GLASS ONION – KNIVES OUT

GLASS ONION – KNIVES OUT

Sequel meno immediatamente accattivante del suo predecessore, con un plot più cerebrale e pensato nell’ottica della continua sorpresa e ridefinizione dei punti di riferimento, Glass Onion - Knives Out resta una commedia thriller di tutto rispetto, percorsa da un elemento satirico, e da uno sguardo sardonico sui suoi personaggi, che ben si amalgamano alla più classica struttura da giallo deduttivo.

Un enigma a più strati

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Era inevitabile che il notevole risultato commerciale e di critica di Cena con delitto – Knives Out, acclamata commedia mistery diretta da Rian Johnson del 2019, desse immediatamente il “la” a uno o più sequel. Ed era inevitabile anche, probabilmente, che i nuovi episodi di quella che si annuncia come una trilogia non riuscissero a replicare in toto la freschezza, e il singolare mix di mistero, suspence, humour e sottile satira sociale, che caratterizzavano l’originale. La valutazione in questione, che ci apprestiamo a spiegare, è limitata ovviamente, per ora, a questo Glass Onion – Knives Out, primo dei due previsti seguiti del film del 2019, acquistati da Netflix con una delle operazioni più dispendiose e spregiudicatte che la storia recente dell’industria cinematografica ricordi; un passaggio su piattaforma che tuttavia, per fortuna, almeno nel caso di questo secondo capitolo ha lasciato spazio a una limitata distribuzione cinematografica, in attesa del lancio in streaming previsto per il prossimo 23 dicembre. Questa nuova avventura del detective Benoît Blanc interpretato da Daniel Craig, affiancato qui da un cast interamente rinnovato (che conta, tra gli altri, i nomi di Edward Norton, Janelle Monáe, Kathryn Hahn e Dave Bautista) si svolge su un isola greca, dove l’eccentrico milionario Miles Bron ha invitato nella sua villa un gruppo di suoi amici, insieme allo stesso Blanc, per il classico “invito a cena con delitto”: ma nella lussuosa dimora dell’uomo, presto, il finto giallo si trasformerà in una vera catena di delitti, che metteranno a dura prova l’ingegno e l’astuzia del detective.

Il nucleo e il suo sviluppo

Glass Onion - Knives Out, Janelle Monáe, Jessica Henwick e Daniel Craig in una scena del film
Glass Onion – Knives Out, Janelle Monáe, Jessica Henwick e Daniel Craig in una scena del film di Rian Johnson

Non è il caso di dilungarsi ulteriormente, sul plot di Glass Onion – Knives Out, che ha proprio nella sua peculiare struttura narrativa – e in una stratificazione del meccanismo di detection che viene ben riassunta dalla “cipolla di vetro” del titolo – il suo pregio principale. Abbiamo aperto questa recensione affermando che questo sequel diretto da Rian Johnson non riesce a replicare del tutto i risultati del suo predecessore; ma questo, a ben vedere, succede innanzitutto perché la portata teorica del primo Knives Out, la sua capacità di riflettere sui meccanismi del giallo classico, irridendone l’artificialità e contemporaneamente ribadendone l’eterna validità, era probabilmente impossibile da riprodurre in un sequel.

Ascolta “Glass Onion, un sequel riuscito da vedere al cinema” su Spreaker.

In questo senso, Glass Onion sceglie di sopperire al deficit derivato dall’”unicità” del suo predecessore in due modi: in primis rendendo ancor più cerebrale l’intreccio, capace di svelarsi progressivamente allo spettatore nei suoi vari strati, muovendosi in più direzioni (anche cronologiche) e invitando sempre a dubitare di ciò che si vede – comprese le azioni compiute dai personaggi e gli stessi omicidi; in secondo luogo, accentuando l’elemento di satira sociale già presente nel suo predecessore, calandosi con tutte le scarpe nella contemporaneità (la vicenda è ambientata nell’estate 2020, in piena pandemia) e offrendo uno spaccato dell’alta borghesia che riproduce e caricaturizza molti tipi umani contemporanei. Laddove il primo Knives Out voleva reinnestare nei tempi moderni le figure topiche del giallo borghese di Agatha Christie, riproducendone a adattandone ironicamente gli stereotipi, questo sequel sembra volersi affrancare (almeno al livello più basico) da quel riferimento, puntando piuttosto a una satira più diretta (e per certi versi più acida) della contemporaneità.

Una struttura rielaborata e riadattata

Glass Onion - Knives Out, Janelle Monáe in una sequenza del film
Glass Onion – Knives Out, Janelle Monáe in una sequenza del film di Rian Johnson

Non si vuole trarre il lettore in inganno, comunque: così come il suo predecessore, Glass Onion – Knives Out paga un debito evidente, e inevitabile, con le storie della Christie e con tutta la tradizione del whodunit letterario, riferimento ideale che viene qui rivestito di una diversa patina, e di un coté visivo che guarda con più decisione al cinema contemporaneo. Fin dalle sequenze iniziali, e dal singolare strumento che il milionario interpretato da Edward Norton utilizza per spedire i suoi inviti (una sorta di matrioska elettronica da aprire con una buona dose d’ingegno) il film parla il linguaggio della contemporaneità: gli stessi, algidi interni della casa di Miles – tra futurismo e art déco – sembrano segnare una cesura abbastanza netta con la dimora (finto) gotica che faceva da teatro al primo film, affettuosa parodia di un intero immaginario. Qui, il sempreverde Cluedo già citato nel primo Knives Out fa solo da riferimento concettuale, peraltro sminuito con fastidio dallo stesso Blanc, convinto che uno schema sicuro e ripetibile non possa, stavolta, portare alla soluzione del mistero. Un mistero in cui di nuovo l’esclusività di una precisa cerchia sociale (nel primo film familiare, qui amicale e lavorativa) viene messa alla berlina, e in cui di nuovo troviamo in primo piano, accanto al detective protagonista, un personaggio outsider (lì era l’infermiera col volto di Ana De Armas, qui l’ex socia estromessa del milionario, interpretata da Janelle Monáe).

Satira mistery

Glass Onion - Knives Out, una sequenza del film
Glass Onion – Knives Out, una sequenza del film di Rian Johnson

Ci si stupisce di nuovo e si ride sardonicamente, in Glass Onion – Knives Out, grazie a una serie di personaggi (dalla gretta fashion designer caduta in disgrazia alla politica con più di uno scheletro nell’armadio, passando per l’influencer “attivista maschile” oscuramente legato all’ospite, e per il riluttante scienziato) tratteggiati con pochi e decisi tocchi, pedine del gioco architettato dalla sceneggiatura capaci tuttavia di raccontare una storia – a suo modo morale – che parla direttamente allo spettatore del 2022. Nella costruzione del film vengono toccati, pur tangenzialmente, i temi dell’inclusione e del politically correct, quelli dell’angoscia derivata dalla pandemia e della riduzione della socialità che abbiamo sperimentato negli ultimi due anni, così come quelli di un’alta borghesia che per la prima volta, nelle sue roccaforti, si è sentita minacciata da un virus inevitabilmente “democratico” nella sua cecità interclassista. Si parla soprattutto di ecologia, tra le maglie della storia, e delle distorsioni potenzialmente catastrofiche che il concetto di sostenibilità – in mano ai detentori del potere economico – può generare. Elementi incastonati in una struttura di genere collaudata, che provocatoriamente utilizza lo scenario più solare e luminoso possibile (quello di un isola sita nel Mar Ionio) per ambientare una storia di morte, tradimenti e delitti che presenta una buona dose di cinismo noir. Cinismo ovviamente celato nel nucleo del giocoso meccanismo del film, probabilmente meno ammaliante di quello del suo predecessore, ma comunque ricco di stile e capace di sorprendere a ogni svolta di trama. L’essenza del genere, a ben vedere.

Glass Onion - Knives Out, la locandina italiana del film
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Scheda

Titolo originale: Glass Onion: A Knives Out Mystery
Regia: Rian Johnson
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 140’
Genere: Commedia, Thriller, Giallo
Cast: Hugh Grant, Yo-Yo Ma, Madelyn Cline, Jackie Hoffman, Serena Williams, Kareem Abdul-Jabbar, Stephen Sondheim, Dallas Roberts, Daniel Craig, Dave Bautista, Edward Norton, Ethan Hawke, Janelle Monáe, Jessica Henwick, Joseph Gordon-Levitt, Kate Hudson, Kathryn Hahn, Leslie Odom Jr., Natasha Lyonne, Noah Segan
Sceneggiatura: Rian Johnson
Fotografia: Steve Yedlin
Montaggio: Bob Ducsay
Musiche: Nathan Johnson
Produttore: Leopold Hughes, Rian Johnson, Ram Bergman, Nikos Karamigios
Casa di Produzione: T-Street, LionsGate
Distribuzione: Netflix, Lucky Red

Data di uscita: 23/11/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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