COBRA KAI 5

COBRA KAI 5

Nata come una piccola serie senza pretese, Cobra Kai non solo è riuscita a rimanere in vita per cinque stagioni, ma ha prosperato grazie ai protagonisti Zabka e Macchio. Ora i personaggi sono troppi, ma lo show regge.

Una quinta stagione troppo affollata, ma sempre avvincente

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In pochi si sarebbero aspettati che la serie sequel tratta da una saga cinematografica degli anni ’80 decisamente “cheesy” diventasse uno degli show televisivi più popolari e seguiti dell’ultimo lustro. La quinta stagione di Cobra Kai ha debuttato lo scorso venerdì su Netflix e, ancora una volta, è stato decretato un successo di pubblico. La saga sulle arti marziali inaugurata nel 1984 da William Zabka e Ralph Macchio nei panni di Johnny Lawrence e Daniel LaRusso, due teenager studiosi della disciplina del karate (a prima vista un bullo e la sua vittima) è sempre più corale. Scorre, infatti, su due binari contrari: la continua riesumazione di personaggi riciclati dalla saga cinematografica e l’introduzione di una miriade di volti nuovi e giovani che vengono integrati a ogni annata.

Una formula collaudata (non) si cambia

Cobra Kai 5, Joe Seo e Dallas Dupree Young in una scena
Cobra Kai 5, Joe Seo e Dallas Dupree Young in una scena della serie

La quarta annata aveva decretato una sonora sconfitta per i dojo dei due protagonisti, sconfitti al torneo delle valli dal Cobra Kai di Kreese e Silver. Quest’ultimo si era rivelato un villain molto più spietato e “puro” dello storico e durissimo antagonista del franchise dal passato traumatico di veterano di guerra. Ancora una volta, il motore della narrazione è costituito dalle rivalità tra i maestri dei vari dojo e i loro studenti, ancora una volta sono nuove alleanze che si formano a determinare l’andamento della storia. È una formula che continua a funzionare per la serie, non importa quante volte venga reiterata; ma quest’anno non c’è un villain sulla via della redenzione, solo un Cattivo da abbattere con ogni espediente possibile. Allo scopo, un esasperato Daniel ingaggia l’ex rivale giapponese Chozen, mentre Silver fa arrivare dalla Corea del sud l’erede del suo maestro, mentre espande il suo impero aprendo nuove palestre. La quinta stagione di Cobra Kai è davvero troppo affollata, e buona parte del tempo filmico viene sacrificato a linee narrative di personaggi di contorno che dissipano l’interesse. Specialmente a discapito di altre ben più intriganti come quella di Tori, impegnata in un coming of age che soffre della mancanza di un mentore sinceramente affezionato come lo sono stati Daniel e Johnny per i rispettivi studenti.

Corale, forse troppo

Cobra Kai 5, Ralph Macchio, Yuji Okumoto, Courtney Henggeler e William Zabka in una scena
Cobra Kai 5, Ralph Macchio, Yuji Okumoto, Courtney Henggeler e William Zabka in una scena della serie

Sempre grazie a Lawrence, Cobra Kai resta uno degli show più esilaranti del piccolo schermo: in particolare le gaffe culturali inanellate durante il viaggio in Messico e i tentativi di diventare un uomo “maturo” (il restyling di casa, le esperienze da autista Uber) costituiscono le chicche umoristiche della stagione. La quinta stagione vede i protagonisti scambiarsi i ruoli e affrontare le conseguenze della disfatta in modi diversi: Daniel si impegna maggiormente a fermare il nuovo sinistro sensei di Cobra Kai, Terry Silver, sprofondando nell’ossessione – il nuovo nemico di Daniel è, davvero, la sua nemesi – mentre Johnny cerca di fare ammenda per gli errori del passato e di lasciarsi finalmente il karate alle spalle. Anche la generazione più giovane si trova a percorrere strade nuove e vecchie, con Miguel a caccia del padre, Sam in crisi identitaria, Robby in cerca di equilibrio. Tra linee narrative che si incrociano e altre che disperdono l’attenzione, Cobra Kai diventa laboriosa da seguire.

Un futuro indefinibile

Cobra Kai 5, Oona O’Brien e Peyton List in una scena
Cobra Kai 5, Oona O’Brien e Peyton List in una scena della serie

Il ritmo cambia e rallenta, e uno dei motivi per cui la serie è tanto amata latita: Cobra Kai era lo show del “ogni luogo e pretesto sono buoni per pestarsi a colpi di karate”, ma le entusiasmanti coreografie a cui la serie ci aveva abituato latitano, salvo poi imbandire un banchetto finale esaltante con una puntata che è un tripudio di botte da orbi. Cobra Kai non è mai stata – o non ha mai aspirato a essere – una serie di grandi pretese artistiche e non ha mai preteso di essere narrativamente plausibile, ma è una serie che diventa sempre più ricca, che amplia inesorabilmente e gradualmente il proprio respiro narrativo e che è riuscita efficacemente a sfuggire ai propri – collaudati – schemi senza affondare. La sesta stagione è un’enorme incognita che eredita dalle puntate precedenti tantissimi finali aperti lasciati in sospeso: sarà questo il grande banco di prova finale di questo cult.

Cobra Kai 5, la locandina italiana
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Scheda

Titolo originale: Cobra Kai 5
Creata da: Hayden Schlossberg, Josh Heald, Jon Hurwitz
Regia: Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Drammatico, Azione
Cast: EJ Sanchez, Oona O'Brien, Dallas Dupree Young, Thomas Ian Griffith, Shigi Ohtsu, Gena Shaw, Elvia Hill, Sean Kanan, Aedin Mincks, Courtney Henggeler, Gianni DeCenzo, Griffin Santopietro, Hannah Kepple, Jacob Bertrand, Joe Seo, Khalil Everage, Martin Kove, Mary Mouser, Nathaniel Oh, Owen Morgan, Peyton List, Ralph Macchio, Tanner Buchanan, Tracey Bonner, Vanessa Rubio, William Zabka, Xolo Maridueña
Sceneggiatura: Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Fotografia: Paul Varrieur
Montaggio: Zack Arnold, Spencer Houck, Dexter N. Adriano, Bartholomew Burcham, Bari Winter
Musiche: Leo Birenberg, Zach Robinson
Produttore: Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg, Dougie Cash, Bob Wilson
Casa di Produzione: Sony Pictures Television, Hurwitz & Schlossberg Productions, Westbrook Studios, Overbrook Entertainment, Counterbalance Entertainment, Heald Productions (II)
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 09/09/2022

Trailer

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Lorenza Negri
Giornalista pubblicista, persona per niente seria. Fissata con gli anni ’80, la fantascienza e l’horror, i film di arti marziali e le serie coreane, i cartoni animati e i manga. E altre cose, ma non ne scrivo.

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