DANTE: PUPI AVATI E SERGIO CASTELLITTO PRESENTANO A ROMA IL FILM SUL POETA

DANTE: PUPI AVATI E SERGIO CASTELLITTO PRESENTANO A ROMA IL FILM SUL POETA

Il nuovo film di Pupi Avati, Dante, racconto della figura del Sommo Poeta attraverso l’ottica del primo promotore della sua opera, Boccaccio, è stato presentato oggi a Roma dal regista, insieme al cast (tra cui spicca Sergio Castellitto) e ai produttori.

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Non è affatto un biopic, Dante, né un film che pretenda di catturare, in alcun modo, l’essenza della vita del Sommo Poeta. Piuttosto il nuovo film di Pupi Avati, presentato oggi a Roma, è una sorta di road movie con protagonista il principale promotore contemporaneo dell’opera dell’Alighieri, ovvero Boccaccio, impegnato in un viaggio “riparatore” successivo alla morte del Poeta, con destinazione Ferrara; qui, il letterato dovrà incontrare la figlia di Dante, Suor Beatrice, che ancora non ha perdonato ai fiorentini l’esilio di suo padre da Firenze.

La figura di Boccaccio viene interpretata nel film da un intenso Sergio Castellitto, tra versi che illustrano le immagini del viaggio, rievocazione di opere, e racconto di alcuni degli eventi che segnarono la gioventù del poeta (a cui dà il volto Alessandro Sperduti); tra questi ha ovviamente un posto fondamentale la figura di Beatrice, interpretata da Carlotta Gamba.

Il film, ispirato al romanzo dello stesso Pupi Avati L’alta fantasia, il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante, è stato presentato ai giornalisti presenti alla Casa del Cinema dallo stesso regista, insieme agli interpreti Castellitto, Sperduti e Gamba, oltre al produttore Antonio Avati e all’amministratore delegato di Rai Cinema Paolo Del Brocco. L’uscita nelle sale del film, che segue di un anno il precedente film diretto da Avati, Lei mi parla ancora, è prevista per il prossimo 29 settembre, con la distribuzione di Eagle Pictures.

Dante, Sergio Castellitto in una scena del film
Dante, Sergio Castellitto in una scena del film di Pupi Avati

Avati, cosa può dirci sulla genesi del film?
Pupi Avati: È un film del tutto speciale, con cui ho un rapporto antico: c’è infatti un senso di inadempienza che chiunque dovrebbe avvertire nei confronti di Dante, specie dopo un settecentenario celebrato in modo poco umano e poco caloroso. Hanno fatto di tutto per allontanarlo ulteriormente, mentre io ho sempre pensato che al contrario fosse necessario avvicinarlo. Noi della nostra generazione, a causa della scuola, l’abbiamo odiato. Per me le cose sono cambiate nel momento in cui ho deciso di acculturarmi e ho incontrato la Vita nuova, quell’insieme di prosa e poesia che lui scrive dopo morte di Beatrice; ho preso spunto sia da lì che dal Trattatello di Boccaccio. Ho pensato che Dante meritasse di essere risarcito e riavvicinato alle persone, specialmente per chi non l’ha letto da autodidatta, come andrebbero letti tutti i classici. Come avvicinare a te un genio? La soluzione è quella di continuare a vederlo come un ragazzo: ma dovremmo farlo tutti, l’uno con l’altro, smettendo di fare per forza gli adulti e usando leggerezza e capacità poetica. A 14, 15 o16 anni eravamo capaci di dire “per sempre”: ora non lo dice più nessuno. La colonna sonora di questo film non a caso è fatta più dai versi che dalla musica, versi che dopo 700 anni danno la stessa emozione. Spero che, in un momento così difficile per il cinema italiano, questo film venga visto, anche perché al di là della mia ambizione, credo non sia un film inutile.

Come si è approcciato Sergio Castellitto al personaggio e alla storia?
Sergio Castellitto: Citerò il verso che conosciamo tutti, quel “Nel mezzo del cammin di nostra vita”: quello in un certo senso è un verso psichiatrico, ed è proprio quello che ha mosso il mio interesse. Dante è irraccontabile: nessuno ha mai osato fare un film sulla Commedia, perché è l’unico poema che è parola fluviale, quella che per conoscerla devi solo leggerla. La trovata narrativa che Pupi ha usato è quella di raccontare l’irraccontabile attraverso il viaggio di un altro gigante, che usa l’umiltà; un sentimento spesso frainteso, che viene scambiato per sottomissione ma è in realtà un sentimento granitico. Pupi ci racconta di un uomo cacciato, esiliato, privato dell’amore, povero. La depressione è il buio della mente, è la “selva oscura”; la grandezza del poeta è quella di ricomporre la sofferenza e la fragilità in qualcosa di straordinario, che è l’opera. Il poeta estrae qualcosa, come un minatore che si immerge in un buco nero e tira fuori una pepita d’oro. “Lo posso immaginare solo ragazzo”, viene detto in un passaggio del film: ed è proprio così, perché l’artista se non è ragazzo muore.
Pupi Avati: Vista la conoscenza della materia da parte di Sergio, ho capito che potevo chiedergli una cosa che non avevo mai chiesto a nessun attore: ho pensato: “perché non girare senza provare?” Non abbiamo fatto mai nessuna prova, ed è stata la prima volta nella mia vita. La sorpresa riguardava sua quello che sarebbe successo, sia come l’avremmo vissuto. È andata meravigliosamente, lo sto consigliando a tutti i miei colleghi.

Dante, Alessandro Sperduti in una scena del film
Dante, Alessandro Sperduti in una scena del film di Pupi Avati

Sperduti, ci dica qualcosa sul “suo” Dante.
Alessandro Sperduti: L’aspetto più bello è quello di un Dante non più distate e inquietante. Io all’inizio ho detto a Pupi che quello era un universo sconfinato, troppo grande per me, ma lui mi ha detto “focalizzati sull’umanità della persona”. Capire l’umanità significa leggere la Commedia e pensare al perché lui l’abbia scritta, oppure trovare nella Vita nuova quel ragazzo che ha auto le mie stesse difficoltà. Trovo anche un po’ rivoluzionario il fatto che lui non abbia paura di mostrare la sua sensibilità, la sua fragilità: nel film non ha problemi a mostrarla. Oggi ricorre spesso il tema dell’essere se stessi: è diventato una specie di mantra, ma spesso se ne perde il significato. Dante non aveva limiti nel dare se stesso agli altri. Magari lo faceva anche per ambizione, ma metteva a disposizione tutto se stesso, e questo lo trovo rivoluzionario. Nella scena del suo incontro con Beatrice, tutto è vero, concreto, ma insieme anche molto alto: eravamo due ragazzi che si stavano innamorando, ma nel frattempo c’era qualcosa di più grande.

Carlotta Gamba, lei come si è approcciata alla figura di Beatrice?
Carlotta Gamba: Io sono una novella, ma sentendo parlare Pupi sento quanto Dante, Beatrice e Boccaccio abbiano dentro Pupi. Ho imparato molto, facendo questo film, ho capito quanto sia importante continuare a illudersi e a immaginare. Penso che questo film abbia dato a Beatrice una dignità, rendendola una donna reale e consapevole.

I borghi che si vedono nel film sono tutti luoghi reali o c’è qualcosa di ricostruito?
Antonio Avati: È quasi tutto ripreso dal vero, a parte poche scene, in particolare quelle di un paio di battaglie. Gli esterni scelti non erano i veri luoghi toccati da Dante, ma comunque abbiamo fatto in modo che tutto fosse estremamente credibile. Abbiamo girato specialmente in Umbria, e poi ovviamente a Ravenna e in Emilia. Abbiamo invece girato poco in Toscana, visto che la Film Commission locale non ci ha aiutato molto.

Dante, Carlotta Gamba in una scena del film
Dante, Carlotta Gamba in una scena del film di Pupi Avati

Il responsabile degli effetti speciali è Sergio Stivaletti. Per quali scene è stato utilizzato?
Antonio Avati: Lui ha realizzato il cuore sanguinolento che Beatrice si strappa nella scena di un sogno di Dante, e poi la bambola che vediamo in alcune scene. Inoltre ha truccato i visi devastati dei due combattenti della battaglia di Campaldino.

Questo è un film che riconduce Dante a una visione più concreta e corporea?
Sergio Castellitto: Beh, quando si parla di un poeta si rischia sempre di andare solo per vie aeree e puramente spirituali. A me sembrava invece interessante avere la puzza e il tanfo, lavorare sul corpo di un uomo che fa un viaggio faticosissimo, e però continua a pensare. Boccaccio inoltre, nella storia, ha modo anche di scoprirsi un padre inadeguato; insomma, era interessante esplorare l’imperfezione dell’uomo. Pupi, poi, compone i suoi cast in modo molto interessante, mischiando attori presi dalla strada, come nel neorealismo, con grandi interpreti. Questo offre al tessuto del film qualcosa di pasoliniano. È un film apparentemente molto classico, ma in realtà sorprendente: racconta quell’epoca tramite la claustrofobia, ma anche attraverso la sterminatezza. Abbiamo girato in luoghi molto emotivi.

Ieri come oggi, l’arte aiuta ancora a salvare una vita?
Pupi
Avati: Aiuta a dare un senso a Dante, sicuramente, a Boccaccio, e tutto sommato anche a me; anche se ricordo che il regalo più bello che si aspetta mia moglie da me è che smetta di fare cinema. Però è bellissimo aver portato a termine un film risarcitorio per Dante, ma anche per il nostro rapporto stesso col cinema: qui c’è un po’ la summa del nostro cinema. C’è tutto ciò che noi abbiamo appreso e imparato, la nostra calligrafia e il nostro tono di voce. La bambola, per esempio, è l’elemento esoterico del film: è una cosa molto nostra, somiglia un po’ a un nostro cotè da cinema gotico.

Dante, Alessandro Sperduti in una sequenza del film
Dante, Alessandro Sperduti in una sequenza del film di Pupi Avati

Nel film compaiono molti affreschi. In una scena, addirittura, il papa si muove dentro un affresco. Come avete lavorato su questo aspetto?
Pupi Avati: Abbiamo seguito quella che è l’iconografia medievale. Nel film ci sono muri che parlano, affreschi che parlano: questa è una componente forte della cultura medievale. Il dipinto in questione è di Andrea di Bonaiuto, nella Cappella degli Spagnoli. Tutta l’iconografia del film, comunque, è ispirata agli affreschi.

Questo è un momento difficile per il cinema italiano: è raro vedere un film come questo, che non sia la solita commedia o il solito film di facie intrattenimento. Perché siamo arrivati a questo punto?
Pupi
Avati: Secondo me è un problema che non riguarda solo il cinema ma tutto il paese: è un paese privo di ambizioni, questo, come d’altronde gran parte dell’occidente. Ci siamo privati dell’elemento dell’ambizione. I ragazzi della mia scuola di recitazione hanno tutti un sogno, però hanno anche un piano b, se il sogno non si realizzasse. Beh, io dico loro: guardate che chi ha il piano b, finirà per seguire il piano b.

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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