TI MANGIO IL CUORE

TI MANGIO IL CUORE

Già presentato nella sezione Orizzonti della 79a Mostra del Cinema di Venezia, Ti mangio il cuore propone un approccio piuttosto originale al crime italiano, attraverso la vicenda di un amore proibito e quella, parallela, di un’implacabile vendetta. Una vicenda che il film di Pippo Mezzapesa cala in un bianco e nero fortemente contrastato, in linea col tono (insieme passionale e respingente) della storia.

L'amore e il sangue

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Tra le tante opere audiovisive italiane che (tra cinema e tv) negli ultimi anni hanno illuminato il tema della criminalità organizzata – e quello dello scontro tra famiglie rivali – questo Ti mangio il cuore si segnala se non altro per una certa originalità. Il nuovo film di Pippo Mezzapesa, infatti, si allontana in modo abbastanza netto dai mafia movie più classici, nonché dall’epica di serie televisive come Romanzo criminale e Gomorra, mantenendo dall’oggetto rappresentato una distanza che (per respingente che possa risultare) ne fa un esperimento pressoché unico. Un esperimento che si sostanzia anche in un bianco e nero fortemente contrastato, che se da un lato conferisce alla location in cui il film è ambientato un’aura da terra di nessuno, spesso quasi astratta, dall’altro accentua le passioni – all’insegna del bianco e del nero, degli alleati da coltivare e dei nemici da eliminare – che muovono tutti i personaggi. Una negazione, in un certo senso, delle sfumature di grigio del noir e del crime movie classico, all’insegna di personaggi che si consumano e bruciano restando preda – consapevolmente – delle loro passioni. Tanto di quelle dell’Eros quanto di quelle mosse dal Thanatos. Amore e morte che non mancheranno, nelle quasi due ore di film.

La faida e la scintilla

Ti mangio il cuore, Francesco Patanè e Tommaso Ragno in un momento del film
Ti mangio il cuore, Francesco Patanè e Tommaso Ragno in un momento del film di Pippo Mezzapesa

La trama di Ti mangio il cuore è ambientata nel Promontorio del Gargano, nel quale è in atto da decenni una faida tra due famiglie criminali, i Malatesta e i Camporeale. Nel 1960, l’erede della famiglia Malatesta, Michele, ancora giovanissimo, aveva assistito al massacro della sua famiglia da parte dei rivali; diventato adulto, con gli anni, si è vendicato di tutti i principali membri del clan rivale, eliminandoli uno a uno.

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Nel 2004, le due famiglie sembrano essere giunte a una tregua, favorita anche dalla mediazione di una terza potente famiglia, i Montanari. Tuttavia, il figlio di Michele ed erede del suo impero, Andrea, si innamora ricambiato di Marilena, bellissima moglie del boss latitante Santo Camporeale. Quando i due vengono scoperti, la guerra ricomincia, violentissima; una guerra nella quale Marilena verrà ripudiata dai suoi, mentre Andrea prenderà le redini della sua famiglia, trasformandosi in uno spietato capoclan.

Cuori selvaggi

Ti mangio il cuore, Elodie e Francesco Patanè in una scena del film
Ti mangio il cuore, Elodie e Francesco Patanè in una scena del film di Pippo Mezzapesa

Non deve ingannare, la sinossi di Ti mangio il cuore, facendo pensare a una semplice variante della vicenda shakespeariana di Romeo e Giulietta, o a un romanticismo che si contrapponga in qualche modo all’ambiente sociale abitato dai due amanti; qui Andrea e Marilena (impersonati rispettivamente da Francesco Patanè e dalla cantante Elodie, al suo esordio nella recitazione) non mettono mai in discussione le regole non scritte del loro mondo, prendendone anzi su di se il peso e facendosi direttamente carico delle loro conseguenze. Se la donna, infatti, accetta l’esilio della sua famiglia e la prigionia (di fatto) nel clan rivale, il giovane erede si fa uomo tracciando autonomamente un vero e proprio percorso di educazione criminale; un percorso che, dopo il battesimo del sangue del primo omicidio, diviene sempre più limpido all’insegna di una violenza (auto)distruttiva. L’amore tra i due, qui – e lo stesso selvaggio romanticismo che lo muove – sorregge ed è sorretto dal riaccendersi della faida tra le due famiglie, anziché contrapporsi a essa. Una logica che verrà spezzata – parzialmente – solo da quell’istinto materno che, nel personaggio di Elodie, era stato messo tra parentesi per gran parte della storia.

Una parabola (auto)distruttiva

Ti mangio il cuore, Francesco Patanè e Lidia Vitale in una scena del film
Ti mangio il cuore, Francesco Patanè e Lidia Vitale in una scena del film di Pippo Mezzapesa

Tratto dal romanzo omonimo di Carlo Bonini e Giuliano Foschini – a sua volta parzialmente ispirato a eventi reali – Ti mangio il cuore illumina la realtà di una struttura criminale (la cosiddetta quarta mafia) normalmente meno sotto i riflettori rispetto alle analoghe organizzazioni criminali siciliane, campane e calabresi. Una realtà priva della formalità rituale di altre strutture (si veda la ‘ndrangheta, che abbiamo visto rappresentata di recente – pur trasfigurata – nella serie Bang Bang Baby), maggiormente calata nella realtà contadina e, nella rappresentazione del film, animata da pulsioni ancestrali all’insegna di passione, sangue e onore. Il film, sorretto dall’insolito bianco e nero della fotografia di Michele D’Attanasio, mette in scena una faida animalesca che nella stessa, frequente presenza degli animali, ha un suo forte elemento simbolico (reso esplicito in almeno due sequenze). Il percorso di vendetta di Andrea corre parallelo alla sua brama di potere, sorretta e nutrita dal sempre più copioso sangue versato; una parabola, quella del personaggio, che è sì per certi versi shakesperiana, ma che si situa forse più dalle parti del Macbeth che da quelle di Romeo e Giulietta.

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Radicalità e (anti)epica

Ti mangio il cuore, Michele Placido in una sequenza del film
Ti mangio il cuore, Michele Placido in una sequenza del film di Pippo Mezzapesa

È stato scomodato da qualcuno lo spaghetti western, per descrivere l’estetica (e l’atmosfera) di Ti mangio il cuore; tuttavia, se da un lato è vero che l’ambientazione e la progressione drammatica della storia possono richiamare quelle atmosfere, a nostro avviso il film di Pippo Mezzapesa presenta una radicalità nella messa in scena della violenza e un’(anti)epica bagnata nel sangue che restano del tutto originali. Una radicalità e un’originalità – favorite anche dal suggestivo score di Teho Teardo – che tuttavia non sempre giovano al film: a volte si vorrebbe una maggior vicinanza ai personaggi, specie a quello di Andrea, che Patanè rende con toni costantemente sopra le righe, spesso ai limiti di un grottesco non (sempre) giustificato. Va decisamente meglio con la definizione – e l’interpretazione – del personaggio di Elodie, il cui arco narrativo risulta convincente, sostanziato da una prova capace in parti uguali di credibilità e malìa. Alla conclusione della vicenda segue un epilogo un po’ didascalico, in fondo superfluo, ma non tale da inficiare più di tanto il (buon) risultato complessivo; un risultato all’insegna di un approccio non convenzionale e di sostanza al genere, che traccia percorsi altri in quello che sembrava un “canone” – quello del crime all’italiana – ormai abbastanza standardizzato.

Ti mangio il cuore, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Ti mangio il cuore
Regia: Pippo Mezzapesa
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 115’
Genere: Drammatico
Cast: Gianni Lillo, Elodie, Nicola Davide, Mauro Lamanna, Francesco Loi, Giovanni Anzaldo, Brenno Placido, Arturo Severo Cano, Giulia Maria Scarano, Michele Pereira Da Paz, Francesco Tammacco, Letizia Pia Cartolaro, Cristiano Cela, Giovanni Trombetta, Francesco Di Leva, Francesco Patanè, Lidia Vitale, Michele Placido, Tommaso Ragno
Sceneggiatura: Pippo Mezzapesa, Antonella Gaeta, Davide Serino
Fotografia: Michele D’Attanasio
Montaggio: Vincenzo Soprano
Musiche: Teho Teardo
Produttore: Francesca Cima, Nicola Giuliano, Carlotta Calori, Viola Prestieri
Casa di Produzione: Rai Cinema, Indigo Film
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 22/09/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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