TOP GUN, UN FILM SIMBOLO DEL COSTUME POP ANNI OTTANTA

TOP GUN, UN FILM SIMBOLO DEL COSTUME POP ANNI OTTANTA

L’industria del cinema è abituata a costruire miti e racconti destinati ad accendere la fantasia degli spettatori. Pochi film, però, riescono a entrare nella leggenda non tanto per meriti puramente artistici ma per aver forgiato la cultura popolare dell’epoca. Top Gun è uno di questi e, a distanza di trentasei anni, mostra ancora tutto il potere evocativo di quel momento grazie a dei costumi diventati simbolo di un’adolescenza e gioventù anni ottanta.

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Correva l’anno 1986 quando sugli schermi fece la sua apparizione un giovane attore dal sorriso coinvolgente che, da quel momento, avrebbe conquistato il cuore di molte fan e un posto importante nel gotha della cinematografia internazionale. Ovviamente stiamo parlando di Tom Cruise e del famoso Top Gun, diretto all’epoca da Tony Scott. Oggi, a 36 anni di distanza da quel successo inaspettato, l’attore torna a vestire i panni di Maverick, causando un’onda di nostalgia globale che coinvolge tante ex ragazze degli anni ottanta e non solo. Perché, oltre a essere entrato a far parte dei cult movie di un’epoca produttiva molto interessante, questo film ha avuto la capacità di creare il mito Cruise, facendolo diventare il nuovo oggetto del desiderio agli occhi del pubblico femminile.

Ma come è avvenuta questa trasformazione di un ragazzo dall’aspetto piacevole ma, comunque, normale, in un vero e proprio sex symbol della cultura pop? Possiamo dire senza nessun problema che la magia, di cui l’industria cinematografica americana è esperta, ha utilizzato il costume per costruire un racconto che fosse capace di andare oltre lo schermo, in grado di forgiare e influenzare il gusto. Per non parlare dell’immaginario globale.

Top Gun recensione

Non è un caso, infatti, che oltre alla strafottenza fascinosa e ribelle del tenente Pete Mitchell, in arte Maverick, si ricordi soprattutto l’immagine e lo stile, che si sposa perfettamente con il carattere di un outsider incapace di adattarsi alle regole imposte. In sostanza, dunque, il look scelto per Tom Cruise fu il risultato di un attento studio di immagine, volto proprio a fortificare una certa forma caratteriale del personaggio. Probabilmente, però, nessuno della produzione si sarebbe mai immaginato l’impatto che queste scelte avrebbero avuto sul gusto e le successive scelte del pubblico.

Ed è così che, accanto al cappello e alla frusta di Indiana Jones, poco riproducibili nella realtà quotidiana, la seconda metà degli anni ottanta viene caratterizzata da due elementi fondamentali: il giubbotto in pelle modello aviator e gli occhiali a goccia. Pochi ma fondamentali elementi che, immediatamente, sono capaci di riportare alla mente un’epoca e una precisa atmosfera.

Quando un giubbotto di pelle racconta il mito

Top Gun recensione

Non è certo la prima volta nel mondo dello star system che un preciso indumento definisce e caratterizza un personaggio, entrando nel mito. Pensiamo, ad esempio, allo stile urban tipico dei greaser vestito con toni drammatici da James Dean in Gioventù bruciata o, per andare in anni più moderni, al giacchetto con scorpione sul retro di Ryan Gosling in Drive. Nel primo caso ci troviamo di fronte a uno stile che, dallo schermo alla realtà della strada, creava un legame concreto con il pubblico. Nel secondo, invece, il costume diventa oggetto del desiderio e di culto cinematografico.

Il giubbotto in pelle Avirex indossato da Tom Cruise in Top Gun, invece, riesce a riassumere questi due aspetti, raccontando la mitologia del personaggio e, al tempo stesso, lasciando lo schermo per andare a influenzare la moda del momento. Verso la fine degli anni ottanta, infatti, il costume maschile e il gusto femminile imponeva di vestire un Aviator, con tanto di patch a tema militare, come garanzia di un fascino immediato. Ovviamente non tutti avevano il phisque du role da pilota di Top Gun ma poco importava. Quel singolo indumento è stato in grado, e ancora lo è oggi, di creare un’illusione generale.

Non è un caso, infatti, che le ultime passerelle di moda maschile lo abbiano visto tornare prepotentemente alla ribalta per rispolverare il fascino alla Maverick. Per quanto riguarda, poi, Tom Cruise, per questo ritorno nei panni dell’imprevedibile Pete Mitchell, l’attore ha deciso di vestire nuovamente l’originale, riportandolo alla luce dopo 36 anni di oblio. Una giacca di pelle, dunque, che ha significato molto per lui e per tutti i fan del mito che, durante la presentazione delle prime immagini al ComiCon a San Diego, hanno notato un cambiamento. A diversificarsi, infatti, sono le toppe presenti sul retro. Leggenda vuole che quella sia la giacca indossata dal padre durante la guerra in Vietnam con dei patch e una scritta personalizzata, riferita a una sua missione. Oggi, a molti anni di distanza, Maverick ha deciso di fare proprio il giubetto inserendo un nuovo patch, “Indian Ocean Cruise 85-85”, riferito proprio alla missione che vediamo alla fine di Top Gun.

Guardare gli anni ottanta da un occhiale a goccia

Mentre i Berlin cantavano Take My Breath Away, Maverick sfrecciava sulla sua moto incontro al tramonto, rigorosamente senza casco e indossando solo un paio di occhiali con le lenti a goccia. Dando per scontato che oggi non sarebbe più possibile mostrare tanta indifferenza per le normali consuetudini di sicurezza personale, quel particolare modello di occhiali sono stati capaci di attraversare i decenni e, in modo ciclico, di venir riproposti da mode e stilisti. Gli originali, ovviamente, sono targati Ray Ban e parlano di un’America in grado di dettare lo stile e guardata ancora con occhi sognanti, come il luogo delle possibilità e il centro del mondo.

Per questo motivo, dunque, le lenti a goccia con effetto coprente o anti riflessante sono entrate di diritto nell’immaginario generale come un piccolo ma fondamentale elemento per sentirsi parte di un movimento, di uno stile di vita o forse, più semplicemente, di un sogno condiviso. Per quanto riguarda il cinema, poi, questo brand ha conquistato uno spazio importante comparendo anche su altre pellicole come, ad esempio, Paura e delirio a Las Vegas. Il fatto è che, progettati per aiutare nel proprio lavoro gli aviatori degli anni trenta, gli occhiali Ray Ban hanno finito per incarnare e rappresentare lo stile e l’anima di un paese o di una cultura globalizzata. Per questo il cinema ne ha fatto il simbolo di una generazione e, soprattutto, di un modo d’intendere la vita con quel pizzico d’infantile ottimismo che abbiamo perso nel corso del tempo.

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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