POSSESSOR

POSSESSOR

Giunto su Amazon Prime Video due anni dopo la sua uscita originale, Possessor conferma il talento visionario di Brandon Cronenberg, nella capacità di rielaborare generi come la fantascienza e l’horror in una sintesi originale e personale.

Il parassita sicario

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Poco prima dell’arrivo nei cinema italiani del nuovo lavoro di David Cronenberg, Crimes of the Future, Amazon distribuisce in streaming quello che è il secondo, e a tutt’oggi ultimo, film del figlio d’arte Brandon, datato 2020. Un film, questo Possessor, che era stato presentato con un certo successo al Sundance Film Festival del 2020, per poi fare un’uscita a ottobre dello stesso anno negli Stati Uniti e in Canada, e trovare una breve distribuzione nel Regno Unito poco tempo dopo. Una lunga invisibilità, quella di questo secondo lavoro di Brandon Cronenberg nel nostro paese, che ora si interrompe con la distribuzione su Prime Video, rendendo se non altro fruibile al pubblico un’opera personale e interessante, capace di rielaborare in modo intelligente la pur presente eredità paterna. Un lavoro che, per Cronenberg jr., arriva ben otto anni dopo il precedente Antiviral, e che conferma un approccio certo memore delle visioni di David Croneberg, ma parimenti personale, e capace di tracciare un percorso originale dentro generi come la fantascienza e l’horror. Proprio la volontà di restare legato, almeno nell’intreccio di base, al “genere” e alle sue dinamiche – qui la sci-fi distopica e il noir – sembra essere il principale elemento di differenziazione tra l’approccio narrativo di Brandon Cronenberg e quello dell’illustre genitore, specie riguardo agli ultimi lavori di quest’ultimo.

Un ospite combattivo

Possessor, Christopher Abbott in un momento del film
Possessor, Christopher Abbott in un momento del film di Brandon Cronenberg

Al centro del plot di Possessor, ambientato in un 2008 alternativo, c’è il personaggio di Tasya Vos (Andrea Riseborough), una killer professionista che, per uccidere le sue vittime, prende il controllo dei corpi di persone a loro vicine, inducendole poi al suicidio. La datrice di lavoro di Tasya, l’ambigua Girder (Jennifer Jason Leigh) è contrariata dal fatto che la donna abbia ancora dei legami umani, nelle persone dell’ex marito Michael e del figlio Ira; secondo Girder, questi legami limitano l’efficienza della killer nello svolgimento del lavoro e ne compromettono la freddezza. Nonostante sia stanca e intenzionata a prendersi una pausa, Tasya accetta un nuovo compito che consiste nell’eliminare John Parse, CEO di un’importante multinazionale, e sua figlia Ava; i due omicidi dovranno essere eseguiti da Tasya prendendo possesso del corpo del fidanzato della ragazza, Colin Tate (Christopher Abbott). La procedura di innesto della coscienza di Tasya nel corpo di Colin riesce apparentemente bene, ma poco dopo la donna inizia a sperimentare black-out e strane visioni; l’impressione è che la coscienza sopita di Colin stia tentando di risvegliarsi e riprendere il possesso del suo corpo, mettendo in pericolo la riuscita del lavoro e la stessa vita di Tasya.

Possessione (in)visibile

Possessor, Andrea Riseborough in una inquietante scena del film
Possessor, Andrea Riseborough in una inquietante scena del film di Brandon Cronenberg

Il plot di Possessor si basa su un’idea non certo nuova per il genere fantastico, sia quando viene declinata in chiave prettamente sci-fi (si pensi a film come Strange Days o Avatar) sia quando assume invece tinte più horror e sovrannaturali; la sceneggiatura scritta dallo stesso Brandon Cronenberg – seguendo in questo lo schema del precedente Antiviral – sembra preoccuparsi innanzitutto di dare una cornice forte alla storia, un nucleo tematico riconoscibile (quello di una vicenda noir ambientata in una società non troppo diversa dalla nostra) su cui poi innestare visioni che in qualche modo destrutturano e problematizzano i topoi del genere. Quello della possessione è in fondo un motivo che mescola suggestioni ancestrali, legate al sovrannaturale e all’idea di un’entità incorporea che plagia la coscienza della vittima, al concetto tutto fisico del parassita: un’entità corporea e concreta, che corrode il corpo da dentro e, possedendolo, lo porta infine alla distruzione. Non è un caso che il titolo stesso ponga l’enfasi non tanto sull’atto del possedere, quanto sul soggetto che lo compie; un soggetto qui sempre presente nella sua fisicità – per quanto addormentato e collegato a un macchinario – e a sua volta influenzato pesantemente dalle sue azioni, tanto nel fisico quanto nella mente.

Visionario e viscerale

Possessor, Christopher Abbott in una inquietante scena del film
Possessor, Christopher Abbott in una inquietante scena del film di Brandon Cronenberg

Come nei lavori di Cronenberg padre, ma con un approccio forse meno teorico e ancor più viscerale, in Possessor corpo e mente si rivelano legati in modo inscindibile, anche quando l’occhio del regista si concentra sulle peregrinazioni mentali di Tasya/Colin (con confini non sempre nettamente riconoscibili). Ne è un esempio la riuscita visualizzazione della presa di possesso del corpo dell’ospite – con qualche reminiscenza da La mosca – e la sequenza onirica, tanto simbolica quanto a suo modo potentemente “fisica”, del risveglio di Colin nell’appartamento della sua collega, con uno scambio di ruoli che si rivelerà anticipatore di quelli che saranno i successivi sviluppi della storia. Le visioni della protagonista, spesso al limite del subliminale, trovano sempre una ricaduta (spesso dolorosa) sulla fisicità sua e del suo ospite; la componente onirica del film ha il suo costante contraltare nella carne e nel sangue, in un gore tanto duro e radicale quanto sempre narrativamente giustificato. Proprio l’ancoraggio a una struttura narrativa classica, e la sostanziale leggibilità della trama, restano due delle caratteristiche forti di Possessor, film capace di unire visionarietà a rigore stilistico, eleganza visiva – anche nelle alternanze cromatiche di alcuni interni, in cui dominano le tonalità del giallo malva, del blu metallico e del rosso – a radicalità di contenuti. Si resta forse un po’ perplessi di fronte a una conclusione non adeguatamente preparata, per quanto coerente coi concetti espressi dal film, e da una descrizione del contesto familiare della protagonista che poteva trovare magari maggior approfondimento. Mancanze narrative che comunque non inficiano la sostanza del prodotto, né il suo indubbio fascino visivo.

Possessor, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Possessor
Regia: Brandon Cronenberg
Paese/anno: Regno Unito, Canada / 2020
Durata: 103’
Genere: Horror, Fantascienza, Thriller
Cast: Andrea Riseborough, Ayesha Mansur Gonsalves, Christopher Abbott, Hanneke Talbot, Jennifer Jason Leigh, Raoul Bhaneja, Sean Bean, Tuppence Middleton, Danny Waugh, Christopher Jacot, Daniel Park, Gabrielle Graham, Gage Graham-Arbuthnot, Hrant Alianak, Kaniehtiio Horn, Kathy Maloney, Matthew Garlick, Megan Vincent, Rachael Crawford, Rossif Sutherland
Sceneggiatura: Brandon Cronenberg
Fotografia: Karim Hussain
Montaggio: Matthew Hannam
Musiche: Jim Williams
Produttore: Steve Solomos, Niv Fichman, Matthew Hannam, Karim Hussain, Kevin Krikst, Andrew Starke, Fraser Ash
Casa di Produzione: Particular Crowd, Ingenious Media, Téléfilm Canada, Arclight Films, Ontario Creates, Crave, Rhombus Media, Rook Films
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 27/07/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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