A PUGNI CHIUSI: IL CINEMA DI BUD SPENCER E TERENCE HILL

A PUGNI CHIUSI: IL CINEMA DI BUD SPENCER E TERENCE HILL

In occasione della nuova distribuzione in sala di Lo chiamavano Trinità…, ripercorriamo gli oltre cinquant’anni di carriera dell’accoppiata Bud Spencer e Terence Hill, coronata da grandi successi e titoli tuttora mitici, rimasti nell’immaginario di milioni di spettatori in tutto il mondo.

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Se ci orientiamo con lo sguardo a più di cinquant’anni fa possiamo benissimo chiedere cosa mai c’entravano insieme due attori agli antipodi quali sono Carlo Pedersoli e Mario Girotti; il primo napoletano, nuotatore col record di finire sotto al minuto alle Olimpiadi prima degli altri connazionali, il secondo nativo del veneto, di estrazione tedesca (sua madre veniva dalla Germania), attivo nel mondo del cinema sin dalla giovanissima età di tredici anni, esordendo in Vacanze col gangster di Dino Risi.

Nord e Sud che si uniscono e che, nel 1967, hanno dato vita a una delle coppie cinematografiche più mitiche del nostro immaginario: Bud Spencer e Terence Hill.

Fatidico fu l’incontro su quel set western quale è Dio perdona…io no! (anche se i due si sfiorarono nel peplum Annibale del 1959), dove il buon regista Giuseppe Colizzi decise di metterli uno affianco all’altro, creando quell’alchimia scenica che col tempo si sarebbe solidificata e glorificata al box office.

E pensare che Hill fu chiamato per sostituire lo sventurato Peter Martell, al secolo Pietro Martellanza (scomparso nel 2010), infortunatosi poco prima di iniziare le riprese del film di Colizzi; da qui Spencer e Hill, nomi d’arte scelti ad hoc dagli attori stessi (Pedersoli era fan di Spencer Tracy e della birra Bud, Girotti prese il suo di nome d’arte da una lista stilata per l’occasione), fecero coppia fissa, prima nel campo dello spaghetti western serioso – completando una trilogia vera e propria assieme ai seguenti I quattro dell’Ave Maria e La collina degli stivali, sempre sotto la regia di Colizzi – e poi sconfinando nel cinema delle scazzottate divertenti, innanzitutto dando vita ai cowboy maneschi ma buoni di cuore Trinità e Bambino; e questa è un’altra storia.

Trinità e Bambino, adesso tocca a noi: i primi anni ‘70

Lo chiamavano Trinità..., Bud Spencer e Terence Hill in una scena
Lo chiamavano Trinità…, Bud Spencer e Terence Hill in una scena del film

Leggenda vuole che Enzo Barboni, vero nome del regista E.B. Clucher, operatore professionista attivo nel campo degli spaghetti western e direttore della fotografia di tradizione famigliare (suo padre Leonida era un esperto del settore), girasse tra i set dei vari film a cui lavorava portando sotto la sua ascella il soggetto di una pellicola da realizzare, che col senno di poi tutti conosceranno con un solo titolo: Lo chiamavano Trinità…

Era il 1970 e la pellicola in questione vide la luce portando allo sbaraglio il nome di Bud Spencer e Terence Hill, un’accoppiata tutta italiana, ma dalla risonanza internazionale, che con la sua formula fatta di pugni e risate ha fa fatto il suo corso nei decenni a venire.

La storia del film è quelli dei due fratelli pistoleri Trinità (Hill) e Bambino (Spencer), alle prese con una sequela di situazioni assurde mentre si trovano ad avere a che fare con un furto di bestiame ai danni del maggiore Harriman (Farley Granger), un uomo spietato e cattivo.

Pallottole, schiaffi, frasi cult, arricchiscono questa pellicola che ormai non ha davvero bisogno di presentazioni, tra momenti mitici come il portentoso ceffone dato al messicano Mezcal di Remo Capitani o l’interrogatorio all’ “inossidabile” Emiliano di Thomas Rudy (alias Vito Gagliardi), fino a una colonna sonora indimenticabile firmata da Franco Micalizzi e coronata dalla main song Trinity cantata da Annibale Giannarelli.

Il successo è immediato, la coppia è consacrata e ovviamente, nel 1971, il produttore Italo Zingarelli commissiona un secondo capitolo cotto e mangiato, sempre con Spencer e Hill protagonisti e la regia di Clucher: …continuavano a chiamarlo Trinità è un’ulteriore conferma di come questa formula risulti vincente su tutti i fronti, realizzando in Italia quello che fino a oggi risulta essere uno dei maggiori incassi del nostro botteghino.

È ormai ovvio che per i due attori comincia una carriera che li porterà al cospetto di altre pellicole, ma non sempre si tratterà di genere western; infatti quello che viene dopo è un percorso fatto di pellicole che innanzitutto facciano risaltare questa alchimia, con luoghi esotici e trame di facile presa.

È nel 1972 che arriva quindi …più forte ragazzi!, dove i nostri due interpreti ricoprono i ruoli dei piloti di aerei Plata (Hill) e Salud (Spencer), alle prese con le malefatte di uno speculatore nel mezzo della foresta peruviana; torna a dirigerli in questa occasione il loro mentore Colizzi, ma la cosa nuova, che poi li accompagnerà nel tempo, è la presenza degli Oliver Onions, ovvero i fratelli Guido e Maurizio De Angelis, come autori della colonna sonora, che qui battezzano questa duratura collaborazione con la canzone di successo Flying Through The Air.

Kid e Ben, e una Dune Buggy indistruttibile: il resto del decennio

Bud Spencer e Terence Hill in ...altrimenti ci arrabbiamo!
Bud Spencer e Terence Hill in un’immagine di …altrimenti ci arrabbiamo!

Nel 1974 sono ben due le pellicole che li vedono protagonisti al box office; se da una parte troviamo il piacevole e leggero Porgi l’altra guancia diretto da Franco Rossi (artigiano che viene dalla commedia all’italiana), dove i nostri due beniamini ricoprono i panni di un paio di missionari dai metodi alquanto atipici – cioè dediti al facile ceffone (contro gli scagnozzi del malefico Gonzaga interpretato da Robert Loggia) – dall’altra invece ci troviamo di fronte a un altro punto di non ritorno della comicità italiana (anche mondiale, a suo modo).

Ci riferiamo ovviamente ad …altrimenti ci arrabbiamo!, diretto da Marcello Fondato, il lungometraggio che forse più di ogni altro film ha elevato il valore artistico di Spencer e Hill, creando ad hoc per loro e per i loro numerosissimi fan una storia semplice ed efficace, ma mai presa sottogamba nel suo risibile svolgimento; i due sono Kid e Ben, amici da una vita nonostante l’attrito che c’è tra entrambi, amanti dei motori e vincitori di una Dune Buggy “rossa e con la cappottina gialla”, che andrà contesa in un’ulteriore gara fatta di “birra e salsicce”. Ma un uomo malvagio, intenzionato a impossessarsi del terreno dove c’è un felice luna park, decide di rovinare i piani dei due amici, distruggendo loro “la carriola” ma senza aver fatto i conti con la legge del più forte istituita da Ben e Kid.

Siamo qui dalle parti dell’opera immortale, in cui ormai Spencer e Hill si trovano veramente a loro agio nel raffigurare i loro caratteri; burbero e sensibile il primo, furbetto e ligio al buon senso il secondo, entrambi decisi a ostacolare le malefatte di un’onnipresente prepotenza creata dal potere del danaro, anche a costo di risibili risse.

Fa parte del cast la presenza di un Donald Pleasence mattatore, nei panni di un malvagio psicologo, mentre i soliti Oliver Onions compiono un loro ulteriore colpo messo a segno con la main song Dune Buggy, vero e proprio successo musicale.

Con la loro prossima collaborazione Spencer e Hill tornano al cospetto di Clucher, sbarcando negli Stati Uniti; tra le palme di Miami, eccoli quindi alle prese con un antesignano del buddy movie qual è I due superpiedi quasi piatti del 1977, un’opera che li vede nelle vesti di due “poliziotti per caso” alle prese con trafficanti di droga e bande di strada, anticipando di qualche anno determinati rimandi al cinema di Scuola di polizia, come anche qualche ironica assonanza con altre pellicole a venire (la banda del Geronimo di Luciano Rossi non sarebbe stata male tra i “guerrieri della notte” di Walter Hill di due anni dopo).

Ovviamente altro successo al botteghino per i nostri due attori, e altro lungometraggio che arriva nelle sale l’anno seguente, il 1978: sotto la regia del buon Sergio Corbucci, i due danno vita a Pari e dispari, altra avventura ambientata in Florida, Miami, e che stavolta, nei panni dei fratelli Firpo, li vuole alle prese contro dei truffatori nel gioco d’azzardo, tra pugni, risate, scommesse e delfini.

La decade anni ’70 si chiude infine con Io sto con gli ippopotami del ‘79, per la regia di Zingarelli che porta i due attori nel bel mezzo dell’Africa, all’insegna di una trama animalista e corredando il tutto con momenti all’altezza della situazione (in una scena Hill stesso viene ripreso mentre accompagna un gruppo di leoni fuori da una gabbia).

Qui si chiude quindi un decennio di successi che sarebbero inevitabilmente poi sconfinati anche nel corso degli anni ’80 a venire.

Tra cacce al tesoro, improbabili spie ed indagini poliziesche: gli anni ‘80

Bud Spencer e Terence Hill Nati con la camicia
Bud Spencer e Terence Hill in una foto da Nati con la camicia

Con gli anni ’80 si affaccia per Bud Spencer e Terence Hill un nuovo decennio con cui fare i conti, sperando che la loro formula funzioni ancora sui numerosissimi fan in giro per il mondo.

E quale modo migliore per dimostrarlo, se non aprendo il decennio con la pellicola Chi trova un amico trova un tesoro?

Diretto da Sergio Corbucci nel 1981, il film è la storia del traffichino Alan (Hill), il quale, per fuggire da un gruppo di criminali, si nasconde clandestinamente nello yacht di Charlie (Spencer), che sta per svolgere un contest pubblicitario pagato a suon di migliaia di dollari per conto di una “schifosissima” marmellata (mitico il suo slogan “Solo Puffin ti darà forza e grinta a volontà”), navigando così per il vasto oceano. Entrambi, però, finiranno su un’isola all’apparenza deserta, dove secondo Alan dovrebbe esserci un tesoro nascosto; qui i due faranno infine la scoperta di una tribù locale, con cui legheranno e a cui chiedono aiuto per la ricerca del suddetto tesoro.

Inutile ribadire la riuscita della formula ormai consacrata anche in questa occasione, che il grande Corbucci decide di coronare utilizzando una colonna sonora formidabile firmata dai Fantastic Ocean, dei fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda, arricchita dalla presenza della canzone Movin’ Cruisin’, forse la migliore di tutte quelle utilizzate nei film di Spencer e Hill.

È nel 1983 che i nostri due attori tornano poi a lavorare con Clucher realizzando con Nati con la camicia il loro personale Bond movie, dove Hill è il globetrotter Rosco Frazier e Spencer l’ex galeotto Doug O’Riordan, i quali, per una serie di coincidenze, vengono scambiati per due agenti segreti in missione a Miami, tali Steinberg e Mason, riuscendo addirittura a fermare i piani diabolici del tremendo K1 (interpretato dal paffuto attore Buffy Dee).

Azione e risate fanno ancora al caso del cinema di Spencer e Hill, e questa pellicola, ancor oggi divertentissima, li mette al cospetto di un contesto alla 007 tutto da godere, avvalendosi della ritmata colonna sonora firmata da Micalizzi.

Segue nel 1984 un’altra loro collaborazione con Clucher, ovvero Non c’è due senza quattro, dove l’ambientazione si sposta in quel di Brasile, a Rio de Janeiro, d i due interpretano i ruoli dello spericolato aviatore Eliot Vance (Hill) e del sassofonista Greg Wonder (Spencer), che vengono assunti come sosia dei cugini Bastiano (sempre Hill) e Antonio (sempre Spencer) Coimbra de la Coronilla y Azevedo, i quali si sentono minacciati di morte da qualche nemico ignoto. Ovviamente le conseguenze saranno altamente comiche, tra scambi di persona e la filosofia di vita di Eliot e Greg che prende piede sul quotidiano che circonda i cugini Coimbra, scazzottate facili comprese.

Col 1985 invece si chiude per la coppia Spencer e Hill il decennio anni ’80, portando con Miami Supercops (I poliziotti dell’ottava strada) di Bruno Corbucci (fratello di Sergio, cui dobbiamo le avventure del commissario Giraldi interpretato da Tomas Milian) una pellicola più poliziesca che comica.

I nostri due protagonisti interpretano i tutori della legge Steve Forest (Spencer) e Doug Bennet (Terence Hill), ritrovatisi dopo tanto tempo per risolvere un intricato caso di omicidio, seguendo un’indagine che li porta al cospetto dei colpevoli da arrestare.

Richiamando a gran voce il successo di Beverly Hills Cop – Un poliziotto a Beverly Hills con Eddie Murphy, dell’anno precedente, il film di Bruno Corbucci mette la parola fine, per il momento, alle avventure cinematografiche di Spencer e Hill; salvo poi fare capolino entrambi nel pieno degli anni ’90 con una pellicola conclusiva.

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La fine di un’era nel giorno di Natale: gli anni ‘90

Bud Spencer e Terence Hill Botte di Natale
Bud Spencer e Terence Hill in una scena di Botte di Natale

Nel 1994, dopo anni di successi e un lungo periodo di distanziamento l’uno dall’altro a livello cinematografico, Bud e Terence decidono di rimettersi insieme per un’ulteriore pellicola, quella che risulterà essere l’ultima per vederli assieme: e lo fanno rispolverando speroni e cappello da cowboy, con un’ambientazione che richiama ai loro cavalli di battaglia Trinità e Bambino.

Botte di Natale, diretto dallo stesso Hill, è un vero e proprio canto del cigno di un modo di intendere il cinema d’intrattenimento, chiudendo per sempre una parentesi durata più di vent’anni che col tempo di ci ha regalato tanto divertimento; la storia è quella dei fratelli Travis e Moses, cacciatori di taglie che insieme mettono le proprie forze per catturare un pericoloso criminale del west; fino ad una divertente resa dei conti che sfocerà proprio il giorno di Natale.

Qui si conclude quindi una lunga storia cinematografica, fatta di botte, risate e battute a effetto, un mondo dello spettacolo che ha visto Spencer e Hill come anfitrioni, anche grazie alle pellicole soliste che hanno interpretato entrambi; il tutto sorretto ovviamente anche dalla vasta galleria di stuntmen e caratteristi tipici che ne hanno fatto parte (i vari Riccardo Pizzuti, Claudio Ruffini, Luciano Catenacci, Giovanni Cianfriglia, Alberto Dell’Acqua, Ottaviano Dell’Acqua, Sal Borgese e altri).

Inutile dire che le carriere di Spencer e Hill sono poi proseguite in altre operazioni, tra cinema e tv, sempre cavalcando l’onda del successo; chi prendendo parte anche a opere più impegnate (Spencer lavorò anche per Olmi in Cantando dietro i paraventi, prima di lasciarci poi nel 2016) e chi spopolando sul piccolo schermo (Hill e il suo Don Matteo). Rimane di fatto che ciò che hanno regalato ai loro milioni di spettatori in giro per il mondo è rimasto qualcosa di indelebile, capitolando tra l’altro con un commemorativo David di Donatello alla carriera ottenuto nel 2010, gesto di risarcimento nei loro confronti da parte di una certa critica che ne ha sempre preso le distanze.

Avranno capito che forse era meglio “non farli arrabbiare”.

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Mirko Lomuscio
Della mia infanzia ho il ricordo di visioni al cinema con film come Superman 3, Indiana Jones e il tempio maledetto, Vacanze in America e Batman; poi ho capito che la mia passione era là, proiettata sul grande schermo, e ho deciso di approfondire di più. Diplomato all'Istituto Cinematografico e Televisivo nel 1999 come montatore cinematografico e televisivo, ho poi intrapreso anche la strada della critica e delle recensioni sin dal 2003, scrivendo per testate giornalistiche come CineClick, ChiamaRoma e You Movies. Ora collaboro anche per Mondospettacolo e UpsideDownMagazine e mi porto dietro un bagaglio di almeno trentacinque anni di passione cinematografica.

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