HIGWAYMEN – L’ULTIMA IMBOSCATA

HIGWAYMEN – L’ULTIMA IMBOSCATA
di John Lee Hancock


Con Highwaymen - L'ultima imboscata, John Lee Hancock rovescia l'ottica con cui il cinema ha finora trattato la vicenda di Bonnie e Clyde. In primo piano, infatti, ci sono i due rangers che cacciarono e infine eliminarono la coppia, in un period drama apprezzabile seppur timido registicamente. Su Netflix.

Il crepuscolo dei rangers

Sembra amare molto la cifra del period drama, John Lee Hancock. Dopo gli anni ‘60 di Saving Mr. Banks, teatro del tormentato accordo tra Walt Disney e la “mamma” di Mary Poppins, Pamela Lyndon Travers, e i ‘50 che fecero da sfondo all’ascesa dell’emblema-MacDonald in The Founder, il regista americano si immerge nel periodo post-Depressione, scosso dalle gesta della coppia criminale composta da Bonnie Parker e Clyde Barrow. Figure emblematiche e rese romantiche dallo spirito dei tempi – ma anche, in certo qual modo, dal DNA anarchico della nazione americana – Bonnie e Clyde sono stati più volte oggetto di ricostruzione cinematografica: tra le loro incarnazioni, è inevitabile citare quella del 1967 ad opera di Arthur Penn, quel Gangster Story che diede origine al movimento della New Hollywood. Ed è da un punto di vista praticamente opposto, ma in un certo senso complementare, che muove questo Highwaymen – L’ultima imboscata: l’ottica, il punto di vista e le azioni messe in primo piano sono, stavolta, quelli dei due uomini che diedero la caccia, e infine eliminarono, la coppia, gli anziani Texas Rangers Frank Hamer e Maney Gault. Due personaggi che hanno qui i volti altrettanto stagionati, rosi dagli anni e dai fantasmi personali, di Kevin Costner e Woody Harrelson.

Ha un certo coraggio, questa produzione Netflix, nel fare la scelta radicale di non mostrare quasi mai la coppia criminale in azione: i volti dei due sono quasi sempre nascosti o inquadrati in brevi stacchi, le loro sanguinose imprese ritratte in campi lunghi o lunghissimi. Solo il dopo delle loro azioni è, il più delle volte, ricostruito con dovizia di particolari, messo direttamente sullo schermo ad annullare il supposto carattere romantico del loro agire: il film di Hancock vuole essere (dichiaratamente) opera morale e in un certo senso conservatrice, atta a ricostruire la figura storica della coppia attraverso l’ottica borghese e legalista delle istituzioni dell’epoca. Un’ottica di cui il film non manca di mostrare l’impopolarità, nel contesto affamato, depredato e stremato dalla crisi della provincia americana degli anni ‘30: mettendo in ginocchio larghi strati della popolazione, le istituzioni hanno in certo qual modo “costruito” il mito di Bonnie e Clyde, moderna coppia di Robin Hood loro malgrado. La “disumanizzazione” (voluta) del duo, espressa soprattutto dal duro ranger interpretato da Costner, va di pari passo con l’astrazione e la mediatizzazione della loro figura presso la popolazione, la loro riduzione a icone – con un debole legame con la loro reale figura – mentre sono ancora in vita. Un distacco dalla realtà storica che odora già di “santificazione”, cioè di morte.

Procede lenta, la narrazione di Highwaymen – L’ultima imboscata, dosando con attenzione le scene d’azione (tra queste ultime, va ricordato un pregevole, ancorché breve, inseguimento nella sabbia del deserto texano) e soffermandosi soprattutto sulla costruzione degli speculari caratteri dei due cacciatori: determinato e duro, segnato dal peso delle discutibili azioni compiute, ma deciso a porre fine a ciò che la sua morale percepisce come il male, quello del Frank Hamer di Costner; riflessivo e malinconico, legato alla rincorsa di una tranquillità borghese che la sua amicizia con Hamer (ma anche il suo essersi votato, tanti anni prima, all’attività di giustiziere per la legge) gli impedisce di raggiungere, quello del Maney Gault interpretato da Harrelson. Poco spazio viene dato – ed è quasi inevitabile – ai comprimari (tra cui spicca un giovane e sprovveduto ex compagno di scuola di Bonnie Parker); mentre in controluce si coglie la dialettica tra una modernità che avanza, e che parla della fine dell’epopea del vecchio West e dei pistoleri, con un nuovo rapporto tra individui e istituzioni, e la presenza ingombrante, fuori posto ma innegabilmente pesante, di due reduci che sono chiamati a fare il loro (sporco) lavoro un’ultima volta. Una dialettica che la governatrice col volto di Kathy Bates, nell’ipocrisia del finto progressismo che anima le sue decisioni, incarna perfettamente.

Interessante nell’approccio al tema, e piacevolmente classico nella sua messa in scena, Highwaymen – L’ultima imboscata trova il suo principale limite in una regia un po’ timida, che non preme il pedale del melò laddove sarebbe stato forse necessario, preferendogli un comodo – ma anche un po’ anonimo – didascalismo. Stretto tra le necessità dell’esplorazione psicologica, e quelle di una ricostruzione storica che appare un po’ ingessata, il regista dimentica a tratti l’esigenza di un racconto che sia anche dinamico: specie nel narrare una storia che resta comunque (da qualsiasi parte, o ottica, la si voglia guardare) ammantata in nuce di epica. Fa eccezione comunque, ed è un altro punto segnato dal film a suo favore, un finale visivamente pregevole, che finalmente svela i volti dei due oggetti della caccia, un attimo prima che i loro corpi subiscano infine il martirio: volti, innegabilmente, (troppo) umani.

Titolo originale: The Highwaymen
Regia: John Lee Hancock
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 132’
Genere: Drammatico, Noir
Cast: David Furr, Dean Denton, John Carroll Lynch, Kathy Bates, Kevin Costner, Kim Dickens, Thomas Mann, W. Earl Brown, William Sadler, Woody Harrelson
Sceneggiatura: John Fusco
Fotografia: John Schwartzman
Montaggio: Robert Frazen
Musiche: Thomas Newman
Produttore: Casey Silver, John Lee Hancock, Kevin Costner, Matthew Reynolds, Michael J. Malone, Rod Lake, Woody Harrelson
Casa di Produzione: Casey Silver Productions, Media Rights Capital (MRC), Universal Pictures
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 10/03/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *