MR. HARRIGAN’S PHONE

MR. HARRIGAN’S PHONE

Tratto dall'omonima novella di Stephen King e quasi del tutto aderente a essa, Mr. Harrigan's Phone non è tanto un racconto del brivido quanto un coming of age adolescenziale, la cui narrazione piuttosto convenzionale e priva di sorprese lo rende un prodotto televisivo medio, adatto a una piacevole prima serata in famiglia.

Cellulari e linee d'ombra

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Il giovane Craig che vive in un paesino di poche anime, e da grande sogna di fare lo sceneggiatore di Hollywood, viene reclutato a leggere i classici della letteratura dal burbero signor Harrigan, un uomo ricco ed eccentrico, con problemi di vista. La loro amicizia si fa sempre più forte e Craig sente che il legame non si è spezzato nemmeno alla morte del vecchio, anzi, ha l’impressione che Harrigan continui a comunicare con lui attraverso l’iPhone che gli aveva regalato.
La pellicola, mai uscita sul grande schermo bensì distribuita da Netflix, ha alle spalle la Blumhouse, nota casa di produzione di horror quali Paranormal Activity, Sinister, La notte del giudizio e Insidious, in associazione con la Ryan Murphy Production, creatrice di celebri serie televisive quali Nip/Tuck e American Horror Story. Inoltre, last but not least, Mr. Harrigan’s Phone annovera tra i produttori lo stesso Stephen King.
Il soggetto del film è tratto da una storia dello scrittore contenuta in Se scorre il sangue, raccolta dal format simile a quello del celebre Stagioni diverse, in quanto racchiude quattro novelle lunghe, o romanzi brevi. Lo stesso mood del racconto riecheggia l’antologia su citata, in quanto si concentra su tematiche cardine della poetica kinghiana quali la linea d’ombra tra infanzia e adolescenza, il bullismo, la crescita, l’elaborazione del lutto, e, ovviamente, l’inquietante malìa dei paesini di provincia americani dai quali, come diceva Palahniuk, “la gente se ne va perché così poi può sognare di tornarci. E il motivo per cui ci resta è per sognare di andarsene”. E la vicenda di Craig è proprio questa, riuscire a emanciparsi dal paesino in cui vive e nello stesso tempo dal dolore per la perdita della madre, con l’obiettivo di poter realizzare se stesso e le sue aspirazioni creative. E di certo l’amicizia con Harrigan, filtrata dalla lettura di classici non casuali tra cui Cuore di tenebra (l’iniziazione alla vita), Delitto e Castigo (l’iniziazione alla sofferenza) e Lady Chatterley (l’iniziazione al sesso) lo aiutano in questo senso, creando nello stesso tempo un legame speciale con l’anziano signore, e uno dei momenti più coinvolgenti del film.
In tutto questo viene da chiedersi: ma l’orrore dove sta?

Se (non) scorre il sangue

Mr. Harrigan's Phone, Jaeden Martell in una sequenza
Mr. Harrigan’s Phone, Jaeden Martell in una sequenza del film

Mr. Harrigan’s Phone non è un horror infatti, tanto quanto non lo è Stand by me – Ricordo di un’estate o Un ragazzo sveglio; siamo infatti dalle parti del coming of age adolescenziale e del racconto psicologico-drammatico con l’innesto di elementi soprannaturali. Il che non sarebbe di per sé un problema: Stephen King può raccontare qualsiasi cosa, anzi, la caratterizzazione dei personaggi è uno dei suoi punti forti, e il fascino di molte sue opere va al di là dell’elemento fantastico e pauroso in sé.
Il punto è che Mr. Harrigan’s Phone tratta diverse tematiche senza approfondirne nessuna.
Il classico stilema di King dell’“orrore del quotidiano”, qui inteso come critica nei confronti della pericolosità della tecnologia, prefigurata dalle parole di Harrigan, si perde nel nulla, così come il rapporto tra Craig e il vecchio, nonostante le ottime premesse, resta a livello superficiale.
Se poi lo svolgimento della vicenda non ci strappa nemmeno qualche brivido, anzi, si rivela privo di climax e sostanziali colpi di scena, l’attenzione langue. In sostanza, ciò che accade in Mr. Harrigan’s Phone è davvero poco, e non riesce a coinvolgere quanto dovrebbe.
È da premettere che tali notazioni si riferiscono sia al film che alla novella da cui è stato tratto, in quanto la pellicola ne è la copia esatta, e la ripercorre in modo didascalico come se ne fosse la sceneggiatura, anche tramite l’abbondante uso della voce off di Craig, che è come se recitasse parti della storia, narrata in prima persona.

Alta fedeltà

Mr. Harrigan's Phone, Jaeden Martell e Cyrus Arnold in una scena
Mr. Harrigan’s Phone, Jaeden Martell e Cyrus Arnold in una scena del film

Senza dubbio si tratta di un’indicazione registica dello stesso Stephen King, il quale ha spesso dichiarato di amare i film che traspongono in modo letterale le sue opere (ricordiamo che, per nulla soddisfatto dallo Shining di Kubrick, ne rigirò una versione che ricalcava pedissequamente il libro). In questo caso, trattandosi di un racconto di un centinaio di pagine e non di un romanzo, il regista statunitense John Lee Hancock (già autore di Saving Mr. Banks, 2013) ha potuto realizzare il sogno dello scrittore di Bangor e riprodurre la storia senza quasi ellissi o modifiche, ma, sarà per eccesso di fedeltà o per mancanza di inventiva personale, lo stile appare piuttosto piatto.
Inoltre, nonostante tale estrema fedeltà, un paio di elementi presenti nel racconto, ovvero la cotta di Craig per l’insegnante e la morte di un personaggio causata da un gioco sessuale troppo estremo, sono stati epurati per l’audience familiare di Netflix, senza tenere conto che l’elemento del sesso adolescenziale è sempre stata una delle cifre stilistiche delle storie kinghiane.
Riguardo al cast, nei panni del giovane protagonista ritroviamo il promettente Jaeden Martell, ancora una volta legato all’universo dello scrittore del Maine dopo aver interpretato in It di Muschietti i panni di Bill Denbrough da ragazzino, ed essere comparso in Cena con delitto – Knives out (2019) di Rian Johnson e in Metal Lords (2022), altro film targato Netflix.
L’attrice inglese Kirby Howell-Baptiste, reduce della serie tv The Sandman nel ruolo di Morte, impersona l’affascinante professoressa, ma il punto forte del film è ovviamente la partecipazione dell’iconico Donald Sutherland nei panni dello scorbutico Mr. Harrigan, la cui ottima performance non può non farci affezionare al suo personaggio.
In conclusione, tra pregi e difetti, Mr. Harrigan’s Phone si configura come un prodotto televisivo medio, adatto a una piacevole prima serata in famiglia, ma decisamente poco indicato per una maratona del brivido la notte di Halloween.

Mr. Harrigan's Phone, la locandina

Scheda

Titolo originale: Mr. Harrigan's Phone
Regia: John Lee Hancock
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 104’
Genere: Horror
Cast: Iván Amaro Bullón, Frank Ridley, Thalia Torio, Joe Tippett, Caitlin Shorey, Bennett Saltzman, Thomas Murphy, Conor William Wright, Ashley Szczerbacki, Michael Alan Collette, Aven Campau, Colin O'Brien, Wayne Pyle, Josie Axelson, Evelyn Twarowski, Daniel Reece, Peggy Scott, Myrna Cabello, Olivia Twarowski, Joseph Paul Kennedy, Cyrus Arnold, Donald Sutherland, Jaeden Martell, Kirby Howell-Baptiste, Dupree Francois Porter, Lauren Yaffe
Sceneggiatura: John Lee Hancock
Fotografia: John Schwartzman
Montaggio: Robert Frazen
Musiche: Javier Navarrete
Produttore: Jason Blum, Carla Hacken, Ryan Murphy
Casa di Produzione: Ryan Murphy Productions, Blumhouse Productions
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 05/10/2022

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Cristiana Astori
Scrittrice, cinefila, bibliofila. Sono laureata in psicologia delle comunicazioni di massa e autrice della Trilogia dei Colori (Tutto quel nero, Tutto quel rosso, Tutto quel blu, 2011-2014) edita dal Giallo Mondadori, a cui è seguito Tutto quel buio (Elliot, 2018); nei quattro romanzi della serie la giovane cinefila Susanna Marino va alla ricerca di misteriosi film realmente scomparsi. Ho inoltre tradotto diversi autori noir tra cui Jeffery Deaver e la saga di Dexter, da cui è stata tratta la serie tv omonima, e nel 1999 ho ricevuto il premio "Adelio Ferrero" per la Critica Cinematografica. Colleziono compulsivamente dvd, libri introvabili e locandine di cinema.

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