QUASI ORFANO

QUASI ORFANO

Remake di un recente film francese, Quasi orfano inserisce nel filone “territoriale” della commedia italiana il vecchio spunto comico dell’amnesia; il risultato del film di Umberto Carteni, tuttavia, è abbastanza modesto, retto da stereotipi che si vorrebbe smontare e finiscono invece per essere ribaditi.

Il fu Valentino Tarocco

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La variante “territoriale” della commedia italiana, riportata al successo ormai oltre un decennio fa da Benvenuti al Sud di Luca Miniero, continua a generare epigoni nel cinema italiano, che ripropongono più o meno fedelmente la formula del capostipite. Nel caso di questo Quasi orfano, poi, la filiazione è doppia: come già il fortunato film di Miniero, infatti, il nuovo lavoro di Umberto Carteni nasce dal soggetto di un film francese, diretto da quello stesso Danny Boon che era stato regista del “modello” del film del 2010, Giù al Nord. Qui, la filiazione viene dalla commedia del 2018 Ti ripresento i tuoi, che raccontava la vicenda di un designer di successo di Parigi che, dopo aver nascosto per anni le sue origini operaie radicate nel nord del paese, viene colpito da un’amnesia che gli permette di riconnettersi con la sua famiglia d’origine, e con le sue stesse radici. Un soggetto che viene praticamente replicato tal quale dal film di Carteni, in cui troviamo un Riccardo Scamarcio che veste i panni di Valentino Valerocco (il cui vero cognome è Tarocco), talentuoso e quotato designer nella Milano post-industriale, che riceve la visita indesiderata della sua colorata famiglia pugliese, di cui aveva sempre nascosto l’esistenza. Un successivo incidente stradale provoca all’uomo un’amnesia che lo riporta ai suoi vent’anni, facendogli dimenticare la sua nuova vita e riconnettendolo così con la sua famiglia. Almeno fin quando la memoria cancellata non tornerà, con tutte le conseguenze del caso.

Tarocco e Valerocco

Quasi orfano, Riccardo Scamarcio e Nunzia Schiano in una scena
Quasi orfano, Riccardo Scamarcio e Nunzia Schiano in una scena del film

La formula di Quasi orfano unisce il motivo delle differenze sociali, valoriali e culturali tra le diverse zone del paese – col loro naturale portato di comicità indotta, e con l’evidenziamento/irrisione degli stereotipi che portano con sé – col vecchio trigger comico dell’amnesia; un elemento, quest’ultimo, che da sempre consente la reinvenzione di un personaggio e/o la sua esplorazione di altri lati di sé, offrendo un potenziale teoricamente ideale per un genere come la commedia. Sotto quest’ultimo aspetto, pur su un personaggio concepito con molte schematizzazioni, bisogna riconoscere a Riccardo Scamarcio un buon lavoro interpretativo e un’efficace duttilità, col passaggio dalla freddezza iniziale (“comica” proprio per l’innaturale asetticità con cui viene interpretata) all’irruenza ruspante della sua versione tornata alle radici; un passaggio che non si traduce solo nell’uso del dialetto, ma che coinvolge un po’ tutti gli aspetti – anche quelli più prettamente fisici – della figura del protagonista.

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La natura tutt’altro che originale dello spunto non inficia l’efficacia comica dei suoi sviluppi, tra gli immancabili equivoci che accompagnano l’emersione del nuovo/vecchio personaggio di Valentino e i momenti di imbarazzo (tanto dei conoscenti della sua versione milanese che di quella proveniente dalla Puglia). Momenti singolarmente ben resi, la cui efficacia è demandata anche all’abilità dei comprimari (tra cui si segnalano l’irruento Antonio Gerardi nel ruolo del fratello del protagonista, e sua madre col volto di Nunzia Schiano).

Stereotipi evidenziati o ribaditi?

Quasi orfano, Riccardo Scamarcio e Bebo Storti in una scena
Quasi orfano, Riccardo Scamarcio e Bebo Storti in una scena del film

I pregi di questo Quasi orfano, tuttavia, non vanno molto oltre l’efficacia del suo spunto di partenza (mutuato dall’originale) e la funzionalità comica di singole sequenze, limitate soprattutto alla parte iniziale dell’amnesia del protagonista. La formula del film di Carteni, sostanzialmente una variazione sul tema del confronto territoriale, appare ormai abbastanza usurata nel 2022, oltre che riproposta dal film in modo discutibile: il teorico tentativo di irridere gli stereotipi finisce spesso per sottolinearli, presentando inoltre personaggi – tra cui il manager col volto di Bebo Storti – talmente caricati nel loro sclerotizzare certe caratteristiche dei tipi umani che rappresentano, da risultare praticamente inconsistenti. In questo senso, molto discutibile risulta anche l’inserimento forzato della tematica LGBTQIA+ nella trama, con l’atteggiamento aperto mostrato dall’ambiente borghese che circonda il protagonista (in cui vengono presentate due donne sposate, oltre a un ragazzino dall’identità di genere non binaria), contrapposto alla ruspante e “genuina” diffidenza, mostrata dalla famiglia del protagonista, verso tutto ciò che non è standard. Quali che fossero le intenzioni degli sceneggiatori, la contrapposizione che ne emerge – e la direzione in cui vengono pilotate le simpatie degli spettatori, verso il rifiuto di un’”inclusione” trattata alla stregua di un capriccio da ricchi – risulta a dir poco discutibile.

Esilità e semplificazioni

Quasi orfano, Antonio Gerardi, Grazia Schiavo, Chiara Di Benedetto e Vittoria Puccini
Quasi orfano, Antonio Gerardi, Grazia Schiavo, Chiara Di Benedetto e Vittoria Puccini in una sequenza

Al di là della scarsa capacità mostrata dal film di Carteni di giocare (in modo funzionale) con gli stereotipi, bisogna dire che Quasi orfano sciupa anche, in gran parte, il buon potenziale della trama, lasciando irrisolti molti dei suoi subplot e accelerando troppo velocemente su altri. In questo senso, il sottotesto romantico della trama – sostanziato principalmente dall’evoluzione e trasformazione del rapporto tra il personaggio di Scamarcio e quello di Vittoria Puccini, rapporto di cui ci viene solo data notizia di una generica “crisi” – risulta pretestuoso e quasi appiccicato nella parte finale del film; una componente innescata peraltro da una trasformazione fin troppo repentina del personaggio della donna, sotto la guida dell’irruenta madre di Valentino interpretata da Nunzia Schiano. La stessa figura del padre del protagonista – che ha il volto di un comunque simpatico Adriano Pappalardo – insieme all’esilissimo subplot che lo coinvolge, sembra funzionale più che altro a preparare il finale in terra pugliese, sulle note dell’immancabile Ricominciamo. Un finale che chiude in modo coerente (nel bene e nel male) una commedia decisamente troppo esile, incapace di reinventare efficacemente il filone di cui fa parte e gravata da troppe semplificazioni; un limite che, laddove il genere voglia farsi rappresentazione – pur in chiave caricaturizzata – di precisi ambienti sociali, risulta purtroppo decisivo.

Quasi orfano, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Quasi orfano
Regia: Umberto Carteni
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 90’
Genere: Commedia
Cast: Adriano Pappalardo, Alioune Badiane, Nicola Bizzarri, Anthony Souter, Francesco di Crescenzo, Antonio Gerardi, Bebo Storti, Ema Stokholma, Grazia Schiavo, Nunzia Schiano, Paolo Sassanelli, Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini
Sceneggiatura: Umberto Carteni, Herbert Simone Paragnani
Fotografia: Gian Filippo Corticelli
Montaggio: Lorenzo Campera
Musiche: Maxi Trusso
Produttore: Marco Poccioni, Marco Valsania
Casa di Produzione: Rodeo Drive
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 06/10/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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