prigionieri vengono iniettate quotidianamente dosi variabili di farmaci che agiscono sull’umore e sul comportamento, nell’ambito di un programma teso a eliminare i comportamenti antisociali dall’essere umano. In questo contesto si muovono Jeff (Miles Teller), imprigionato per aver provocato un incidente stradale in cui un suo amico è rimasto ucciso, e Lizzy (Jurnee Smollett), donna cresciuta in una casa famiglia, con cui Jeff ha da subito stretto un legame. Tormentato dal senso di colpa, Jeff accetta di buon grado di sottoporsi agli esperimenti condotti da Abnesti, nonostante il terrore per un farmaco chiamato Darkenflox, che induce allucinazioni e stati depressivi. Un incidente avvenuto nella struttura, dopo la somministrazione del Darkenflox, finirà presto per rivelare a Jeff che le intenzioni di Abnesti sono di gran lunga meno nobili di quanto lui non credesse.

Il controllo (in)visibile

Spiderhead, una scena
Spiderhead, una scena del film di Joseph Kosinski

È sicuramente valida, l’idea di partenza di Spiderhead, che reinterpreta il genere carcerario innestandolo su una base di sci-fi distopica, mostrando un futuro – non così lontano rispetto alla contemporaneità – che unisce una facciata apparentemente “aperta” e progressista a una sostanza profondamente inquietante. Un’idea, quella di una distopia nascosta e subdola – coperta da un’immagine di efficienza e apparente attenzione ai diritti umani – anch’essa tutt’altro che nuova nel genere fantascientifico; idea che qui, tuttavia, viene inizialmente utilizzata con intelligenza dallo script, nello sviluppo di un plot che si prende il suo tempo per descrivere il contesto, i personaggi e i rapporti che li legano. Il film di Joseph Kosinski non cerca, per tutta la sua prima parte, artificiali accelerazioni del ritmo, insinuando piuttosto una tensione velata di black humour (affidato soprattutto al personaggio di Hemsworth) e concentrandosi sulla resa della quotidianità della struttura; sull’assuefazione dei reclusi ai test a cui vengono sottoposti, e sull’accettazione tacita di un meccanismo che offre una possibilità di scelta solo fittizia. Il vecchio controllo del corpo del panopticon, nel film di Kosinski, si libera dei suoi aspetti più esteriori (la contenzione fisica tramite celle e sbarre) esercitandosi invece tramite un dispositivo tanto piccolo quanto efficace, a cui basta il comando di uno smartphone per condizionare il corpo su cui è innestato.

Uno sviluppo normalizzante

Spiderhead, Miles Teller e Jurnee Smollett in una scena
Spiderhead, Miles Teller e Jurnee Smollett in una scena del film

Se le premesse poste da Spiderhead risultano buone, sia nell’intuizione di base del soggetto, che nell’atmosfera ambiguamente lieve della frazione iniziale, non si può non rilevare come il film di Joseph Kosinski non osi abbastanza in termini di resa “grafica” del potenziale della vicenda, nonché di sviluppo coerente del mood. Ci si aspetta, specie dopo l’incidente che svela al protagonista la natura violenta dell’azione di Abnesti, una svolta in termini di tensione narrativa, con una conseguente virata del tono della storia; quando la maschera di efficienza del carcere di Abnesti cade, e i due personaggi interpretati da Teller e Smollett si rendono conto di dover lottare (letteralmente) per la propria vita, ci si attenderebbe una coerente sterzata delle atmosfere in termini dark e drammatici. Ma Spiderhead, al contrario, pare voler continuare a perseguire il suo furbo tono da comedy (neanche troppo) dark, col personaggio di Hemsworth che continua a gigioneggiare anche quando gli eventi gli si rivoltano contro, e i due eroi che si rendono protagonisti di un riscatto fin troppo subitaneo e meccanico.

Il potenziale della lunga sequenza finale – a cui si arriva, in termini di sceneggiatura, in modo troppo rapido – viene annacquato dalla pervasiva, inutile presenza di motivi musicali pop anni ‘80; una scelta che, se poteva avere un senso nella prima metà della storia – all’insegna di un’ingannevole quiete – denuncia poi tutto il suo carattere di trovata di maniera. In questo senso, il film di Kosinski risulta essere un lavoro “normalizzante” quasi quanto il suo soggetto, che consapevolmente annacqua il potenziale della sua storia in uno sviluppo fin troppo patinato e ammiccante.

Spiderhead, la locandina
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Scheda

Titolo originale: Spiderhead
Regia: Joseph Kosinski
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 106’
Genere: Drammatico, Azione, Giallo
Cast: BeBe Bettencourt, Chris Hemsworth, Miles Teller, Tess Haubrich, Charles Parnell, Angie Milliken, Daniel Booko, Daniel Reader, Elke Hinrichsen, Joey Vieira, Jurnee Smollett, Mark Paguio, Nathan Jones, Ron Smyck, Sam Delich, Stephen Tongun
Sceneggiatura: Rhett Reese, Paul Wernick
Fotografia: Claudio Miranda
Montaggio: Stephen Mirrione
Musiche: Joseph Trapanese
Produttore: Rhett Reese, Jeremy Steckler, Geneva Wasserman, Agnes Chu, Paul Wernick, Tommy Harper, Emily Cheung, Oren Katzeff, Chris Hemsworth, Eric Newman
Casa di Produzione: Screen Arcade, The New Yorker, Conde Nast Entertainment, Grand Electric, Reese Wernick Productions
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 16/06/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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