POKER FACE

POKER FACE

Presentato ad Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma 2022, Poker Face risente della sua travagliata storia produttiva, configurandosi come un prodotto (con ogni probabilità involontariamente) anarchico e privo di centro: tuttavia, questa seconda regia di Russell Crowe fa simpatia, specie per come l’attore/regista è riuscito a conferire al progetto una visibile impronta personale.

Una mano cangiante

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Il ritorno alla regia di Russell Crowe, a otto anni dal suo esordio dietro la macchina da presa con The Water Diviner, si configura probabilmente come uno dei progetti più sghembi e caotici che la storia del cinema recente ricordi. Un progetto, quello di questo Poker Face, in fondo coerente col ruolo decentrato – e, diciamocelo pure, tale da suscitare un’istintiva simpatia – che l’ex star de Il gladiatore ha assunto nella Hollywood contemporanea; un ruolo giocato tra le comparsate (auto)ironiche come quella di un imbolsito Zeus in Thor: Love and Thunder, e i ruoli contenuti e un po’ malinconici in prodotti destinati allo streaming quali Una birra al fronte. Il ritorno alla regia di Crowe, a ben vedere, mostre ben poche ambizioni e un’impenitente anima da b-movie, sia dal punto di vista estetico che concettuale – anche in virtù della sua complessa storia produttiva: un progetto in cui l’attore-regista è entrato in un secondo momento, a poche settimane dall’inizio delle riprese, con un copione praticamente tutto da riscrivere (“la sceneggiatura è un casino”, gli avrebbero detto i produttori), e la spada di Damocle del lockdown che incombeva (si era a inizio 2020). Lockdown che avrebbe comunque interrotto le riprese per ben sette mesi, sommandosi agli effetti devastanti di un’alluvione che praticamente distrusse i set, costringendo la troupe a ricostruirli da capo. Una storia travagliata a cui senz’altro va dato un peso, nella valutazione di questa seconda regia di Crowe.

Pericolosa partita

Poker Face, RZA e Russell Crowe in una scena del film
Poker Face, RZA e Russell Crowe in una scena del film

Il plot di Poker Face, su cui sveleremo il meno possibile, è incentrato sul personaggio di Jake (interpretato dallo stesso regista), milionario, giocatore d’azzardo professionista e collezionista d’arte, che invita i suoi amici d’infanzia nella sua casa di Miami per una partita di poker molto speciale. La posta è altissima, i motivi (che non sveleremo) hanno a che fare con la fase della vita in cui l’uomo è arrivato, oltre che col particolare rapporto che lo lega agli altri partecipanti al gioco.

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La partita, nella lussuosa villa di Jake, viene tuttavia interrotta dall’irruzione di un gruppo di malviventi, decisi ad appropriarsi dell’inestimabile patrimonio d’arte posseduto dall’uomo; un’irruzione a cui segue, poco dopo, quella della moglie e della figlia dello stesso Jake, appena venute a conoscenza di un segreto che l’uomo aveva finora tenuto loro nascosto.

Anarchica incoerenza

Poker Face, Liam Hemsworth in una scena del film
Poker Face, Liam Hemsworth in una scena del film di Russell Crowe

Non è (propriamente) il poker il tema centrale del film di Crowe, che tuttavia adocchia a più riprese la malizia e la necessaria capacità di dissimulare, e celare, proprie di ogni buon giocatore; oltre al mix di audacia e calcolo richiesti, da sempre, per una mano vincente. Caratteristiche (dal forte portato metaforico) che la sceneggiatura ci descrive come appartenenti al personaggio di Jake – in primis attraverso un efficace flashback – a introdurre la figura malinconica e un po’ crepuscolare dell’uomo nel suo presente. Si avverte in modo abbastanza netto, invero, lo stacco tra l’atmosfera elegiaca e adolescenziale del prologo – con le corse in bicicletta e il tuffo finale che rimandano persino al kinghiano It – e il successivo sviluppo della storia, a sua volta cangiante e soggetto a frequenti modificazioni di registro. Cambi che di fatto, in modo anarchico e probabilmente non preordinato, rappresentano un po’ la “cifra” stilistica di tutto Poker Face: un lavoro che diventa di volta in volta malinconico racconto sull’amicizia, film psichedelico, dramma familiare, action movie e riflessione sul tempo, sulla dipartita e sul concetto di eredità. Proprio quest’ultima componente, per sua esplicita ammissione, è quella che Crowe ha tentato di rendere preponderante quando ha preso le redini del progetto: un progetto che comunque, nato come un action movie e poi trasformatosi in altro, soffre della schizofrenia di tono portata dai vari rimaneggiamenti della sceneggiatura, in una compresenza di registri inevitabilmente poco amalgamati.

Sprazzi di ricerca personale

Poker Face, Russell Crowe in un momento
Poker Face, Russell Crowe in un momento del film

È forte, durante e dopo la visione, la tentazione di liquidare Poker Face come un pasticcio mal riuscito, un amalgama di generi e atmosfere privo di coerenza e direzione, vittima inevitabile delle sue vicissitudini produttive. Proprio la conoscenza di tali vicissitudini, tuttavia, finisce per valorizzare e rendere ancor più palese l’impronta che Russell Crowe ha voluto dare alla storia, nel segno di un melò sui generis che gira tutto intorno al personaggio da lui (efficacemente) interpretato. Proprio la disarmante sincerità della prova dell’attore/regista – tutta basata su un registro naif, talmente smaccato nella sua portata emotiva da emergere in tutta la sua autenticità – finisce per rappresentare un valore aggiunto per un film destinato in partenza al fallimento, costellato di parentesi kitsch, situazioni improbabili, e dialoghi a tratti risibili. La metafora del poker – così come le sue ricadute sull’esistenza di un loser di successo – poteva essere sfruttata ancor meglio, così come poteva senz’altro trovare più spazio la componente (appena accennata) da melò familiare, complementare a quella dell’amicizia. Considerazioni, queste, che vanno evidentemente ad adocchiare un “altro” Poker Face, quello che il film sarebbe potuto essere se Crowe avesse avuto più tempo per renderlo davvero suo: così, questo suo secondo lavoro dietro la macchina da presa resta un divertissement sfacciato e caotico, un b-movie che nella sua ora e mezza scarsa di durata mostra comunque sprazzi di una ricerca personale sul racconto per immagini (e forse persino di una poetica). Sprazzi che auspichiamo di rivedere, in un futuro prossimo, in un prodotto più coerente e compiuto.

Poker Face, la locandina del film
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Scheda

Regia: Russell Crowe
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 87’
Genere: Drammatico, Azione, Thriller
Cast: Oscar Mitchell, Addam Bramich, Steve Bastoni, Daniel MacPherson, Dan Matteucci, Zack Grech, Lynn Gilmartin, Jemima Quinn, Paul Tassone, Benedict Hardie, Elsa Pataky, Jacqueline McKenzie, K Callan, Liam Hemsworth, Matt Nable, Molly Grace, Russell Crowe, RZA
Sceneggiatura: Russell Crowe, Stephen M. Coates
Fotografia: Aaron McLisky
Musiche: Matteo Zingales, Antony Partos
Produttore: Keith Rodger, Kelly Hamilton, Ryan Hamilton, Mark B. David, Megan Wynn, Jeanette Volturno, Gary Hamilton, Jason Clark, Ying Ye, Addam Bramich, Matt Williams
Casa di Produzione: Sky, Rebellion Studios, Catchlight Studios, Alceon Entertainment Partners, Future Artists Entertainment, Hamilton Entertainment, JBH Entertainment, MEP Capital, Arclight Films, Scarlett Pictures
Distribuzione: Vertice 360

Data di uscita: 24/11/2022

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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