THE MIDNIGHT SKY

THE MIDNIGHT SKY
di George Clooney


The Midnight Sky, dal 23 dicembre su Netflix, vede George Clooney, nella doppia veste di regista/protagonista, dedicarsi all’esplorazione della fantascienza d’autore. Cronaca di un disastro annunciato e dell’imprevisto legame tra uno scienziato disilluso, una bambina e una nave spaziale che punta verso un nuovo inizio per l’umanità. Manca però la chiave che armonizzi l’azione, l’idea e il sentimento. Un’opera che è molti film allo stesso tempo, nessuno dei quali particolarmente esaltante.

La fine è l'inizio

Con The Midnight Sky George Clooney (anche protagonista) firma la sua settima regia per il cinema. Fantascienza d’autore dal 23 dicembre su Netflix; genere + contenuto (intellettuale, morale, estetico), in estrema sintesi la formula è questa. L’ovvia spettacolarità degli scenari intergalattici accompagna la riflessione sul rapporto tra l’uomo e la realtà, fisica e emotiva, che lo circonda.

Fin qui tutto bene. Va detto, non c’è nulla di particolarmente innovativo e spiazzante nel confronto con il tipo di sci-fi pensato e girato in questi ultimi due o tre decenni. Non è un problema, perché neanche per mezzo secondo il film che pure ha le sue ambizioni (spesso disattese purtroppo), osa volare tanto alto. Adattamento del romanzo del 2016 di Lily Brooks-Dalton La distanza tra le stelle, The Midnight Sky abbonda di atmosfere e riferimenti elegantemente “presi in prestito” dal passato più o meno recente, mancando di quell’audacia birichina che è sempre necessaria quando si vuole affrontare una materia qualsiasi per rielaborarla producendo, se non un contenuto davvero originale, almeno qualcosa di solido. Il film traballa, molte anime mal conciliate.

George Clooney è Augustine Lofthouse, scienziato di fama incapace di far fronte alle complessità tipiche della vita di un adulto standard. Il rapporto con la compagna Sophie Rundle è in questo senso emblematico. Esplora le profondità dello spazio alla ricerca di una possibilità di vita abitabile per scampare all’inevitabile declino della Terra agonizzante.

Il presente del film è un fosco 2049 (!), la vita in superficie è ormai una possibilità impraticabile per via di un cataclisma che The Midnight Sky, deliberatamente, non chiarisce. Certo l’uomo ha le sue colpe. I pochi superstiti tentano la via dei rifugi sotterranei, il classico tentativo della disperazione più nera poco efficace a intuito. Clooney rifiuta di abbandonare la sua postazione artica pur sapendo che l’aria del Polo resterà respirabile ancora per poco. Gravemente malato, non fa più molta differenza il dove e il quando. Resta una sola cosa da fare.

Con l’ausilio improbabile di una silenziosa bambina, l’esordiente e brava Caoilinn Springall, sfuggita non si sa come all’evacuazione, bisogna mettersi in contatto con l’unica nave spaziale che ignara della tragedia veleggia spedita verso la Terra. E convincerla a invertire la rotta e a tornarsene verso l’oggetto della missione, il pianeta K-23 candidato più che credibile a ospitare la nuova umanità. Comandano la missione David Oyelowo e Felicity Jones, imprigionati in movimenti e pensieri un po’ stereotipati.

Tra i molti “già visto” e “già sentito” del film vale la pena di sottolineare l’influenza che il cinema di Alfonso Cuarón esercita sul racconto, tanto a livello strutturale quanto sul piano delle idee. Due titoli si impongono con evidenza. Gravity, epica spaziale di successo del 2013 con Clooney spalla extra-lusso della protagonista Sandra Bullock. Lo spazio profondo come specchio del travaglio e delle promesse di rinascita dell’anima umana nella lotta per l’esistenza; The Midnight Sky lo cita esplicitamente nella sequenza più riuscita, una parentesi di azione pura splendidamente fotografata dal bravo Martin Ruhe. In misura anche maggiore spicca il richiamo a I figli degli uomini, l’affresco umanista e dolente del lontanissimo 2006. Il grande tema riflesso nei volti e nelle scelte di persone qualunque, la promessa di rinascita al fondo dell’apocalisse, l’armonia tra pensiero e azione. Influenze nobili che non si traducono in esecuzione limpida.

The Midnight Sky parla di fiducia e della possibilità di un contatto al netto di distanze (fisiche, spirituali e temporali) vastissime, suggerisce un rapporto più lucido con la natura. Nella fine di una stagione, la promessa di una rinascita con tutte le incognite del caso. Il film tenta di intrecciare due anime con poco profitto. L’idea universale di morte e ripartenza è curiosamente fuori fuoco, la stessa scelta di non definire fino in fondo cosa sia capitato alla Terra è discutibile sul piano dei contenuti, pure un ottimo escamotage narrativo. La cronaca umana, la convergenza che il film disegna come inevitabile tra i due scenari, uno terrestre e l’altro spaziale, si muove con prevedibilità meccanica. Intuiamo cosa succederà, come e quando. Ma la gestione dei tempi non è perfetta e l’emozione fatica a sbocciare.

Un modo di intendere il cinema e la vita che avrebbe meritato tempi migliori e magari un passaggio ben strutturato sul grande schermo (facile a dirsi), The Midnight Sky restituisce solo l’ombra del film che avrebbe potuto essere. Nella suggestione dei suoi scenari, nell’emozione traballante, nelle idee non calibrate a dovere un bilancio confuso e, purtroppo, non del tutto soddisfacente.

The Midnight Sky poster locandina

Titolo originale: The Midnight Sky
Regia: George Clooney
Paese/anno: Stati Uniti / 2020
Durata: 122’
Genere: Drammatico, Fantascienza
Cast: Atli Oskar Fjalarsson, Caoilinn Springall, David Oyelowo, Demián Bichir, Edan Hayhurst, Ethan Peck, Eysis Clacken, Felicity Jones, George Clooney, Hanna María Karlsdóttir, Jamie Schneider, Kishore Bhatt, Kyle Chandler, Lilja Nótt Þórarinsdóttir, Miriam Shor, Sam Bond, Sophie Rundle, Tia Bannon, Tiffany Boone, Tim Russ
Sceneggiatura: Mark L. Smith
Fotografia: Martin Ruhe
Montaggio: Stephen Mirrione
Musiche: Alexandre Desplat
Produttore: Bard Dorros, Cliff Roberts, George Clooney, Grant Heslov, Keith Redmon
Casa di Produzione: Anonymous Content, Netflix, Smokehouse Pictures, Syndicate Entertainment, Truenorth Productions
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 23/12/2020

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Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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