IN NOME DEL CIELO

IN NOME DEL CIELO

Creata da Dustin Lance Black

Voto: 8

La fede mormona è al centro di questo In nome del cielo, cupo, angoscioso thriller in sette capitoli, basato su una storia vera. La miniserie completa è disponibile dal 31 agosto su Disney+.

Questioni di fede

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Complice il lancio di Star sul mercato internazionale, da un anno e mezzo Disney+ si sta imponendo anche presso un target più adulto, sfruttando gli elementi più maturi dell’azienda e/o acquisizioni particolari in termini di distribuzione (basti pensare a The Walking Dead, che la piattaforma ha ereditato dai canali del gruppo Fox). Tra questi elementi c’è il canale FX, che da una ventina d’anni (The Shield risale alla primavera del 2002) propone titoli seriali di notevole caratura, e con l’avvento dello streaming ha avviato l’iniziativa FX on Hulu, in base alla quale determinati programmi debuttano direttamente sulla piattaforma Hulu (di cui Star è più o meno il corrispettivo fuori dagli Stati Uniti) nell’apposita sezione dedicata al canale.

Di questo catalogo fa parte anche In nome del cielo, che lo sceneggiatore Dustin Lance Black (premio Oscar per Milk, e autore del copione di J. Edgar per Clint Eastwood) ha scritto a partire dal libro di Jon Kracauer, a sua volta basato su eventi reali verificatisi nello Utah nel 1984. Un progetto dalla gestazione lunga, dato che il libro è stato pubblicato nel 2003 e il primo tentativo di adattamento, come lungometraggio cinematografico, risale al 2011, prima che avvenisse la transizione verso lo streaming.

Omicidi “divini”

In nome del cielo, Billy Howle in una scena
In nome del cielo, Billy Howle in una scena della serie

Siamo nella città fittizia di East Rockwell, nello Utah. Jeb Pyre (Andrew Garfield), poliziotto appartenente alla Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni (convenzionalmente nota come il culto dei mormoni), e il collega Bill Taba (Gil Birmingham), che non è un adepto in quanto membro della tribù indigena Paiute, vengono chiamati a indagare su un efferato omicidio. Le vittime sono Brenda Wright Lafferty (Daisy Edgar-Jones) e sua figlia Erica, e il primo sospettato è inevitabilmente il vedovo, Allen Lafferty (Billy Howle). Questi afferma di essere innocente, ma le indagini rivelano un equilibrio famigliare tutt’altro che sano: come spiegato attraverso vari flashback, Brenda era poco gradita dai parenti di Allen perché aveva il coraggio di opporsi alla struttura patriarcale della loro particolare setta mormona, separata dalla Chiesa ufficiale, che mantiene tradizioni abolite quali la poligamia. La fede di Pyre comincia a vacillare, e nel corso della miniserie, oltre alla questione dell’omicidio di Brenda, c’è anche la ricostruzione della storia della fede mormona negli Stati Uniti, a partire dalle azioni del fondatore Joseph Smith.

Amore tossico

In nome del cielo, una scena di preghiera
In nome del cielo, una scena di preghiera nella serie

Per Dustin Lance Black, coadiuvato dal regista britannico David McKenzie per creare l’estetica della miniserie, a base di ombre che rendono opprimenti anche le scene all’aria aperta, l’argomento è molto personale: è cresciuto all’interno di un gruppo mormone in California, il che gli ha creato problemi da giovane (apertamente gay, ha fatto il suo coming out solo dopo aver iniziato l’università a Los Angeles, lontano da casa), e questo ha contribuito al suo percorso professionale poiché uno dei suoi primi incarichi è stato far parte dello staff della serie HBO Big Love, che raccontava la vita una famiglia mormona poligama dopo l’abolizione di tale pratica. In tale sede si cercava di mostrare come non tutte le correnti mormone fossero fondamentaliste (anzi, il protagonista Bill Henrickson si opponeva apertamente alle abitudini più estreme del leader della setta, Roman Grant), mentre qui c’è il contrappasso, con il poliziotto sinceramente devoto che deve vedersela con l’evoluzione più cupa e misogina degli insegnamenti di Smith. Un’evoluzione che, va precisato, non è andata giù agli spettatori mormoni, delusi soprattutto dal linguaggio eccessivamente stereotipato dei personaggi in questione (scelta difesa dagli autori per rendere più chiara e riconoscibile la terminologia della Chiesa a chi non avesse conoscenze pregresse della fede mormona).

In nome del cielo, Gil Birmingham e Andrew Garfield in una sequenza
In nome del cielo, Gil Birmingham e Andrew Garfield in una sequenza della serie

Come il libro di Kracauer, la miniserie procede su due binari, raccontando l’indagine nel presente e la storia della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, da Smith fino all’ascesa di Brigham Young e il massacro di Mountain Meadows nel 1857. Una scelta coerente con le intenzioni degli autori, che vogliono proporre un ritratto a tutto tondo della fede che vanno a decostruire, ma che penalizza a volte la struttura degli episodi poiché il passato remoto detrae dalla forza drammaturgica del côté poliziesco, già di suo dotato di due piani temporali per mostrarci la vita di Brenda Lafferty e la performance molto potente di Daisy Edgar-Jones, giovane attrice britannica molto lanciata sul piccolo schermo (è nota soprattutto per Normal People) e qui perfettamente calata nei panni di una donna americana che non intende farsi mettere i piedi in testa da una fin troppo invadente “famiglia”.

L’indagine dell’anima

In nome del cielo, Sam Worthington e Denise Gough in una scena
In nome del cielo, Sam Worthington e Denise Gough in una scena della serie

La miniserie è anche il culmine di tre anni praticamente ininterrotti di lavoro per Andrew Garfield, il quale ha dichiarato di volersi prendere una pausa dalla recitazione dopo 4-5 progetti consecutivi (tra cui il suo chiacchieratissimo ritorno al mondo Marvel in Spider-Man: No Way Home). Un sabbatico decisamente meritato, alla luce del lavoro notevole che fa nei panni di Pyre, tormentato come molti dei personaggi migliori incarnati dall’attore britannico. Altrettanto impressionanti, al suo fianco, i tre principali membri della famiglia Lafferty, incarnati da Wyatt Russell, Rory Culkin e un inquietante Sam Worthington, interprete spesso male utilizzato e che proprio in territorio seriale (è già stato coinvolto in un poliziesco con la miniserie su Unabomber realizzata per Netflix) sta dimostrando di essere molto di più di un banale eroe action che tutti hanno cercato di trasformare in icona di genere dopo il successo di Avatar. Molto più interessante vederlo in progetti come questo, dove il materiale appetibile non manca.

In nome del cielo, la locandina della serie
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Scheda

Titolo originale: Under the Banner of Heaven
Creata da: Dustin Lance Black
Regia: David Mackenzie, Dustin Lance Black, Isabel Sandoval, Thomas Schlamme, Courtney Hunt
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 472’
Genere: Drammatico, polizesco, Giallo
Cast: Britt Irvin, Daisy Edgar-Jones, Rohan Mead, Taylor St. Pierre, Megan Leitch, Gil Birmingham, Rory Culkin, Adelaide Clemens, Seth Numrich, Andrew Garfield, Billy Howle, Chloe Pirrie, Christopher Heyerdahl, Denise Gough, Sam Worthington, Wyatt Russell
Sceneggiatura: Dustin Lance Black, Brandon Boyce, Gina Welch, Emer Gillespie
Fotografia: Tobie Marier-Robitaille, Gonzalo Amat, Craig Wrobleski
Montaggio: Byron Smith, Chris McKinley, Josh Schaeffer, Justin Lachance, Mark Manos, Beatrice Sisul
Musiche: Jeff Ament
Produttore: Dustin Lance Black, Ron Howard, Brandon Boyce, Jon Krakauer, Leslie Cowan, Brian Dennis, Brian Grazer, Emer Gillespie, Michael Weiss, Shannon Costello, Jason Bateman, Stephanie Davis
Casa di Produzione: Aggregate Films, Imagine Entertainment, FX Productions, Imagine Television
Distribuzione: Disney+

Data di uscita: 31/08/2022

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Max Borg
Giornalista e traduttore freelance, collabora con varie testate in Italia e Svizzera e con festival come Locarno e la Berlinale. Ama la sala, ma non disdegna le piattaforme.

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