ALTRI 365 GIORNI

ALTRI 365 GIORNI

Diretto come i suoi predecessori da Barbara Białowąs e Tomasz Mandes, Altri 365 giorni chiude la trilogia ispirata ai romanzi erotico-crime della scrittrice polacca Blanka Lipińska. Una chiusura loffia e inconsistente, che non riesce neanche a generare quel divertimento involontario che (a volte) accompagna una confezione dichiaratamente trash.

Altre due ore di tedio

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Con questo Altri 365 giorni, terzo capitolo arrivato su Netflix solo pochi mesi dopo il suo predecessore, giunge a compimento una trilogia che ha rappresentato uno dei successi più inaspettati – e, diciamocelo pure, difficili da comprendere – dell’intera storia della piattaforma. L’originale 365 giorni, adattamento di produzione polacca del romanzo omonimo di Blanka Lipińska, fu “passato” a Netflix nel giugno 2020, dopo che la pandemia di Covid-19 ne aveva bloccato la distribuzione in quasi tutti i paesi del mondo: il film, racconto dell’amore malsano e condito da abbondanti dosi di erotismo soft-core tra un gangster e una ragazza sua prigioniera, aveva provocato la stroncatura unanime della critica, un vespaio di polemiche per il sessismo insito nella trama, ma anche un risultato incredibilmente buono in termini di visualizzazioni, che ne fece uno dei film più visti sulla piattaforma in quell’anno. Un risultato bissato dal successivo 365 giorni adesso, giunto su Netflix nell’aprile scorso – stavolta intelligentemente destinato da subito alla piattaforma – e che si prepara a reiterarsi (almeno stando ai primi dati delle visualizzazioni) anche con questo terzo capitolo. Un capitolo che, come il suo corrispondente letterario, vuole chiudere il cerchio dell’amore tra la “rediviva” Laura Biel e il boss Massimo Torricelli, interpretati rispettivamente da Anna-Maria Sieklucka e Michele Morrone. Colpi di coda permettendo, ovviamente.

La convalescenza e la crisi

Altri 365 giorni, Anna-Maria Sieklucka in una scena
Altri 365 giorni, Anna-Maria Sieklucka in una scena del film

Il plot del film si apre immediatamente dopo il cliffhanger (qui il termine di derivazione televisiva è più che mai appropriato) che chiudeva il film precedente; un finale che, seguendo lo schema di quello del primo episodio, lasciava il dubbio sulla sorte di Laura, colpita dall’ex ragazza di Massimo durante lo showdown nel locale, che coinvolgeva anche Nacho e il fratello gemello del boss. Nonostante la logica – e i credits stessi – lascino ben pochi dubbi sulla sopravvivenza del personaggio, la sceneggiatura sceglie di aprire il film con un prologo ambientato in un cimitero, che vede Torricelli piangere davanti a una tomba. Una sequenza, accompagnata dal faccia a faccia coi membri della famiglia rivale, che resterà anche l’unico momento di “suspence” (virgolette più che mai d’obbligo) dell’intero film. Com’era ampiamente intuibile, infatti, la tomba su cui Massimo è andato a piangere è quella di suo fratello, traditore ma nondimeno rimpianto in nome del legame di sangue (e delle regole più basilari del genere). Laura, invece, è nella villa dei Torricelli ad attraversare un ozioso periodo di convalescenza dopo le ferite riportate – ovviamente condito di dosi abbondanti di sesso, programmato e occasionale. Ma il ricordo di Nacho, finto giardiniere e in realtà boss rivale, che l’aveva conquistata sull’isola quando aveva creduto al tradimento di suo marito, tormenta la donna. Fin quando lo stesso Nacho non riappare, proprio quando Massimo sembra sempre più distante e preda dei fantasmi della gelosia.

Nausea reiterata

Altri 365 giorni, Simone Susinna in una scena
Altri 365 giorni, Simone Susinna in una scena del film

Se i due capitoli precedenti della trilogia, accanto alle abbondanti dosi di sesso blandamente BDSM (l’ispirazione dichiarata della fonte letteraria è la trilogia di Cinquanta sfumature di grigio) mantenevano una componente vagamente “crime” – dispiace questa sovrabbondanza di virgolette, in questo articolo, ma non possiamo fare altrimenti – qui tale componente è tagliata fuori alla radice. Siamo di fronte, infatti, al più basilare dei triangoli amorosi con storia di gelosia annessa, con un canovaccio visto tante volte e una serie di snodi narrativi tutti perfettamente intuibili. Ma non è certo la scarsa originalità della trama il problema principale di Altri 365 giorni, così come non lo era per i suoi predecessori; piuttosto, questo terzo episodio firmato da Barbara Białowąs e Tomasz Mandes risulta visivamente sciatto e privo di qualsivoglia idea di regia, segnato da una recitazione enfatica tesa forse a ricercare qualcosa di simile al melò, e da una reiterazione di soluzioni audiovisive (in primis le onnipresenti canzoni, e le altrettanto sovrabbondanti carrellate circolari, usate in modo gratuito e illogico) che vengono presto a nausea. Se una confezione dichiaratamente trash – non ci vengono altri termini – in altri casi potrebbe conferire a un film lo status di “so bad it’s good”, qui si è purtroppo lontani anche da quell’etichetta: principalmente, infatti, Altri 365 giorni annoia. E annoia tanto, perché loffio nell’andamento narrativo e privo di sorprese, stanco e (paradossalmente, dato il genere) piatto.

Una risoluzione che lascia indifferenti

Altri 365 giorni, Michele Morrone e Anna-Maria Sieklucka in una scena
Altri 365 giorni, Michele Morrone e Anna-Maria Sieklucka in una scena del film

Reiterare, per questo capitolo conclusivo, le accuse di sessismo che hanno colpito i suoi predecessori significherebbe, probabilmente, conferire ad Altri 365 giorni uno status che non gli appartiene. I personaggi di Laura e della sua amica Olga sono infatti talmente inconsistenti (dando il peggio di se nella vacanza/viaggio di lavoro in Portogallo, tra hangover e risibili dialoghi) da rendere inoffensiva la pur presente rappresentazione subalterna della donna. La sceneggiatura arranca per i 114 minuti di film – decisamente troppi – tra improbabili deviazioni che portano la protagonista da Lagos a Varsavia (con un’insensata scelta di montaggio, e un mezzo di trasporto che non si sa dove sia stato rimediato), massime della madre di Laura degne dei Baci Perugina (“Una donna che vive per il suo uomo sarà sempre infelice”), fino a un telefonatissimo e ridondante finale in riva al mare. Nel frattempo, non siamo neanche riusciti a capire bene quale fosse la vera ragione della crisi tra i due – si allude a una dipendenza di Massimo dalla cocaina, ma la sceneggiatura butta lì questo motivo in un dialogo, per poi lasciarlo da parte – e quindi ci resta altrettanto difficile gioire per la loro riconciliazione. O quantomeno rallegrarcene. Resta solo il reiterato interrogativo sulle radici del successo di questa trilogia: l’unico interrogativo davvero stimolante, in fondo, che ci ha lasciato la sua visione.

Altri 365 giorni, la locandina
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Scheda

Titolo originale: Kolejne 365 Dni
Regia: Barbara Bialowas, Tomasz Mandes
Paese/anno: Polonia / 2022
Durata: 114’
Genere: Drammatico, Sentimentale, Erotico
Cast: Tomasz Mandes, Danilo Susinna, Ramón Langa, Max Umer, Dariusz Jakubowski, Paulina Mabiala, Ewa Kasprzyk, Robert Zdebski, Otar Saralidze, Rafal Iwaniuk, Simone Susinna, Karolina Pisarek, Michele Morrone, Natalia Siwiec, Anna-Maria Sieklucka
Sceneggiatura: Tomasz Klimala, Tomasz Mandes, Barbara Bialowas, Blanka Lipinska
Casa di Produzione: Ekipa
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 19/08/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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