LIGHTYEAR – LA VERA STORIA DI BUZZ

LIGHTYEAR – LA VERA STORIA DI BUZZ

Con Lightyear – La vera storia di Buzz, la Pixar ci consegna uno spin-off dove si sente molto forte l’influenza del cinema live action, sia per quanto riguarda la costruzione dell’atmosfera che per la struttura narrativa. Il valore aggiunto di quest’animazione, infatti, è proprio la scrittura, che mette in scena ironia e profondità attraverso dei personaggi di spalla degni di un film con attori in carne e ossa.

Verso l'infinito e oltre

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Dopo oltre vent’anni di attesa arriva finalmente sul grande schermo il film che ha reso una star il personaggio di Buzz Lightyear, accendendo la fantasia del piccolo Andy. Ovviamente si tratta del presupposto narrativo da cui prende il via la narrazione del primo capitolo di Toy Story, e che oggi si trasforma in una nuova avventura per la Pixar e per gli appassionati del genere. Al centro di Lightyear – La vera storia di Buzz c’è proprio lui, l’uomo delle stelle, come cantava David Bowie, lo space ranger più intrepido della storia dello spazio capace di far impallidire tutti gli altri eroi dell’action fantascientifico. Mascella squadrata e sguardo fiero, Buzz arriva su di un pianeta misterioso con la sua squadra guidata dall’amica e superiore Hawthorne.

Durante un’iniziale perlustrazione la nave spaziale subisce un danno quasi irreversibile che costringe tutti a rimanere in un mondo ostile, a 4,2 milioni di anni luce dalla Terra. Per cercare di rimediare al suo errore e riportare tutti a casa, Buzz si sottopone a continui voli di prova, scoprendo di perdere, una volta atterrato, interi decenni della sua vita e di quella degli altri. Così, inseguendo l’ostinazione di un orgoglio ferito, non si rende conto che le persone intorno a lui hanno iniziato una normale attività di adattamento, costruendo abitazioni e stringendo legami affettivi. Per tutti la vita ha un percorso normale, tranne che per Buzz.

Dallo spazio con ironia

Lightyear - La vera storia di Buzz, un'immagine del film
Lightyear – La vera storia di Buzz, un’immagine del film Disney/Pixar

Ancora una volta la Pixar non abbandona il suo stile, e punta a consegnare un’animazione con dei sottotesti importanti e tutt’altro che scontati da ricercare sotto una ricostruzione decisamente cinematografica. Perché la prima sensazione che si ha, dopo alcuni minuti di visione del film firmato dall’animatore e autore di corti Angus MacLane, è di trovarsi di fronte a un lavoro dove il cinema fa sentire notevolmente il suo peso sia nella ricostruzione dell’atmosfera che nelle tempistiche della narrazione. Nel primo caso, infatti, è inevitabile accorgersi di tutti i riferimenti al genere spaziale e fantascientifico, andando da 2001: Odissea nello spazio a Star Wars, Alien e un tocco di Interstellar. Riferimenti che sono stati utilizzati per costruire il mondo che gravita intorno a Buzz e, in parte i plot twist che lo coinvolgono.

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Ma il vero punto di forza di Lightyear – La vera storia di Buzz è la scrittura, che si esprime al meglio nella gestione della ritmica della narrazione, nella definizione dei personaggi di spalla e nell’utilizzo di un senso dell’umorismo degno di un live action. In sostanza MacLane, nonostante si trovi alla sua prima regia di un lungometraggio, riesce a gestire le tempistiche attraverso un giusto susseguirsi di eventi che, in crescendo, non danno allo spettatore il tempo di rilassarsi o annoiarsi. Una struttura all’interno del quale, poi, inserisce delle personalità ben tratteggiate e fondamentali per l’evolversi della storia e, soprattutto, per il cambiamento interiore del protagonista. Poche volte come in questa narrazione la crew, il gruppo, ha vestito un ruolo così essenziale; un ruolo senza il quale tutto il senso del racconto sarebbe mutato, sicuramente non in positivo. E grazie a questa definizione così precisa dei caratteri e dei ruoli è stato possibile gestire l’ironia che ha vestito in modo del tutto personale ogni singola personalità in scena. Senza fare eccezione nemmeno per il gatto robotico.

L’evoluzione di Buzz

Lightyear - La vera storia di Buzz, un'immagine di Buzz
Lightyear – La vera storia di Buzz, un’immagine del protagonista Buzz

Ma arriviamo a lui, il protagonista assoluto che, ancora una volta, deve fare i conti con il riadattamento della visione di se stesso. Un percorso che la Pixar aveva iniziato proprio durante il primo capitolo. Qui, grazie soprattutto all’incontro con Woody, Buzz accetta la sua natura di giocattolo e abbandona la sua convinzione di essere veramente uno space ranger. In questo caso, però, non si tratta certo di una diminutio, ma piuttosto della necessità di abbracciare e accettare le infinite variabili di una nuova avventura. Questa volta assolutamente reale. Con Lightyear – La vera storia di Buzz gli sceneggiatori hanno ripreso questo concetto volto alla conoscenza di se stesso, arricchendolo, però, di altre sfumature. Ora, infatti, Buzz è veramente uno space ranger ma deve comunque fare i conti con la parte più umana e imperfetta di se. Quella che lo porta a commettere un errore e ad aver bisogno dell’aiuto di altri. Perché le missioni e le imprese in solitaria sono fattibili giusto sul grande schermo. Ma la Pixar, utilizzando la materia cinematografica, ha sempre voluto parlare di vita vera, di concetti ed emozioni facilmente rintracciabili all’interno della propria quotidianità. In questo modo, dunque, Buzz sporca la sua lucida tuta da astronauta con tutta l’umanità di cui è capace, rendendola ancora più preziosa e unica.

Anzi, proprio come accaduto ad altri eroi della Pixar, come Riley di Inside Out o Carl di Up, anche lui riesce a risollevarsi, accettare i propri fallimenti, e su questa nuova consapevolezza costruire una forza che nasce dalla condivisione. Perché, se c’è un altro tema particolarmente caro allo studio di animazione, è proprio quello che verte sul significato delle nostre esistenze. Un aspetto che, in questo caso, viene espresso attraverso il confronto con il trascorrere del tempo e la traccia affettiva che noi lasciamo nella vita degli altri. In questo senso, dunque, il film rappresenta un viaggio verso la rinascita, una nuova presa di coscienza, esattamente come Toy Story. In quel caso, Buzz si presentava come eroe dello spazio ma rinasceva dalle sue ceneri emotive come giocattolo. Questa volta, invece, lascia spazio all’uomo per poter diventare uno space ranger migliore. Perché solo così il motto “verso l’infinito ed oltre”può avere un senso.

Lightyear - La vera storia di Buzz, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Lightyear
Regia: Angus MacLane
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 100’
Genere: Avventura, Animazione, Fantascienza
Cast: Chris Evans, Isiah Whitlock Jr., James Brolin, Keke Palmer, Peter Sohn, Taika Waititi, Dale Soules, Mary McDonald-Lewis, Uzo Aduba
Sceneggiatura: Jason Headley, Angus MacLane
Fotografia: Jeremy Lasky, Ian Megibben
Montaggio: Anthony Greenberg
Musiche: Michael Giacchino
Produttore: Galyn Susman, Andrew Stanton, Pete Docter
Casa di Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 15/06/2022

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Tiziana Morganti
Fin da bambina, ho sempre desiderato raccontare storie. Ed eccomi qui, dopo un po’ di tempo, a fare proprio quello che desideravo, narrando o reinterpretando il mondo immaginato da altri. Da quando ho iniziato a occuparmi di giornalismo, ho capito che la lieve profondità del cinema era il mio luogo naturale. E non poteva essere altrimenti, visto che, grazie a mia madre, sono cresciuta a pane, musical, suspense di Hitchcock, animazioni Disney e le galassie lontane lontane di Star Wars; e un ruolo importante l’ha avuto anche il romanticismo di Truffaut. Nel tempo sono diventata giornalista pubblicista; da Radio Incontro e il giornale locale La voce di Roma, passando per altri magazine cinematografici come Movieplayer e il blog al femminile Smackonline, ho capito che ciò che conta è avere una struggente passione per questo lavoro. D’altronde, viste le difficoltà e le frustrazioni che spesso s’incontrano, serve un grande amore per continuare.

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